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UNA PERDENTE DI SUCCESSO NELLA SQUADRA DEL SINDACO

InSenza categoria su 16 luglio 2011 a 19:41

È rimasta senza poltrona solo per pochi giorni, Rosella Sensi. Lo scorso 28 Giugno aveva rassegnato le dimissioni da Presidente dell’AS Roma. Solo 17 giorni dopo entra a far parte della squadra di Alemanno con delega allo Sporte alla promozione della città. [...]

Chissà se il sindaco Alemanno sia stato conquistato dalla capacità manageriali della Sensi quando questa presentò alla stampa in pompa magna il progetto dello «Stadio Franco Sensi», impianto che aveva le stesse probabilità di essere costruito del Ponte di Messina e che infatti è rimasto solo un plastico. Dettagli. Come quello di aver portato Italpetroli alla dismissione e il suo asset più importante, l’AS Roma, vicina al fallimento.

[...] L’unico che a suo tempo non sembrava essersene accorto era Walter Veltroni , che nel 2008 propose alla Sensi la candidatura nelle file del Partito Democratico, idealmente accanto a Calearo. Ma che cosa ha fatto Rosella Sensi fino ad oggi per meritarsi tanta fortuna? Forse quello di aver tenuto in linea di galleggiamento la Grande Roma ereditata dal padre Franco, al prezzo di piroette che hanno portato la società giallorossa a spalleggiare i nemici di sempre? Ma in cambio di cosa? Briciole. In sette anni ai vertici della società, l’AS Roma non ha vinto quasi nulla facendo da sparring partner all’Inter nell’era post calciopoli. Più successo ne ha avuto nel resistere alla tentazione di far diventare il club di Totti come il Chelsea di Abramovic quando nel 2008 ha deciso di rifiutare l’offerta della Inner Circe Sport supportata dal magnate Soros. Anche in questo caso la Sensi ha sfoderato una strategia comunicativa cara al centrodestra in bilico tra negazione («Soros non esiste», il mantra di guru radiofonici vicini alla Sensi poi sbugiardati da Jim Pallotta, socio forte della cordata DiBenedetto), disinformazione e maldicenze (memorabile in tal senso la lettera aperta ai tifosi di Pippo Marra in cui si rispolverano termini antiebraici come «occhiuta rapina»).

Ci si chiede come possa occuparsi della promozione della Capitale nel mondo chi fino a pochi mesi fa aveva, tramite l’AS Roma, un sito internet neanche tradotto in inglese, lingua non troppo conosciuta dal neo assessore. Certo non saranno tutti teneri come Fiorentino Perez. Il patron del Real Madrid si è sperticato di elogi per Rosella: «A te va tutto il mio affetto. Il Real Madrid ed io ti saremo sempre amici». Tanta benevolenza si spiega solo col rimpianto per un interlocutore cui sbolognare a caro prezzo pacchi calcistici come Cicinho e Julio Baptista.

Di Rosella parla bene anche Galliani, vero burattinaio della Lega Calcio, che nonostante tutto non è riuscito a far digerire ai colleghi la candidatura della figlia dell’ex nemico Franco al vertice della Lega al posto del dimissionario Beretta. [...]

Dal nuovo management di Trigoria filtra una certa preoccupazione all’idea di avere ancora a che fare con lei, magari trovandosela dall’altra parte della barricata, in una paradossale riunione operativa sul nuovo stadio (uno vero stavolta e non in scala). Chissà se Alemanno avrà fatto un calcolo di immagine nel coinvolgerla nella sua giunta. Se contava sui tifosi giallorossi, l’hanno informato male.

(sabato 16 luglio 2011 – fonte IlManifesto)

LAZIALEIDE, SEGRETI E BUGIE SINCE 1900

Ingenerico sport su 7 maggio 2011 a 13:08

(Tiziano Riccardi) – “Guarda che anche un nome ha il suo destino…”. Forse in questa frase di Angelo Infanti, alias Manuel Fantoni (dal film Borotalco di Carlo Verdone), c’è il destino di due squadre di calcio: As Roma 1927 e Ss Lazio 1900. Inutile tirare in ballo i ventisette anni a vantaggio dei secondi. Nascere prima non significa essere migliori di un altro venuto dopo, soprattutto se hai avuto la possibilità di chiamarti “Roma” e invece hai preferito “Lazio”. Berardino Capocchiano, per esempio, è di undici anni più vecchio di Francesco Totti, ma l’impronta lasciata dai due attaccanti nella storia del calcio è decisamente diversa. E ci fermiamo qui, per evitare querele dal numero dieci della Roma. Andate su Google, cliccate “As Roma”, otterrete 15.900.000 risultati. Scrivete, invece, “Ss Lazio”, le pagine da visitare saranno 1.970.000 risultati. Sostanziali differenze. Come nella storia dei campionati delle due società: confrontando i distacchi in classifica tra le due dal 1929 al 2010 (esclusa la stagione in corso e le undici di serie B note all’almanacco laziale) emerge una voragine di 417 punti a favore di quelli nati dopo. Per non parlare delle vittorie conseguite: la Roma, con ventisette anni in meno, ha un palmares migliore. Il primo scudetto romanista, peraltro, è arrivato circa trent’anni prima dei rivali: 1942. La Coppa dei Campioni, quella di una volta, non ha visto mai la partecipazione dei ragazzi “since 1900″. Dopo lo scudetto del ’74, infatti, furono esclusi dalla competizione per intemperanze durante una gara europea dell’anno precedente.La Coppa delle Coppe, vinta dalla Lazio di Eriksson nel ’99, fu tolta l’anno successivo.

