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ANGELINI-CALTAGIRONE: INCONTRO PER LA ROMA

Invendita società as roma su 31 agosto 2009 a 19:28

AngeliniUn incontro, informale, per parlare. Anche della Roma. Francesco Angelini e Francesco Gaetano Caltagirone (vestito in modo elegante ma estivo, con camicia e giacca chiara, pantaloni di lino e mocassino, senza calzini) si sarebbero visti oggi, intorno alle 16.30, al Tennis Club Parioli. Un confronto tra imprenditori romani per intavolare un discorso sul possibile passaggio di mano della As Roma. Angelini, lo ha rivelato in due interviste al Corriere dello Sport, sogna da tempo di poter acquisire il club di Trigoria. Caltagirone, editore del Messaggero e noto costruttore, potrebbe essere interessato alla realizzazione dello stadio di proprietà della Roma. I due si sarebbero visti in presenza dell’avvocato di Angelini e ― sembrerebbe ― di una figura di spicco di Unicredit, all’interno della Club House del circolo sportivo. In tanti, all’interno del Parioli, hanno smesso di giocare a tennis e si sono diretti a caccia di notizie presso la reception antistante la sala della riunione, situata al primo piano, in una zona molto tranquilla. Si tratterebbe del terzo incontro tra le due parti, che nei due incontri di luglio (uno tra loro, uno in compagnia di alcuni esponenti del Sindaco) si sarebbero dati appuntamento per oggi. Tra giovedì e venerdì potrebbe essere fatta pervenire ad Unicredit una proposta per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza per una cifra complessiva (Opa compresa) di 240 milioni di euro, che sarebbero così divisi: 140 di Angelini e 100 di Caltagirone. L’obiettivo sarebbe arrivare all’acquisto del club entro Natale. Si parla del 18 dicembre come di una data che potrebbe diventare molto importante. Guarda caso, un venerdì. Quando la Borsa chiuderà per quello che potrebbe essere un lungo week end. Da colorare di giallo e rosso.

(31 agosto 2009 – Fonte Romanews.eu)

LA ROMA È ARRIVATA AL CAPOLINEA

Inarticoli as roma su 31 agosto 2009 a 17:34

R. Sensi (p)Cominciamo con il dire che la squadra che due anni fa ha sfiorato lo scudetto, non esiste più. Giocatori che scendono in campo già battuti, demotivati e rassegnati, molli sulle gambe, totalmente svuotati e privi di attributi. Una squadra che viaggia a una media di tre gol sul groppone a partita, e sbeffeggiati da tutti i tifosi di passaggio all’Olimpico.

Dell’attuale rosa ci sono giocatori che ormai non hanno più modo di essere: Cassetti, Tonetto, Perrotta, Taddei, Brighi e Artur. A questi ci aggiungo poi Juan, eterno infortunato con la Roma e disponibile con la nazionale brasiliana, questi giocatori sono delle zavorre. Andreolli, appioppatoci dall’Inter nell’operazione Chivu. Motta, che all’epoca era riserva nell’Udinese. Baptista, caduto nel dimenticatoio. Okaka, il quale non sarebbe titolare neanche in una squadra di calcetto. Riise, che se il Liverpool l’ha ceduto un motivo c’è, e se ha preso Aquilani, un motivo c’è. Mexes “il coatto de noantri”, che a tutto pensa, capelli e tatuaggi, tranne che a fare il calciatore. Totti, che al massimo può giocare due partite al mese, e limitare al minimo indispensabile i colpi di tacco. Adesso non servono, serve la concretezza. Vucinic, che ha nella discontinuità la sua dote migliore. Per il momento, voglio tenere fuori Menez, Guberti, Cicinho, Doni, De Rossi, Pizarro e Cerci.

Mi piacerebbe poi, che Totti e De Rossi, cominciassero a spiegarci cosa cavolo sta succedendo, e la finissero di parlare di Rosella Sensi come una sorella. Il rispetto lo dovevano al padre, non a questa incompetente che non sta facendo nulla per questa squadra, se non mandarla in rovina.

