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UNA PERDENTE DI SUCCESSO NELLA SQUADRA DEL SINDACO

InSenza categoria su 16 luglio 2011 a 19:41

È rimasta senza poltrona solo per pochi giorni, Rosella Sensi. Lo scorso 28 Giugno aveva rassegnato le dimissioni da Presidente dell’AS Roma. Solo 17 giorni dopo entra a far parte della squadra di Alemanno con delega allo Sporte alla promozione della città. [...]

Chissà se il sindaco Alemanno sia stato conquistato dalla capacità manageriali della Sensi quando questa presentò alla stampa in pompa magna il progetto dello «Stadio Franco Sensi», impianto che aveva le stesse probabilità di essere costruito del Ponte di Messina e che infatti è rimasto solo un plastico. Dettagli. Come quello di aver portato Italpetroli alla dismissione e il suo asset più importante, l’AS Roma, vicina al fallimento.

[...] L’unico che a suo tempo non sembrava essersene accorto era Walter Veltroni , che nel 2008 propose alla Sensi la candidatura nelle file del Partito Democratico, idealmente accanto a Calearo. Ma che cosa ha fatto Rosella Sensi fino ad oggi per meritarsi tanta fortuna? Forse quello di aver tenuto in linea di galleggiamento la Grande Roma ereditata dal padre Franco, al prezzo di piroette che hanno portato la società giallorossa a spalleggiare i nemici di sempre? Ma in cambio di cosa? Briciole. In sette anni ai vertici della società, l’AS Roma non ha vinto quasi nulla facendo da sparring partner all’Inter nell’era post calciopoli. Più successo ne ha avuto nel resistere alla tentazione di far diventare il club di Totti come il Chelsea di Abramovic quando nel 2008 ha deciso di rifiutare l’offerta della Inner Circe Sport supportata dal magnate Soros. Anche in questo caso la Sensi ha sfoderato una strategia comunicativa cara al centrodestra in bilico tra negazione («Soros non esiste», il mantra di guru radiofonici vicini alla Sensi poi sbugiardati da Jim Pallotta, socio forte della cordata DiBenedetto), disinformazione e maldicenze (memorabile in tal senso la lettera aperta ai tifosi di Pippo Marra in cui si rispolverano termini antiebraici come «occhiuta rapina»).

Ci si chiede come possa occuparsi della promozione della Capitale nel mondo chi fino a pochi mesi fa aveva, tramite l’AS Roma, un sito internet neanche tradotto in inglese, lingua non troppo conosciuta dal neo assessore. Certo non saranno tutti teneri come Fiorentino Perez. Il patron del Real Madrid si è sperticato di elogi per Rosella: «A te va tutto il mio affetto. Il Real Madrid ed io ti saremo sempre amici». Tanta benevolenza si spiega solo col rimpianto per un interlocutore cui sbolognare a caro prezzo pacchi calcistici come Cicinho e Julio Baptista.

Di Rosella parla bene anche Galliani, vero burattinaio della Lega Calcio, che nonostante tutto non è riuscito a far digerire ai colleghi la candidatura della figlia dell’ex nemico Franco al vertice della Lega al posto del dimissionario Beretta. [...]

Dal nuovo management di Trigoria filtra una certa preoccupazione all’idea di avere ancora a che fare con lei, magari trovandosela dall’altra parte della barricata, in una paradossale riunione operativa sul nuovo stadio (uno vero stavolta e non in scala). Chissà se Alemanno avrà fatto un calcolo di immagine nel coinvolgerla nella sua giunta. Se contava sui tifosi giallorossi, l’hanno informato male.