COLORI E POPOLARITA’ – I colori sociali: giallo ocra e rosso pompeiano quelli della Roma. Bianco e blu o bianco e celeste o bianco e azzurro quelli della Lazio. Anche in questo caso, si consiglia al club di Lotito di trovare una formula definitiva. Della notorietà all’estero, nemmeno a parlarne. In uno degli ultimi lavori di Julia Roberts, “Mangia, prega e ama“, il regista del film (Ryan Murphy) ha rivisto e corretto la traccia originale della storia: il film racconta la storia vera della scrittrice Elizabeth Gilbert che, nella capitale, incontra tale Luca Spaghetti, un accanito tifoso di calcio. Solo che nella realtà, e nel libro, lui è laziale. Sul set, invece, diventa un accanito sostenitore giallorosso. Una scelta logica, per rendere la pellicola popolare e fruibile in tutto il pianeta. Al cinema, tra l’altro, il tifoso laziale viene sempre dipinto come un burino, dall’accento ciociaro. Il caso di Don Buro (interpretato da Christian De Sica, “Vacanze in America“) è un esempio fulgido, ma nemmeno l’unico. Il figlio di Thomas DiBenedetto, Thomas DiBenedetto junior, ha di recente dichiarato: “Prima che mio padre si interessasse alla Roma, non avevo mai sentito parlare della Lazio“. Spesso quando la formazione bianco e blu, bianco e celeste o bianco e blu va a giocare in giro per l’Europa, si ricorre al nome “Roma” tra parentesi per specificarne la provenienza.

TASK FORCE – I cosiddetti tifosi vip, la maggior parte romanisti, gli altri si contano facilmente: Enrico Montesano, Pino Insegno, Dario Argento, Daniela Fini, Francesco Rutelli e del professor Severino Antinori, il mago della fecondazione, che pochi giorni fa ha dichiarato: “Ho sempre difeso diritti costituzionali e legalità – le parole di Antinori, dopo Lazio-Juventus – Proprio per questo da azionista, seppure piccolo, della Lazio mi batterò con una denuncia circostanziata per non togliere agli sportivi il sogno dell’onestà. È evidente che nel campionato di serie A c’è una truffa in atto, una vera e propria frode sportiva ben architettata”. Occhio, la task force è già entrata in azione. A proposito delle ultime polemiche sui calci di rigore, andiamo a vedere un po’ di dati storici riguardanti proprio le punizioni dagli undici metri: la Roma – su 77 campionati in A, dal 1929 al 2010 – ha avuto 386 rigori a favore. La Lazio – su 67 stagioni in A, causa 11 anni in B, dal 1929 al 2010 – ha avuto 330 rigori. La statistica ancor più interessante – prendendo in esame sempre i tornei di A dal 1929 al 2010 – è un’altra: alla Roma sono stati fischiati contro più penalty di quelli della Lazio, 318 contro 317. E se qualcuno obietterà sul numero di rigori assegnati ai giallorossi in questa stagione (13 su 35 gare), si può tranquillamente rispondere così: nel ’95-’96 la Lazio di Zeman beneficiò di 14 concessioni in 34 incontri. Se vogliamo dirle tutte, infine, loro sono entrati in tutti gli scandali del pallone nostrano: dal calcioscommesse a calciopoli, passando per la vicenda dei “passaporti falsi”, per la quale fu tirata in ballo anche la Roma (successivamente, Franco Sensi, Cafu e Bartelt furono assolti).

FENOMENO TOTTI – Conclusione su Francesco Totti, “un fenomeno solo all’interno del Grande Raccordo Anulare“, secondo la vox populi laziale. Senza menzionare i riconoscimenti nazionali, internazionali, gol fatti, presenze, atteniamoci all’Almanacco Panini, la “bibbia” del calcio: il capitano della Roma è in assoluto il calciatore più presente sulle copertine di questo straordinario libro, che racconta i numeri e la storia del nostro campionato dal 1939: ben sette volte. Nessuno come lui. Della Lazio, invece, troviamo solo Beppe Sigori nel ’95 ed Hernanes quest’anno. “Guarda che anche un nome ha il suo destino…“. E’ proprio vero.