La società appunto. Una Presidente che non ha le competenze dirigenziali di gestire e di occuparsi di una società di calcio come la Roma (mi auguro che almeno come mamma sia più competente), in perenne confusione e soprattutto senza portafoglio e con tanti buffi, tranne quello personale sempre gonfio, ricordando che lei in tempi non sospetti dichiarò: “Io con la Roma, non ce magno”, contornata di consiglieri e addetti stampa (Laziali, come anche il marito), che tutto fanno tranne che gli interessi della Roma.

Grazie a lei, la Roma è finita nelle mani delle banche, e badate bene che quando si entra in questo giro, le conseguenze sono letali. Una società che si è ridotta a chiedere la carità, dividendosi tra Moratti e Galliani, sperando nel prestito di scarti di altre società.

La cosa triste, è che questo è solo l’inizio di un declino inesorabile che ci porterà a competere per la sopravvivenza nel massimo torneo italiano, sempre che non si svegli qualcuno e decide di farci fallire.

A questo punto la Presidente deve mettere in vendita la società, con i se e i ma, basta. Che si presenti da Gianni Letta e gli dica chiaramente di farsi da parte.

A proposito, stiamo ancora aspettando la querela a Tacopina, e il comunicato in risposta all’intervista di pochi giorni fa, rilasciala da Francesco Angelini al Corriere dello Sport.

Mi vorrei poi soffermare sul Direttore Tecnico, ovvero Bruno Conti, 750 mila euro l’anno. Ma qual è il suo compito? Che fa? Dove sta? E’ quello che: “Chivu non si muoverà dalla Roma”. E’ quello che accusava Il Romanista di destabilizzare l’ambiente, perché lo stesso aveva previsto la cessione di Aquilani. E’ quello, che: “per il rinnovo del contratto di Mancini, mancano solo i dettagli”. Lo so io dove sta e che fa. Sta a bordo campo ad aggiustarsi il ciuffo e ad arricciare la bocca.

Per finire, l’allenatore. Un Luciano Spalletti in completo stato di resa, che non risparmia bordate a nessuno e che a questo punto, ammettendo anche le sue responsabilità, e al contempo, accusando giustamente la società per non averlo accontentato sul mercato, soprattutto negli ultimi due anni (ricordo ad esempio che Artur, Loria, Baptista e Menez, sono giocatori che lui non aveva chiesto), dovrebbe rassegnare le dimissioni. E con lui naturalmente tutto lo staff tecnico, reo della disastrosa catena di infortuni cui sono caduti a turno tutti i giocatori. Certe dichiarazioni “ontinuando osì, la si perdono tutte”, non servono.

(lunedì, 31 agosto 2009 – di Federico Albanesi)

COLLOQUIO CONTI-SPALLETTI-PRADE’: CE FATE O CE SIETE?

Inarticoli as roma su 31 agosto 2009 a 02:08

Luciano_Spalletti_aDal colloquio tenutosi all’Olimpico tra Pradè, Spalletti, Conti e Tempestilli, il tecnico di Certaldo fa il mea culpa manifestando la volontà di continuare. Scartata per il momento l’ipotesi Ranieri.

Si è parlato naturalmente di mercato, e i nomi che sono stati fatti per rinforzare la rosa sono quelli del portiere Lobont, di Quaresma, Suazo e di un ritorno clamoroso, ovvero quello di Mancini.

La mia domanda è:  ma chi volete prendere per il culo?

Cominciamo da Lobont, sta recuperando da un infortunio al crociato e non sarà pronto prima di fine settembre. Quaresma, voluto da Mourinho e mandato in prestito dopo cinque mesi al Chelsea per disperazione. Suazo, vedi Quaresma, mandato al Benfica in prestito per la stagione 2008-2009, infortunatosi e rientrato quest’anno ad Appiano Gentile. Concludiamo con Mancini. Colui che dopo due giorni di Milano, disse: “Quì è tutta un’altra cosa”.

Il giocatore che negli ultimi due anni di Roma, se Spalletti avesse potuto, lo avrebbe messo a parcheggiare le macchine a Trigoria.