(sabato 16 luglio 2011 – fonte IlManifesto)

LAZIALEIDE, SEGRETI E BUGIE SINCE 1900

Ingenerico sport su 7 maggio 2011 a 13:08

(Tiziano Riccardi) – “Guarda che anche un nome ha il suo destino…”. Forse in questa frase di Angelo Infanti, alias Manuel Fantoni (dal film Borotalco di Carlo Verdone), c’è il destino di due squadre di calcio: As Roma 1927 e Ss Lazio 1900. Inutile tirare in ballo i ventisette anni a vantaggio dei secondi. Nascere prima non significa essere migliori di un altro venuto dopo, soprattutto se hai avuto la possibilità di chiamarti “Roma” e invece hai preferito “Lazio”. Berardino Capocchiano, per esempio, è di undici anni più vecchio di Francesco Totti, ma l’impronta lasciata dai due attaccanti nella storia del calcio è decisamente diversa. E ci fermiamo qui, per evitare querele dal numero dieci della Roma. Andate su Google, cliccate “As Roma”, otterrete 15.900.000 risultati. Scrivete, invece, “Ss Lazio”, le pagine da visitare saranno 1.970.000 risultati. Sostanziali differenze. Come nella storia dei campionati delle due società: confrontando i distacchi in classifica tra le due dal 1929 al 2010 (esclusa la stagione in corso e le undici di serie B note all’almanacco laziale) emerge una voragine di 417 punti a favore di quelli nati dopo. Per non parlare delle vittorie conseguite: la Roma, con ventisette anni in meno, ha un palmares migliore. Il primo scudetto romanista, peraltro, è arrivato circa trent’anni prima dei rivali: 1942. La Coppa dei Campioni, quella di una volta, non ha visto mai la partecipazione dei ragazzi “since 1900″. Dopo lo scudetto del ’74, infatti, furono esclusi dalla competizione per intemperanze durante una gara europea dell’anno precedente.La Coppa delle Coppe, vinta dalla Lazio di Eriksson nel ’99, fu tolta l’anno successivo.

COLORI E POPOLARITA’ – I colori sociali: giallo ocra e rosso pompeiano quelli della Roma. Bianco e blu o bianco e celeste o bianco e azzurro quelli della Lazio. Anche in questo caso, si consiglia al club di Lotito di trovare una formula definitiva. Della notorietà all’estero, nemmeno a parlarne. In uno degli ultimi lavori di Julia Roberts, “Mangia, prega e ama“, il regista del film (Ryan Murphy) ha rivisto e corretto la traccia originale della storia: il film racconta la storia vera della scrittrice Elizabeth Gilbert che, nella capitale, incontra tale Luca Spaghetti, un accanito tifoso di calcio. Solo che nella realtà, e nel libro, lui è laziale. Sul set, invece, diventa un accanito sostenitore giallorosso. Una scelta logica, per rendere la pellicola popolare e fruibile in tutto il pianeta. Al cinema, tra l’altro, il tifoso laziale viene sempre dipinto come un burino, dall’accento ciociaro. Il caso di Don Buro (interpretato da Christian De Sica, “Vacanze in America“) è un esempio fulgido, ma nemmeno l’unico. Il figlio di Thomas DiBenedetto, Thomas DiBenedetto junior, ha di recente dichiarato: “Prima che mio padre si interessasse alla Roma, non avevo mai sentito parlare della Lazio“. Spesso quando la formazione bianco e blu, bianco e celeste o bianco e blu va a giocare in giro per l’Europa, si ricorre al nome “Roma” tra parentesi per specificarne la provenienza.