(6 maggio 2011 – fonte LaRoma24.it)

BENVENUTI AMERICANI, ECCOVI I BUFFI LASCIATI DAI SENSI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 20 aprile 2011 a 11:40

In una città che vive e si abbevera di chiacchiere, la vendita della “As Roma” e il tramonto della famiglia Sensi offrono da mesi uno spettacolo variopinto. Che molto dice sullo stato dell’industria del pallone e sul rumoroso circo che le si muove attorno («papponi», ebbe a definirli Daniele De Rossi qualche tempo fa) e che, naturalmente, gira alla larga da un paio di domande chiave. Insieme a un marchio dalle straordinarie potenzialità, a una storia e a una passione cieca nella sua fede,cosa si sono comprati Thomas DiBenedetto, James Pallotta, Richard D’Amore e Michael Ruane?

Cosa c’è, davvero, nella pancia della “As Roma”? Si strepita sul prezzo di vendita («basso», disquisiscono alcuni), si lamenta un danno ai piccoli azionisti (che solo oggi scoprono di aver scommesso in borsa su una società tecnicamente fallita). Si confonde la futura linea di finanziamento operativa assicurata dal venditore Unicredit ai compratori con un’operazione di leverage (l’acquisto a debito, da caricare sui bilanci di ciò che si acquista) che non c’è stata. Si arriccia il naso sulla consistenza patrimoniale degli acquirenti americani che hanno evidentemente la colpa, nel Paese del capitalismo senza capitali, di aver tirato fuori una settantina di milioni di euro di tasca propria tra acquisto del 67 per cento delle azioni e immediato aumento di capitale per far fronte a perdite di 36 milioni di euro.

Qualcuno – e vale la pena ricordarlo non per ragioni di campanile – è arrivato a sfidarli neanche fossero dei bari, come Claudio Lotito, presidente di una società, la “Ss Lazio”, impiombata da un debito con il Fisco che, nel 2005, ammontava a 140 milioni di euro e che «ragioni di ordine pubblico» consigliarono di rateizzare in 23 comodi anni. Dunque? Se si ha la pazienza di leggere le centinaia di pagine e allegati del “Legal due diligence report” redatto dall’advisor dei venditori di “As Roma” il 23 novembre del 2010, si comprendono le ragioni di una trattativa lunga e complicata. Si scopre di quale sostanza è fatto il Colosseo che, consapevoli del rischio, gli americani hanno comprato. Quale Paese dei Balocchi e fabbrica di “buffi”, come a Roma si definisce il “pagherò”, sia stata Trigoria in questi anni. E lo sforzo titanico che sarà necessario per rimetterla al mondo e alle regole del mercato.

Conviene insomma sapere, tanto per dirne una, che su “As Roma” grava un contenzioso giudiziario (tra cause intentate, ingiunzioni di pagamento, azioni annunciate) tra i 50 e i 60 milioni di euro, più o meno l’importo di una buona campagna acquisti. Che tra chi bussa ancora a quattrini ai cancelli di Trigoria si avvistano ex giocatori come Gabriel Batistuta (chiede 9 milioni), Gustavo Bartelt (9 milioni anche lui), Ivan Helguera (un tribunale di Albacete, Spagna, gli ha già riconosciuto un indennizzo di 185 mila euro), Mauro Esposito (475 mila euro), Sebastiano Siviglia (pretende la differenza di salario che ancora deve ricevere a distanza di dieci anni). Ma conviene anche sapere che la lista di chi non è stato mai pagato, se lo è stato, solo in parte, è lunga come la fila ai tornelli della Curva Sud. Un’umanità varia di cui la due diligence dà conto solo «per le cause di valore superiore ai 100 mila euro» – e in cui capita di trovare un fior di professionista come l’avvocato Filippo Lubrano, già presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati cda della società, in causa, a Milano, per 2,5 milioni di euro. O l’ex medico sociale e oggi consigliere regionale Mario Brozzi (che chiede al giudice del lavoro che il suo vecchio contratto a tempo determinato sia trasformato in impiego a tempo pieno).

E, ancora, la società di marketing “Dls” (2 milioni e mezzo), la casa di cura “Villa Stuart”, dove i calciatori della Roma, evidentemente si sono curati “a uffa”, come si direbbe da queste parti, visto che le fatture non saldate sfiorano 1 milione e 300 mila euro. Del resto, appena il 18 ottobre scorso, i sindacati avevano recapitato alla società una lettera di messa in mora in cui si denunciavano «i ritardi, senza alcun preavviso, nel pagamento degli stipendi; il mancato rispetto della definizione dei piani ferie e del loro godimento; l’uso frequente di lavoro straordinario; il mancato rispetto delle norme sulla privacy; il mancato rispetto degli accordi sui bonus». Insomma, una pratica avventurosa nei rapporti di lavoro. Un po’ come avvenuto con i 402 contratti a tempo determinato firmati dalla società negli ultimi 5 anni (189 con pensionati), buoni evidentemente per retribuire un indotto di professionisti spesso dallo oscuro mandato.