(lunedì, 31 agosto 2009 – di Federico Albanesi)

ROMA-JUVENTUS 1-3. ENNESIMA UMILIAZIONE, E SPALLETTI MEDITA DI LASCIARE

Inarticoli as roma su 31 agosto 2009 a 01:43

Spalletti_rassegnatoPer trovare una Roma sconfitta alle prime due di campionato, bisogna risalire alla stagione 1950-1951, per chi non ha memoria storica, fu serie B. Sono sicuro che non andrà a finire come quell’anno, ma è una situazione insostenibile, che noi tifosi non possiamo sopportare. I tifosi pretendono di sapere quale sia il progetto “vero” tanto sbandierato, ma dalla presidenza arrivano solamente dichiarazione che fanno rabbrividire. Anche oggi la dott.sa Rosella Sensi nel post partita ha commentato come se la Roma avesse perso per pura sfortuna con un gol al novantesimo. La Juventus, ci ha letteralmente preso a pallate, e se non fosse stato per Bertagnoli, il passivo sarebbe stato più simile a quello che la Roma ha inflitto al Kosice tre giorni fa. La cosa che ci rattrista di più, è vedere l’arbitro Rocchi impietosirsi fischiando qualche secondo pima, evitando di concedere un rigore alla Juventus. Responsabilità sono anche da attribuire al tecnico Luciano Spalletti, il quale ha dichiarato “che potrebbe anche lasciare”, ma naturalmente dovrà parlare con la Società.

30 agosto 2009 – di Federico Albanesi

MIKHAIL PROKHOROV, ECCO CHI E’ IL PLAYBOY RUSSO CHE VUOLE LA ROMA

Invendita società as roma su 10 agosto 2009 a 09:22

mikhail-prokhorovChe sia lo “scapolo d’oro” di Russia, oggi, Mikhail Prokhorov, classe 1965, accredidato come possibile acquirente della Roma calcio, non c’è dubbio. Il più ricco, il più alto – 204 cm, precisa lui stesso – nel suo portafogli ha anche le miniere di Polyus Gold, prima compagnia aurifera russa. Fino a poco fa il mondo lo conosceva soprattutto per i suoi eccessi.

Come in quel gennaio 2007, quando la polizia francese lo beccò tra gli chalet di Courchevel in Svizzera con 22 “amici miliardari”, tante fanciulle in fiore e banconote ovunque, a festeggiare il capodanno russo. Fu arrestato per favoreggiamento della prostituzione, poi rilasciato. «Un enorme danno di immagine» commentò, «un complotto contro di me». Lui che si fa vedere spesso in giro al fianco di modelle sul suo jet o uno dei 3 yacht, dalla Costa Azzurra all’Italia, e considera il far festa una “filosofia di vita”.

O per quello “scherzetto” del maggio 2007, giorno del suo 42esimo compleanno, quando rischiò per una scommessa di far piangere decine di fan: proponendo di sposare alle Maldive, di fronte a 700 invitati, «la prima incontrata per strada», per poi divorziare dopo 5 giorni.

Ma oggi per i russi “party-man Misha” è soprattutto l’oligarca miracolato: quello che tra tutti i paperoni russi è uscito meglio dalla crisi economica, arrivando quest’anno a conquistare il trono di paperone di Russia, mentre gli altri cadevano rovinosamente. Pur dimezzando il proprio patrimonio (oggi ammonta a “soli” 14,1 miliardi di dollari). Fortuna? Forse. Ma soprattutto fiuto: che nella primavera 2008, quando la Russia è isola felice nel mare della crisi mondiale, lo porta a vendere la sua quota di Norilsk Nickel, gigante russo dell’alluminio, a Oleg Deripaska, primo riccone del paese, per 7 miliardi di dollari. Crollato il barile insieme al rublo, mentre i colleghi affondano lui si dà alla campagna acquisti. A prezzi stracciati: Renaissance Capital, una delle maggiori banche di investimento russe, nanotecnologie, RusAl.