TASK FORCE – I cosiddetti tifosi vip, la maggior parte romanisti, gli altri si contano facilmente: Enrico Montesano, Pino Insegno, Dario Argento, Daniela Fini, Francesco Rutelli e del professor Severino Antinori, il mago della fecondazione, che pochi giorni fa ha dichiarato: “Ho sempre difeso diritti costituzionali e legalità – le parole di Antinori, dopo Lazio-Juventus – Proprio per questo da azionista, seppure piccolo, della Lazio mi batterò con una denuncia circostanziata per non togliere agli sportivi il sogno dell’onestà. È evidente che nel campionato di serie A c’è una truffa in atto, una vera e propria frode sportiva ben architettata”. Occhio, la task force è già entrata in azione. A proposito delle ultime polemiche sui calci di rigore, andiamo a vedere un po’ di dati storici riguardanti proprio le punizioni dagli undici metri: la Roma – su 77 campionati in A, dal 1929 al 2010 – ha avuto 386 rigori a favore. La Lazio – su 67 stagioni in A, causa 11 anni in B, dal 1929 al 2010 – ha avuto 330 rigori. La statistica ancor più interessante – prendendo in esame sempre i tornei di A dal 1929 al 2010 – è un’altra: alla Roma sono stati fischiati contro più penalty di quelli della Lazio, 318 contro 317. E se qualcuno obietterà sul numero di rigori assegnati ai giallorossi in questa stagione (13 su 35 gare), si può tranquillamente rispondere così: nel ’95-’96 la Lazio di Zeman beneficiò di 14 concessioni in 34 incontri. Se vogliamo dirle tutte, infine, loro sono entrati in tutti gli scandali del pallone nostrano: dal calcioscommesse a calciopoli, passando per la vicenda dei “passaporti falsi”, per la quale fu tirata in ballo anche la Roma (successivamente, Franco Sensi, Cafu e Bartelt furono assolti).

FENOMENO TOTTI – Conclusione su Francesco Totti, “un fenomeno solo all’interno del Grande Raccordo Anulare“, secondo la vox populi laziale. Senza menzionare i riconoscimenti nazionali, internazionali, gol fatti, presenze, atteniamoci all’Almanacco Panini, la “bibbia” del calcio: il capitano della Roma è in assoluto il calciatore più presente sulle copertine di questo straordinario libro, che racconta i numeri e la storia del nostro campionato dal 1939: ben sette volte. Nessuno come lui. Della Lazio, invece, troviamo solo Beppe Sigori nel ’95 ed Hernanes quest’anno. “Guarda che anche un nome ha il suo destino…“. E’ proprio vero.

(6 maggio 2011 – fonte LaRoma24.it)

BENVENUTI AMERICANI, ECCOVI I BUFFI LASCIATI DAI SENSI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 20 aprile 2011 a 11:40

In una città che vive e si abbevera di chiacchiere, la vendita della “As Roma” e il tramonto della famiglia Sensi offrono da mesi uno spettacolo variopinto. Che molto dice sullo stato dell’industria del pallone e sul rumoroso circo che le si muove attorno («papponi», ebbe a definirli Daniele De Rossi qualche tempo fa) e che, naturalmente, gira alla larga da un paio di domande chiave. Insieme a un marchio dalle straordinarie potenzialità, a una storia e a una passione cieca nella sua fede,cosa si sono comprati Thomas DiBenedetto, James Pallotta, Richard D’Amore e Michael Ruane?

Cosa c’è, davvero, nella pancia della “As Roma”? Si strepita sul prezzo di vendita («basso», disquisiscono alcuni), si lamenta un danno ai piccoli azionisti (che solo oggi scoprono di aver scommesso in borsa su una società tecnicamente fallita). Si confonde la futura linea di finanziamento operativa assicurata dal venditore Unicredit ai compratori con un’operazione di leverage (l’acquisto a debito, da caricare sui bilanci di ciò che si acquista) che non c’è stata. Si arriccia il naso sulla consistenza patrimoniale degli acquirenti americani che hanno evidentemente la colpa, nel Paese del capitalismo senza capitali, di aver tirato fuori una settantina di milioni di euro di tasca propria tra acquisto del 67 per cento delle azioni e immediato aumento di capitale per far fronte a perdite di 36 milioni di euro.

Qualcuno – e vale la pena ricordarlo non per ragioni di campanile – è arrivato a sfidarli neanche fossero dei bari, come Claudio Lotito, presidente di una società, la “Ss Lazio”, impiombata da un debito con il Fisco che, nel 2005, ammontava a 140 milioni di euro e che «ragioni di ordine pubblico» consigliarono di rateizzare in 23 comodi anni. Dunque? Se si ha la pazienza di leggere le centinaia di pagine e allegati del “Legal due diligence report” redatto dall’advisor dei venditori di “As Roma” il 23 novembre del 2010, si comprendono le ragioni di una trattativa lunga e complicata. Si scopre di quale sostanza è fatto il Colosseo che, consapevoli del rischio, gli americani hanno comprato. Quale Paese dei Balocchi e fabbrica di “buffi”, come a Roma si definisce il “pagherò”, sia stata Trigoria in questi anni. E lo sforzo titanico che sarà necessario per rimetterla al mondo e alle regole del mercato.