Come nel caso del geometra Coricelli, saldato con 70 mila euro lordi annui, per adempiere, si legge nel suo contratto, a mansioni che neppure un asso dell’enigmistica sarebbe in grado di decrittare: «Attività di conduzione, avanzamento, finalizzazione di parti progettuali e avvio delle operazioni di cantiere la costruzione delle opere previste nell’ambito delle specifiche dei tempi e costi, determinati di volta in volta dai progetti». «I Sensi sono stati una famiglia generosa», si sente ripetere.  Andrebbe aggiunto, con i soldi di una banca, “Unicredit”, e con il piglio di quei padri che ipotecano la casaper comprarsi la macchina. I numeri, del resto, danno ragione all’adagio, se si pensa che a Bruno Conti (stipendio lordo annuo di 500 mila euro), l’As Roma, che fatica a pagare gli stipendi, concede un prestito in scadenza nel 2012 di oltre 200 mila euro (a oggi restituito per la metà). Che a Trigoria sono 7 le auto a disposizione della dirigenza, che nessuno ha mai trovato il tempo neppure di occuparsi dei contratti da 15 mila euro al mese dei giardinieri dei campi diallenamento, scaduti e apparentemente tacitamente rinnovati. Cari americani, benvenuti al Colosseo.

(20 aprile 2011 – fonte LaRepubblica – C.Bonini)

DA BOSTON PER RILANCIARE IL CALCIO ITALIANO CON L’ACQUISTO DELLA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 5 marzo 2011 a 00:39

Un gruppo di gestori di fondi degli Stati Uniti possono acquistare l’A.S. Roma, diventando l’unico proprietario straniero nel campionato di calcio in Italia in un momento in cui i club fanno fatica a riempire gli stadi e aumentare le vendite. Thomas DiBenedetto, un socio dei Boston Red Sox, è in testa al gruppo che include l’ hedge fund manager James Pallotta e un massimo di quattro altri investitori. Sono in trattative esclusive per acquistare il club tre volte campione italiano della famiglia Sensi e UniCredit SpA (UCG), con una scadenza entro il 17 marzo.

A differenza del Regno Unito, gli investitori stranieri hanno evitato il calcio italiano, perché il suo “modello di business è da decenni dietro” la Premier League inglese, ha detto Stephen Julius, fondatore della società di private equity Stellican Ltd. e l’ex proprietario del club Vicenza. La maggior parte delle squadre d’Italia di Serie A, tra cui la quotata Roma ma anche l’Inter, campione d’Europa,  non sono remunerativi.

“Nel calcio inglese, che hanno spremuto il limone e sviluppato lo sport in commercio, ma questo non è successo in Italia,” Julius ha detto in un’intervista telefonica.

La Roma, che ha vinto il titolo italiano nel 2001, è stata messo in vendita nel mese di luglio, perché la famiglia Sensi ha accumulato debiti per oltre 300 milioni di euro (416 milioni dollari). La banca ha accettato di scambiare il debito per l’equità e possiede congiuntamente una quota del 67 per cento nel gruppo.

Attrazioni turistiche

Il gruppo DiBenedetto può possedere il 60 per cento della squadra dopo l’acquisto di una quota iniziale e poi con il successivo acquisto di altre azioni con un’OPA. DiBenedetto non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Pallotta ha rifiutato di commentare attraverso un portavoce. Richard D’Amore, un partner di Venture Partners in Waltham, Massachusetts, e Michael Ruane di proprietà Boston società TA Associates Realty, sono tra gli altri investitori. Julian Movsesian, presidente di Newport Beach, California-based Successione Capital Alliance ed uno dei potenziali investitori, ha detto che la squadra non ha approfittato del turismo di Roma.

“E’ la squadra principale di Roma, così quando arrivano i turisti dovrebbero essere organizzati giri turistici dello stadio,” Movsesian ha detto in un’intervista. “La squadra non ha fatto un buon lavoro di marketing.” Anche la rivale della Roma, la  SS Lazio, è quotata in borsa.

Stadio Olimpico

La Roma, che affitta lo Stadio Olimpico, ha generato 8.700.000 € dalla vendita dei biglietti dello scorso anno – un decimo dell’Arsenal con il suo Emirates Stadium di Londra. Lo stadio italiano è stato riempito solo per il 56% nella stagione scorsa secondo le statistiche del campionato.

La Roma ha registrato una perdita netta di 21,9 milioni di euro e di 118 milioni di euro per l’anno fiscale conclusosi il giugno 2010. Le azioni della società hanno perso il 3% in borsa, dandogli un valore di mercato di circa 135 milioni di euro.

“Anche se la società non è redditizia  potrebbe avere un ritorno maggiore dalla pubblicità e la popolarità dei nuovi proprietari”, ha detto Sergio Pigoli, presidente di Milano-based consulente Pigoli Consulenza.

La massima serie inglese, la più ricca in Europa, ha attirato il miliardario russo Roman Abramovich, l’investitore americano John W. Henry e Abu Dhabi, Sheikh Mansour bin Zayed Al Nahyan come investitori. “L’Italia non è così attraente perché nessun club di altissimo livello possiede un proprio stadio e non hanno sviluppato le vendite di sponsorizzazione o di abbigliamento”, ha detto Patrizio Pazzaglia, manager presso la Banca Insinger de Beaufort NV.