La sua fortuna, il “re dei metalli”, comincia a costruirsela negli anni 80 sovietici vendendo jeans, la merce più ambita al mercato nero. Lui che si era laureato in finanza nel 1989, fino al 1992 è negli uffici della prima banca sovietica, che lo porterà al salto negli anni 90, caduta l’Urss: era del capitalismo selvaggio, un pugno di spregiudicati e giovanissimi finanzieri come lui si accaparrano per poche lire le industrie chiave dell’ex Impero. Entra nel board della Onexim, tra le prime banche private russe, e nel 1996 col socio Potanin acquista Norilsk Nickel, il piu grande produttore al mondo di nickel e palladio. Il quartier generale è nella omonima cittadella 1900 km nordest di Mosca, un ex gulag. In pochi anni ne fa una delle prime società estrattrici al mondo (sostituendo i vecchi rompighiaccio nucleari che trasportano i metalli nel gelido Mar di Barents con moderne fregate finlandesi), coopta compagnie in Usa e Canada.

Tra i big tycoon russi resta l’unico ancora non maritato, tra i flirt attribuitigli c’è la ex top Naomi Campbell, che però alla fine gli ha preferito un altro russo, un po’ meno ricco.

In Russia, si sa, è impossibile restare ricchi se il potere non lo vuole. Considerato da sempre vicino al Cremlino, nel 2006 Vladimir Putin gli ha conferito l’Ordine dell’Amicizia. E per ripulirsi un po’ l’immagine, lui s’è dato alla filantropia: il Fondo Prokhorov gestito dalla amata sorella Irina, finanzia università e istituti religiosi, ma soprattuto club sportivi come Cska Mosca, hockey e calcio. È presidente della federazione russa di biathlon, e la passione per lo sport è testimoniata anche dagli ultimi post sul suo blog personale nel popolarissimo LiveJournal russo: con foto delle sue prodezze sull’acquascooter. Intanto ha deciso di trasferirsi a Yeruda, Siberia, 5mila km da Mosca, 88 abitanti. «Non è per evadere le tasse», giura, ma per contribuire alle finanze del villaggio: che sta seduto sulle riserve d’oro. Addio Costa Azzurra?

(10.08.2009 – Fonte IlMessaggero.it)

LA ROMA E L’AZIONARIATO POPOLARE

Inarticoli as roma su 10 agosto 2009 a 09:09

APASRLa Roma ai romanisti. Compriamo la A.S. Roma e rendiamola patrimonio della città e della sua splendida tifoseria!

Questo si legge appena entrati nella pagina del Gruppo fondato su Facebook. L’idea è di Walter del sito www.dajeroma.com, che si fa portavoce di seguire le orme di club come il Real Madrid, il Barcellona, il Benfica e il Bayer Monaco, che sono strutturate con questo sistema. In Inghilterra, si stanno mobilitando i tifosi del Liverpool, in Italia invece, come viene spiegato dai responsabili del Gruppo, il Modena vorrebbe percorrere questa strada. Al momento il Gruppo conta 600 iscritti (io mi sono iscritto). Al raggiungimento di un congruo numero, si potrebbe dare il via a tutti gli effetti al progetto per coinvolegere la AS Roma. In bocca al lupo.

TOTTI, QUALCOSA DI SPECIALE

Inarticoli as roma su 8 agosto 2009 a 19:28

tottiEra una battuta di John Belushi in un film americano di oltre trent’anni fa, eppure l’idea che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” sembra adattarsi perfettamente allo spirito del capitano della AS Roma Francesco Totti, capace di trascinare i Giallorossi negli spareggi di UEFA Europa League con cinque gol in due partite contro il KAA Gent. Nell’estate in cui Kakà ha lasciato l’AC Milan e Zlatan Ibrahimović l’FC Internazionale Milano, la ‘singolarità’ e la fedeltà di Totti alla squadra per cui tifava da bambino restano qualcosa di speciale.