Conviene insomma sapere, tanto per dirne una, che su “As Roma” grava un contenzioso giudiziario (tra cause intentate, ingiunzioni di pagamento, azioni annunciate) tra i 50 e i 60 milioni di euro, più o meno l’importo di una buona campagna acquisti. Che tra chi bussa ancora a quattrini ai cancelli di Trigoria si avvistano ex giocatori come Gabriel Batistuta (chiede 9 milioni), Gustavo Bartelt (9 milioni anche lui), Ivan Helguera (un tribunale di Albacete, Spagna, gli ha già riconosciuto un indennizzo di 185 mila euro), Mauro Esposito (475 mila euro), Sebastiano Siviglia (pretende la differenza di salario che ancora deve ricevere a distanza di dieci anni). Ma conviene anche sapere che la lista di chi non è stato mai pagato, se lo è stato, solo in parte, è lunga come la fila ai tornelli della Curva Sud. Un’umanità varia di cui la due diligence dà conto solo «per le cause di valore superiore ai 100 mila euro» – e in cui capita di trovare un fior di professionista come l’avvocato Filippo Lubrano, già presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati cda della società, in causa, a Milano, per 2,5 milioni di euro. O l’ex medico sociale e oggi consigliere regionale Mario Brozzi (che chiede al giudice del lavoro che il suo vecchio contratto a tempo determinato sia trasformato in impiego a tempo pieno).

E, ancora, la società di marketing “Dls” (2 milioni e mezzo), la casa di cura “Villa Stuart”, dove i calciatori della Roma, evidentemente si sono curati “a uffa”, come si direbbe da queste parti, visto che le fatture non saldate sfiorano 1 milione e 300 mila euro. Del resto, appena il 18 ottobre scorso, i sindacati avevano recapitato alla società una lettera di messa in mora in cui si denunciavano «i ritardi, senza alcun preavviso, nel pagamento degli stipendi; il mancato rispetto della definizione dei piani ferie e del loro godimento; l’uso frequente di lavoro straordinario; il mancato rispetto delle norme sulla privacy; il mancato rispetto degli accordi sui bonus». Insomma, una pratica avventurosa nei rapporti di lavoro. Un po’ come avvenuto con i 402 contratti a tempo determinato firmati dalla società negli ultimi 5 anni (189 con pensionati), buoni evidentemente per retribuire un indotto di professionisti spesso dallo oscuro mandato.

Come nel caso del geometra Coricelli, saldato con 70 mila euro lordi annui, per adempiere, si legge nel suo contratto, a mansioni che neppure un asso dell’enigmistica sarebbe in grado di decrittare: «Attività di conduzione, avanzamento, finalizzazione di parti progettuali e avvio delle operazioni di cantiere la costruzione delle opere previste nell’ambito delle specifiche dei tempi e costi, determinati di volta in volta dai progetti». «I Sensi sono stati una famiglia generosa», si sente ripetere.  Andrebbe aggiunto, con i soldi di una banca, “Unicredit”, e con il piglio di quei padri che ipotecano la casaper comprarsi la macchina. I numeri, del resto, danno ragione all’adagio, se si pensa che a Bruno Conti (stipendio lordo annuo di 500 mila euro), l’As Roma, che fatica a pagare gli stipendi, concede un prestito in scadenza nel 2012 di oltre 200 mila euro (a oggi restituito per la metà). Che a Trigoria sono 7 le auto a disposizione della dirigenza, che nessuno ha mai trovato il tempo neppure di occuparsi dei contratti da 15 mila euro al mese dei giardinieri dei campi diallenamento, scaduti e apparentemente tacitamente rinnovati. Cari americani, benvenuti al Colosseo.

(20 aprile 2011 – fonte LaRepubblica – C.Bonini)

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