(venerdì 4 marzo 2011 – fonte bloomberg.com)

CLAUDIO RANIERI: “IO NE HO PER TOTTI”

Inarticoli as roma, as roma su 3 marzo 2011 a 23:29

Ecco l’intervista integrale rilasciata da Claudio Ranieri a l’Espresso. Forse il problema è che il tempo scorre senza restituire più il senso di una stretta di mano. Almeno nella Roma che ha lasciato. “Sarò anche l’ultimo dei sentimentali, ma io me ne sono andato per amore della mia città.” Sessant’anni, una figlia , la stessa moglie incontrata decenni fa nel vento di Catanzaro. All’epoca, Claudio Ranieri spazzava da capitano sogni provinciali. Difendeva, maglia numero tre. Recitava a soggetto senza tirarsi indietro: “Ogni tanto, bisognava menare”. Oggi, chiuso il cerchio di un’esistenza con le dimissioni dalla squadra con cui inziò a girare il mondo nel 1973, torna a parlare. L’anno scorso sfiorò il titolo, e avvertì in anticipo: “I problemi arriveranno adesso”. Non lo hanno ascoltato, così si è fermato. Sensa società, coesione d’intenti e lealtà, Ranieri ha ballato da solo. Un valzer triste, instabile, coraggioso, tra sorrisi falsi, patti non onorati e ribellioni plateali portate ad arte in primo piano. Nel descrivere gli ultimi momenti, l’ex tecnico dipinge una Guernica romanista. Egoismi, immaturità, miseri espedienti da basso impero che in questo marzo di cambiamento, ha preferito non respirare.

Partiamo dall’ultimo fotogramma

“A Genova la Roma vola. Va sul 3-0 e alla fine si fa rimontare. Nello spogliatoio annuncio il mio addio ai giocatori. “Vi ringrazio uno a uno. Li saluto. Nessuno fiata”

La società non auspica traumi immediati

“Era necessario che i giocatori non avessero più scuse o capri espiatori. Che discutessero tra loro. Mi risulta lo abbiano fatto. Non a caso, da settimane avevo anticipato alla squadra il mio punto di vista: Ragazzi voi avete bisogno di uno choc”

Alcuni hanno brindato al suo addio

“Ne dubito. Se fosse accaduto davvero, avrei fatto bene ad andare via prima. Al mio interesse, ho sempre anteposto quello del gruppo. Ci ho messo la faccia, ho cercato un rapporto onesto e aperto con tutti.”

Dimettersi le è costato un milione di euro

“La dignità non è un assegno. A Torino, dove il feeling non era lo stesso, mi sono fatto pagare. Qui era diverso, non mi sarei più potuto guardare in faccia.”

Senza di lei, la Roma è tornata a impegnarsi

“E io sarei l’incompetente. quando sono arrivato, nel 2009, era ultima in classifica. Allora mi chiedo, dov’è la verità?”

Quanto ha influito l’incertezza societaria?

“Molto. Le voci di un cambio imminente al vertice hanno confuso l’ambiente, facendo perdere di vista l’obiettivo. Ho compiuto un errore di generosità. Mi sono detto resto comunque. Combatto.”

Le avevano garantito il rinnovo contrattuale?

“Sia la Sensi, sia gli uomini di Unicredit. Non è stato possibile, ma a me interessava relativamente. L’investitura sul mio futuro sarebbe stata soprattutto un segnale diretto alla squadra. Quando 20 persone sanno che sei in bilico, per mantenere l’armonia generale serve saldezza d’animo.”

Non tutti l’hanno mantenuta?

“No. In situazioni simili la mente va ovunque, si inquina l’aria. Dopo la sconfitta con il Basilea mi feci sentie: “Andremo incontro ad una stagione complicata. Saremo io e voi. Nessun altro. Faremo rotazioni continue. Se non siete d’accordo ditemelo. Altrimenti ci rimetteremo entrambi.” Ci fu silenzio, anche quella volta.”

Cosa è stato a far deragliare il progetto?

“Le troppe voci. Le false notizie: Forse arriva Angelini, domani firma Angelucci. La notizia dello sbarco americano ha propagato il caos definitivo. La macchina è finita fuori strada e poi si è fermata.”

Le lamentele dei giocatori sulla stampa hanno fatto il resto.

“Ci sono state reazioni che andavano punite. Calci alle borse, musi lunhi e labiali in diretta tv da sanzionare per dare un esempio. Non è accaduto e si è fornito il lasciapassare all’anarchia. Io non sono un personal trainer, io alleno 25 persone.”

Dicono che Totti non abbia tollerato lo smacco di Genova con la Sampdoria. In quell’occasione lei lo fece entrare a quattro minuti dalla fine

“Lo rifarei, era influenzato. Gioca chi è informa e Totti è un campione che, in un minuto, può cambiare il volto e il senso a una partita. Comunque non abbiamo mai litigato. Francesco è la bandiera della Roma. E nello spogliatoio è probabilmente molto più solo di quanto non appaia”

Doni, messo da parte, non la amava

“Julio Sergio è un bravissimo portiere”

Borriello recriminava

“Voleva giocare sempre, ma non è che al Milan fosse costantemente titolare. Lo faccio partire dal primo minuto, con il Napoli non vede un pallone. Due giorni dopo analizziamo la gara, glielo faccio notare e risponde: “Ero stanco, mister, venivo da tre partite consecutive”. Allora non capisco, ma forse sono tardo io. Se sei stanco, perchè dovrei farti giocare anche la quarta e la quinta partita consecutiva?