Situazione complicata
Non è un’estate semplice quella dei romanisti – è Totti è certamente un romanista doc -, delusi da un mercato in entrata avaro di soddisfazioni e dalla partenza per Liverpool di Alberto Aquilani, ormai ex-delfino della squadra di Luciano Spalletti. Se pure i belgi non rappresentavano un ostacolo insormontabile sulla carta, questo impegno prima dell’inizio della stagione italiana e una situazione psicologica non ideale avrebbero potuto complicare le cose e chiudere le porte dell’Europa alla Roma. Così Totti, seppur dolorante per una contusione alla coscia destra, ha deciso di prepararsi per questo incontro da dentro o fuori e ha trascinato la squadra. Nulla hanno potuto gli attacchi poco ortodossi degli avversari, il capitano della Roma è rimasto insensibile anche ai fischi ed è andato diritto per la sua strada.

Irripetibile
Ora sono lui e Daniele De Rossi i simboli della squadra, ma Totti non ha intenzione di cedere scettro e corona al suo erede prima del tempo – è recente il suo prolungamento con la Roma fino al 2014. I voli pindarici però non sono ammessi, soprattutto considerando le delusioni della scorsa stagione: “Non posso continuare a questi livelli”, ha detto il Pupone. “Ho segnato cinque gol in due partite, non sarei umano se andassi avanti così”. Non è imossibile ma certamente improbabile che Totti continui su questi ritmi, ed è importante che la salute lo assista. Ma se anche fosse solo presente e determinante quando le partite contano di più, la Roma potrebbe andare lontato.

‘Posto nella storia’
Spalletti lo ha definito “fenomenale” e “straordinario”, lui preferisce pensare alla squadra, quasi con un sentimento paterno. “Sono contento più per la squadra che per me, non era facile vincere così nettamente contro una squadra avanti a noi nella preparazione”. Alla fine, però, Totti si concede anche un sussulto di orgoglio: “Per dirla tutta, sarei stato felice di rimanere in campo fino alla fine perché avevo scommesso con il preparatore che avrei segnato il trentesimo gol in Europa, ma non mi posso lamentare anche se sono rimasto a 29″, ha detto scherzando e rilanciando le ambizioni giallorosse: “Vincere questa competizione garantisce comunque un posto nella storia – e io spero di andare avanti il più possibile”. A Roma non avranno i petroldollari, ma l’anima della squadra resta intatta.

(08.08.2009 – Fonte Uefa.com)

IL RE DEL NICHEL HA PRONTI 330 MILIONI PER LA ROMA

Invendita società as roma su 8 agosto 2009 a 10:53

mikhail-prokhorov

Il futuro potrebbe portare la Roma ancora più ad Est. Ha un nome e, soprattutto, un portafoglio il signore russo interessato all’acquisto del club. Si chiama Mikhail Prokhorov, è nato a Mosca il 3 maggio 1965, è un finanziere che ha fatto fortuna negli anni Novanta con il nickel, è l’uomo più ricco di Russia e il numero 40 della classifica mondiale dei supermiliardari 2009, stilata dalla rivista Forbes. Celibe, ha due passioni: le donne e sport. Le prime gli hanno creato qualche problema, la seconda lo ha fatto diventare presidente della federazione russa di biathlon. Prokhorov si è invaghito della Roma in occasione della finale di Champions. Le immagini del Colosseo illuminato, l’Olimpico pieno e il nome Roma hanno messo in moto l’operazione. Ci sono stati incontri e scambi di e-mail con UniCredit, la banca che vanta un credito di quasi 400 milioni con il gruppo Italpetroli. Prochorov ha affidato il progetto a uomini di sua fiducia, imponendo una condizione: l’assoluto riserbo. Prochorov, che conosce bene le storie legate alla Naftva Mosca e Soros, vuole trattare con le banche e da 40 giorni i suoi uomini attendono la nomina del supermanager al quale dovrebbe essere affidato l’incarico di vendere la Roma.

