Cominciamo con il dire che la squadra che due anni fa ha sfiorato lo scudetto, non esiste più. Giocatori che scendono in campo già battuti, demotivati e rassegnati, molli sulle gambe, totalmente svuotati e privi di attributi. Una squadra che viaggia a una media di tre gol sul groppone a partita, e sbeffeggiati da tutti i tifosi di passaggio all’Olimpico.
Dell’attuale rosa ci sono giocatori che ormai non hanno più modo di essere: Cassetti, Tonetto, Perrotta, Taddei, Brighi e Artur. A questi ci aggiungo poi Juan, eterno infortunato con la Roma e disponibile con la nazionale brasiliana, questi giocatori sono delle zavorre. Andreolli, appioppatoci dall’Inter nell’operazione Chivu. Motta, che all’epoca era riserva nell’Udinese. Baptista, caduto nel dimenticatoio. Okaka, il quale non sarebbe titolare neanche in una squadra di calcetto. Riise, che se il Liverpool l’ha ceduto un motivo c’è, e se ha preso Aquilani, un motivo c’è. Mexes “il coatto de noantri”, che a tutto pensa, capelli e tatuaggi, tranne che a fare il calciatore. Totti, che al massimo può giocare due partite al mese, e limitare al minimo indispensabile i colpi di tacco. Adesso non servono, serve la concretezza. Vucinic, che ha nella discontinuità la sua dote migliore. Per il momento, voglio tenere fuori Menez, Guberti, Cicinho, Doni, De Rossi, Pizarro e Cerci.
Mi piacerebbe poi, che Totti e De Rossi, cominciassero a spiegarci cosa cavolo sta succedendo, e la finissero di parlare di Rosella Sensi come una sorella. Il rispetto lo dovevano al padre, non a questa incompetente che non sta facendo nulla per questa squadra, se non mandarla in rovina.
La società appunto. Una Presidente che non ha le competenze dirigenziali di gestire e di occuparsi di una società di calcio come la Roma (mi auguro che almeno come mamma sia più competente), in perenne confusione e soprattutto senza portafoglio e con tanti buffi, tranne quello personale sempre gonfio, ricordando che lei in tempi non sospetti dichiarò: “Io con la Roma, non ce magno”, contornata di consiglieri e addetti stampa (Laziali, come anche il marito), che tutto fanno tranne che gli interessi della Roma.
Grazie a lei, la Roma è finita nelle mani delle banche, e badate bene che quando si entra in questo giro, le conseguenze sono letali. Una società che si è ridotta a chiedere la carità, dividendosi tra Moratti e Galliani, sperando nel prestito di scarti di altre società.
La cosa triste, è che questo è solo l’inizio di un declino inesorabile che ci porterà a competere per la sopravvivenza nel massimo torneo italiano, sempre che non si svegli qualcuno e decide di farci fallire.
A questo punto la Presidente deve mettere in vendita la società, con i se e i ma, basta. Che si presenti da Gianni Letta e gli dica chiaramente di farsi da parte.
A proposito, stiamo ancora aspettando la querela a Tacopina, e il comunicato in risposta all’intervista di pochi giorni fa, rilasciala da Francesco Angelini al Corriere dello Sport.
Mi vorrei poi soffermare sul Direttore Tecnico, ovvero Bruno Conti, 750 mila euro l’anno. Ma qual è il suo compito? Che fa? Dove sta? E’ quello che: “Chivu non si muoverà dalla Roma”. E’ quello che accusava Il Romanista di destabilizzare l’ambiente, perché lo stesso aveva previsto la cessione di Aquilani. E’ quello, che: “per il rinnovo del contratto di Mancini, mancano solo i dettagli”. Lo so io dove sta e che fa. Sta a bordo campo ad aggiustarsi il ciuffo e ad arricciare la bocca.
Per finire, l’allenatore. Un Luciano Spalletti in completo stato di resa, che non risparmia bordate a nessuno e che a questo punto, ammettendo anche le sue responsabilità, e al contempo, accusando giustamente la società per non averlo accontentato sul mercato, soprattutto negli ultimi due anni (ricordo ad esempio che Artur, Loria, Baptista e Menez, sono giocatori che lui non aveva chiesto), dovrebbe rassegnare le dimissioni. E con lui naturalmente tutto lo staff tecnico, reo della disastrosa catena di infortuni cui sono caduti a turno tutti i giocatori. Certe dichiarazioni “ontinuando osì, la si perdono tutte”, non servono.
(lunedì, 31 agosto 2009 – di Federico Albanesi)