Con lei Pizarro non giocava. Con Montella è tornato a brillare. Una coincidenza?

“David da tempo aveva problemi al ginocchio. Fin dall’estate si era allenato poco e male. Non era pronto. Più lo difendevo dandogli il tempo di guarire, più trovavo insinuazioni quotidiane sui giornali. Siccome non sono un’idiota, l’ho preso molte volte da parte: “Hai dei problemi con me? Ti ho trattato male? Dimmelo in faccia” Se ho commesso un torto non ho paura di ammetterlo. Sono fatto così, non da ieri.”

Risposta?

“No, mister. Nessun problema”

Pizarro la guardava negli occhi?

“No. Mai. Che devo dire? io sono diverso, per me la sincerità è fondamentale”

A Genova, nel giorno dell’addio, in tribuna sedeva anche l’agente Davide Lippi. Ospite anche nel primo giorno post-Ranieri a Trigoria

“Non volevano smarrire la continuità (ride)”

Lei di Marcello Lippi aveva già parlato

“Non io, i media. Di solito sono informati. E se paventavano influenze romane di Lippi, qualcosa di vero doveva esserci.”

A Torino, invece, c’erano i fatti, le trame

“Mentre ero il tecnico della Juve, Lippi e il direttore generale Blanc officiavano la cena della piadina. Alcuni giorni dopo l’allegro convivio arriva Blanc da me: “Claudio, dobbiamo assolutamente prendere Cannavaro” Mi ribello: “Chi, scusa? Cannavaro?No, signori, no ci sto”. Io sono un uomo libero. Non ho procuratori, non ho agenti”

Quanto influiscono i procuratori nel calcio’

“Molto. E’ la categoria più a contatto con i giornalisti i presidenti e i giocatori.”

I giornalisti. Non tutti l’hanno sostenuta

“Sui collezionisti di cariche che commentano il calcio in tv preferirei tacere.”

Ha timori a far nomi?

“Non scherziamo. Dicevo quel che pensavo a 35 anni, figuriamoci a 60.”

Quindi?

“Io amo lo sport e detesto l’avanspettacolo. Se devo ridere vado a tatro”

Ancora una cosa. Chi l’ha tradita?

“Lasciamo perdere. Non è grave. Mi deludono solo quelli che rispetto davvero”

Nell’ultima gara di Champions contro lo Shaktar siete passati in vantaggio. Però Sky ha inquadrato a bordo campo volti non proprio felici

“Davvero? Non lo sapevo. So che sono stato solo. Solissimo. Da Madrid a Londra, da Torino a Roma. Sempre una rivoluzione proprietaria. Me le vado a cercare con il lanternino queste situazioni.”

Ha rimpianti?

“Nessuno. Mi rimane un anno e mezzo meraviglioso. Mi ero fatto capire, forse fin troppo bene. “Se non correte tutti, non arriviamo. Con invidie, antipatie, gelosie e cura ossessiva del proprio orticello, non faremo strada. Qualcuno sta pensando solo a se stesso.” Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. L’anno scorso eravamo uniti. Poi lo scenario è mutato. Quante volte avete visto litigi in campo?

Un’infinità

“Ecco. Non aggiungerei altro.”

Qualcuno ha messo in dubbio la preparazione atletica. I carichi di lavoro

“Era semplicemente avveniristica. Ma quando non conosci un argomento e sproloqui per convenienza, malafede o pigrizia, ragionare su cambi di direzioni e tecniche anaerobiche è patetico. Capanna, il preparatore atletico, è un luminare. Gli hanno attribuito anche il premio di categoria. Le faccio una domanda io adesso. Perchè nella Roma, da Taddei a Brighi, passando per Mexes, Riise e Perrotta, correvano sempre i soliti? Dopo i 18 anni, anche se è dura, bisogna decidere cosa si vule diventare da grandi. Sa che penso? Che questa squadra non ha bisogno di altri alibi. Deve vincere tirando fuori tutto tranne le scuse. Altrimenti non ne usciranno e il mio gesto si rivelerà del tutto inutile”

Chi le è rimasto nel cuore?

“Tante persone. Se devo fare un nome dico Burdisso. Un giorno parlai con la squadra. “Ho una convinzione. Si gioca bene in base a come ci si allena.” e lui, pronto: “No mister, si gioca come si vive.”

Profondo

“Bellissimo. Burdisso non si nasconde. Ti guarda sempre negli occhi.”