Prochorov è pronto a sborsare 250 milioni di euro per l’acquisto del club, oltre ad altri 80 da investire sul mercato. C’è già una lista di possibili acquisti, in testa il nome dell’attaccante Pavlyuchenko: Prokhorov vuole un calciatore russo nella sua Roma. L’obiettivo è quello di portare la Roma ai massimi livelli europei, non solo in ambito calcistico. Nei programmi, c’è una rivoluzione totale, dal merchandising alla comunicazione. Un emissario di Prokhorov è stato ricevuto da UniCredit a Roma l’8 luglio, mentre la sede moscovita di UniCredit ha preso visione della disponibilità dei 250 milioni di euro. Il 19 luglio Prochorov ha avuto l’ok politico dal premier russo Vladimir Putin. Manca solo la lettera d’intenti per far partire l’operazione, ma fino a quando la nomina del supermanager per la vendita della Roma sarà rinviata, Prokhorov non si muoverà. Settimana prossima Rosella Sensi convocherà una conferenza stampa.
 
(08.08.2009, Fonte – Romanews.eu)

ROSELLA SENSI PARLI CHIARO

Inarticoli as roma su 1 agosto 2009 a 11:59

CDSUscendo dallo stadio Olimpico, giovedì sera, il presidente Ro­sella Sensi si è fermata finalmente per cinque minuti e sedici secondi con i cronisti. Ha commentato la partita, la vittoria con il Gand, poi a domanda diretta sulla società ha detto: «Mi dispiace ma di questo non parlo» . Qualcuno ha subito cambiato discorso, facendo un’al­tra domanda diretta, questa volta sul mercato. Rosella Sensi ha rispo­sto: «Mi dispiace, ma di questo non parlo». Un ringraziamento, due bat­tute sui giovani, e il presidente ha lasciato l’Olimpico.

Guardavo e riguardavo ieri il fil­mato sul sito del Corriere dello Sport e, devo dire, in quel momen­to ho avuto netta la percezione di quanto sta accadendo alla Roma. Per la prima volta, probabilmente dopo decenni. Un fenomeno strano, che qualcuno chiama distacco, altri rassegnazione, altri ancora rista­gno di passione. Per la prima volta, dopo decenni, la gente della Roma non sa. Non sa qual è il progetto, non sa qual è il futuro, non sa cosa deve e può aspettarsi. Come dicevo, soprattutto non sa. E’ calato come un muro, di incomunicabilità, un velo che fa apparire tutto sfocato.

Non passa giorno che Moratti e Cobolli, Della Valle e Berlusconi, De Laurentiis e Lotito, Zamparini e Pozzo, Preziosi e Ghirardi non par­lino delle loro squadre, delle loro idee, dei loro propositi, dei loro pro­blemi. Che sono poi le idee, i propo­siti, i problemi dei loro tifosi. Alla Roma, no. Il mercato è asfittico, ma nessuno dice nulla.

Sulla società si sono rin­corse voci per mesi – cer­tificate da alcuni comuni­cati Italpetroli – ma nessu­no dice nulla. Sulla gestio­ne della squadra, a comin­ciare dalla tribolata con­ferma di Spalletti, ci sono state novità sostanziali: ma nessuno dice o ha det­to nulla.
Alla Roma sta accaden­do un fenomeno strano. Qualcuno, come diceva­mo, lo chiama rassegna­zione. Secondo il mio pa­rere, più probabilmente una sorta di sfinimento. Fatto sta che i tifosi della Roma – una delle società più importanti d’Italia, ri­conoscibile per il nome che porta in tutto il mondo – non sognano più un ac­quisto di grido. Cosa che in tempi di crisi è anche, ahimè, comprensibile. Non temono più, parados­salmente, una dolorosa cessione. No, sono stati addirittura portati, per sfinimento, ad augurarsi la partenza di un loro fi­glio ed emblema! C’è il Li­verpool che vuole Aquila­ni e ho sentito qualcuno, per quello sfinimento di cui dicevamo, sperare che gli inglesi arrivino final­mente con venti milioni cash. Sperare nella cessio­ne del gioca­tore che dopo Totti e De Rossi è la ra­dice, l’appar­tenenza.

Può esser­ci, pensateci un po’, qual­cosa di più? Augurarsi che vada via una potenzia­le bandiera e la potenziale mezzala della nazionale per i prossimi an­ni? Si dirà: ma Aquilani negli ultimi anni è stato più in infer­meria che sul campo. Ve­ro, ma anche questo, una volta, avrebbe portato a proteggerlo ancora di più. Perché è così che si fa con i figli ( e Aquilani è figlio di questi colori) che non sono riusciti ad esprimer­si. E possono rappresenta­re davvero il valore ag­giunto.

Si dirà ancora. Il proble­ma è che alla Roma, se fosse per i tifosi, non si do­vrebbe cedere nessuno. Non è vero. Negli ultimi anni, dalla Roma, sono an­dati via Samuel, Cassano, Emerson, Chivu, Mancini. Qualcuno tra i tifosi ha ap­provato, qualcuno ha pro­testato. La differenza è che adesso, come diceva­mo, quasi ci si augura – e c’è addirittura chi sareb­be contento! – che venga ceduto Aquilani. Direte ancora: ma il Milan che ha venduto Kakà? La Fioren­tina che ha venduto Felipe Melo? L’Inter che ha ven­duto Ibrahimovic? Visto, che succede a tutti? Sì, è vero sta succedendo a molti. Solo che almeno nessuno è contento per la cessione di Kakà, solo che almeno Andrea Della Val­le ci ha messo subito la faccia per spiegare quello che sta succedendo, solo che Moratti, con i soldi di Ibra, ha rifatto la squadra. Ma il problema non è, non può essere economi­co. Perché nessuno nega o può negare quanto di grande ha fatto la famiglia Sensi per la Roma. E se la Roma ora è in difficoltà, nessuno può ignorarlo o far finta di niente. Sareb­be addirittura irresponsa­bile negare la realtà. E d’altronde, in tante occa­sioni, i tifosi della Roma nel passato hanno capito. Solo che stavolta non ca­piscono, sono rassegnati o sfiniti, perché nessuno gli parla. Nessuno gli spiega se è vero che per un milio­ne di euro ancora non è stato comprato un portie­re. Se è vero che tanti po­tenziali obiettivi, da Espo­sito a Cruz, sono già svani­ti.

Ma questo, anche que­sto, è un problema di sol­di. E il problema della Ro­ma non è solo di soldi. Un anno e mezzo fa la Roma è stata a un passo dal con­quistare lo scudetto. Que­sto giornale ha denunciato gli errori arbitrali ai suoi danni. Lo ha fatto Totti, lo ha fatto De Rossi, un po’ in ritardo è arrivato anche Spalletti. La Roma no, la Roma non ha detto nulla. Come la Roma non ha det­to nulla, non sente il dove­re di spiegare alla gente, con parole semplici, co­sa è accaduto o cosa potrà mai accadere a livello so­cietario. Ulti­mamente, ed è questo il nocciolo della questione, ai tifosi della Roma è stato tolto il diritto di sognare. E tutto questo è già inaccet­tabile. Sarebbe fondamen­tale non togliergli anche il diritto di sapere. Di parla­re, discutere, protestare, condividere, di fare quello a cui semplicemente ti spinge la passione. Come si alimenta una passione senza il confronto?

La Roma è ancora un’ot­tima squadra, ma ottima davvero, che rimanendo così lotterebbe comunque per i primi tre-quattro po­sti del campionato. La Ro­ma riesce ancora a porta­re 40 mila tifosi allo stadio per un preliminare di Eu­roleague. Dev’essere chia­ro, perciò, che questo pa­trimonio va salvaguarda­to. La Roma può anche fa­ticare e soffrire; ma non può e non deve rischiare di immalinconirsi. Que­sto, davvero, non lo per­metteremo. Per il rispetto che si deve alla gente. Per­ché – nella Roma che si au­tofinanzia – dai dirigenti, allo staff, ai giocatori, tut­ti prendono il loro lauto e ricco stipendio. Perché ­nella Roma che si autofi­nanzia – sono dunque sol­tanto i tifosi a pagare: a metterci soldi e passione. Avranno almeno il diritto di partecipare?
Visto che in casa Roma nessuno lo fa, tocca a noi aprire il dibattito.

(01.08.2009 – Fonte corrieredellosport.it)

tratto da Romatiamo.net

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