 (venerdì 4 marzo 2011 – fonte L’Espresso)

MANCANO LE FIRME MA UFFICIOSAMENTE SI LAVORA ALLA NUOVA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 3 marzo 2011 a 19:21

I mesi invernali sono quelli in cui si gettano le basi per il mercato estivo. In attesa che Thomas R. DiBenedetto assuma la carica di presidente della AS Roma – molto probabile che le firme vengano apposte nella settimana del derby – qualcosa già si sta muovendo.
Il primo tassello è quello che ha portato Gian Paolo Montali a ricoprire la carica di direttore operativo ora, e di direttore generale nella prossima stagione.
Per le altre cariche i contatti sono ben avviati e riguardano il ritorno di Franco Baldini, l’arrivo di Walter Sabatini quale direttore sportivo e di Carlo Ancelotti favorito come nuovo tecnico. In effetti oltre all’attuale allenatore del Chelsea, sula lista ci sono anche i nomi di André Villas Boas, 34enne allenatore del Porto, Guus Hiddink attuale commissario tecnico della Turchia e l’ex tecnico del Genoa Giampiero Gasperini.
Il lavoro grosso riguarderà però la squadra, per la quale saranno investiti circa 40 milioni di euro a cui si aggiungeranno quelli derivanti da eventuali cessioni. C’è sicuramente bisogno di una rifondazione, ma è altrettanto vero che difficilmente avverrà una vera e propria rivoluzione, sarebbe impensabile cambiare diciotto/venti giocatori. Vediamo ruolo per ruolo chi potrebbe partire e chi riconfermato. Portieri: Lobont primo indiziato, a seguirlo uno tra Doni e Julio Sergio. Reparto difensivo: sicura la partenza di Philippe Mexes, accordo raggiunto con il Milan e figli già iscritti presso una scuola francese di Milano, in uscita anche Juan (desideroso di tornare in Brasile), Burdisso jr. (che potrebbe andare in prestito) e cessioni minori che riguardano Loria, Antunes e Rosi. Riconferme, con un ruolo da comprimari per Cassetti, Burdisso e Riise. Centrocampo: potrebbero restare De Rossi, Pizarro, Perrotta e Greco, in uscita Simplicio, Brighi e Taddei. Attacco: dando per scontata la rescissione contrattuale per Adriano, potrebbero essere sacrificati Vucinic e Menez, dalla cui cessione si potrebbe ricavare un discreto gruzzolo da reinvestire e riconferme per Totti, che inevitabilmente chiuderà la carriera in giallorosso e Borriello. Sicuramente i nuovi dirigenti avranno un compito arduo ma al contempo stimolante potendo contare, dato non trascurabile, su un budget importante.

(martedì 1° marzo 2011 – federicoalbanesi.com)

ARRIVA ANCHE MISTER CELTICS PER LA ROMA!

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 febbraio 2011 a 11:44

(corsport - P.Torri)Dopo il baseball dei Red Sox, il basket dei Celtics. Per chi è pratico di sport professionistico, il top. Perché se prima erano in cinque, dopo la pos­sibile defezione di Arthur Falcone, sono rimasti in cinque. I soci americani che sono a un passo dall’ac­quisto della Roma. Il nome che fin qui era rimasto sconosciuto è quello di James J. Pallotta, 53 anni, socio della Boston Basketball Partners LLC che nel 2002 ha acquistato per circa settecento milioni di dollari la mitica squadra di pallacanestro di Boston, i Celtics, un marchio conosciuto in tutto il mondo, il Boston Garden, i colori bianco e verde, Bill Russel e Larry Bird giusto per citare due fuoriclasse del passato, la più titolata della Nba con 17 titoli, un re­cente passato e un presente tornato ai fasti di un tempo, un nuovo titolo conquistato tre anni fa, i big three, Garnett, Allen, Pierce, ma pure Rondo, O’Ne­al, sì il mitico Shaq, Perkins, che ne fanno pure que­st’anno la grande sfidante dei campioni dei Lakers per una rivalità che negli States ha fatto la storia della Nba e non solo.

NOME NUOVO -E’ lui, mister Pallotta, l’inedito anel­lo della cordata che sta arrivando all’acquisto della Roma. E’ lui che ha spedito, insieme agli altri quat­tro, il grande capo Tom DiBenedetto (che sarà il presidente della Roma), Julian Movsesian, Richard D’Amore, Michael Ruane, le risposte alle ulteriori richieste fatte daRoma 2000per passare a quella fase in esclusiva (durata trenta giorni) che domani, dopo il Cda convocato per il pomeriggio, dovrebbe dare il semaforo verde alla parte finale di una ces­sione che di fatto sta andando avanti da anni.

Mister Pallotta è cresciuto nel quartiere italiano di Boston, studente modello ma anche grande ap­passionato di sport, in particolare del basket che ha praticato da ragazzo, titolare nella squadra Ncaadella University of Massachusets (gioca tuttora al­meno una volta a settimana). Da tifoso, con una car­riera che è concepibile solo negliStates,è riuscito a diventare uno dei proprietari dei Celtics, facendo una carriera da assoluto numero uno nellaTudor In­vestmentsdove oggi dirige il fondo Raptor il cui portafoglio dice undici miliardi di dollari. E’ quasi sempre presente alle partite dei Celtics, più che da socio proprietario da tifoso, in America è finito sul­le prime pagine di tutti i giornali quando, in occa­sione delle finali Nba dello scorso anno, ha litigato duramente con ilcommissionerdella Lega, David Stern, a causa di alcuni arbitraggi che gli erano pia­ciuti poco nella serie finale contro i Lakers (nel ca­so, tenetelo lontano dai nostri di arbitri).

RETROSCENA -Il suo ingresso nella cordata capeggia­ta da DiBenedetto, non è recente, ma è stato quasi dalla prima ora. Solo che finora aveva preferito te­nere il profilo basso e non far conoscere il suo no­me. Ora quando pare proprio che si sia arrivati al­l’atto finale, il suo nome è potuto venire alla luce. Un ulteriore indizio di come la trattativa stia an­dando avanti secondo le aspettative, una trattativa che per molti versi era stata già pianificata nella tre giorni a New York dei vertici di Unicredit di qualche settimana fa. Oltre al nome di Pallotta, non è da escludere che nel prossimo futuro qualche al­tro socio possa affiancarsi ai cinque americani. Il nome di quest’ultimo socio, è anche un’ulteriore ga­ranzia sulla solidità economica del gruppo che è sempre più intenzionato a vestirsi di giallorosso. Domani, come detto, ci sarà il Cda diRoma 2000e poi si passerà alla fase in esclusiva. Parteciperà, ov­viamente, anche la dottoressa Rosella Sensi che ie­ri, forse per non perdere l’abitudine, è stata segna­lata in visita dal dottor Letta. Misteriosi (o no?) i contenuti del colloquio. Di sicuro non hanno parla­to di mister Pallotta.

(domenica 13 febbraio 2011)

AS ROMA, NUOVO SITO E NUOVO SPONSOR TECNICO, NIKE?

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 febbraio 2011 a 11:35

(IlRomanista – B.Devecchi) – Non c’era un ultimatum, una deadline, una data di scadenza. Per l’ok alla trattativa in esclusiva con gli americani, il termine fatto circolare nei giorni scorsi – ieri – era puramente indicativo. Comunque, sono arrivate dopo le 22 le integrazioni richieste da Unicredit e Roma 2000 alla Di Benedetto As Roma LLC, la società creata ad hoc per l’operazione. Lunedì potrebbe essere il giorno giusto per il via libera alla trattativa. Il condizionale è d’obbligo, perché il Cda di Roma 2000 non è stato ancora convocato. Saranno i suoi membri, il presidente Attilio Zimatore, Rosella Sensi e Antonio Muto, responsabile per il centrosud di Unicredit Corporate Banking, a dover prendere in esame le integrazioni. Che la banca sia ottimista, o comunque molto tranquilla, lo dimostra un atto che di per sé, apparentemente, dice poco. Ieri, infatti, l´assemblea degli azionisti di Compagnia Italpetroli ha approvato la costituzione di Newco Roma. Immediatamente dopo, è stata avviata la proceduta notarile per la scissione della stessa dalla holding dei Sensi. È in ce, questo, che Unicredit si aspetta nel breve termine l’happy end, il lieto fine della vendita del club. La neonata società sarà infatti titolare del ramo entertainment dell´As Roma. Newco erediterà le quote di controllo da Roma 2000. Tradotto: la proposta di acquisto per l’As Roma dovrà avere ad oggetto Newco. Entro un paio di mesi, la procedura di scissione di Newco da Italpetroli dovrebbe essere completata. I tempi dovrebbero coincidere con quelli della possibile vendita del club agli americani. E non è un caso. Si continua a parlare molto in città del progetto a stelle e strisce. L´idea degli americani è di universalizzare il marchio As Roma. Cambieranno parecchie cose, dentro a fuori Trigoria. Saranno aperti dei Roma point anche al di fuori del Grande Raccordo Anulare, sarà rinnovata la veste grafica del sito internet (la futura versione dovrebbe essere tradotta, si dice, in una decina di lingue), ma soprattutto dovrebbe essere risolto il contratto che lega l’As Roma a Kappa. Gli americani sanno di over andare incontro a una pesante penale, ma intendono tirare diritto. La società avrà uno sponsor tecnico nuovo. Il nome più gettonato, quello che viene dato quasi per certo, è Nike. Per riuscire a vendere il brand giallorosso ovunque, però, il consorzio USA ha bisogno di una squadra competitiva. Ecco perché DiBenedetto & Co. non hanno alcuna intenzione di cedere i gioielli. I pezzi pregiati della rosa. Anzi, l´obiettivo è quello di rafforzare un organico che già adesso è in grado di giocarsela con chiunque. Si parla di una cifra compresa tra i 40 e gli 80 milioni di euro per la campagna acquisti. È una forbice ampia, potrebbe obiettare qualcuno. Il fatto è che molto dipenderà anche dall´esito di questa stagione.

(sabato 12 febbraio 2011)

VENDITA ROMA, QUESTIONE DI ORE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 12:05

(GazzettaSport – A.CATAPANO) – Stanno andando a dama. Le pedine sono piazzate da giorni, ancora un paio da spostare e oplà, il gioco sarà fatto. Anche ieri, UniCredit e Thomas DiBenedetto sono rimasti in contatto, gli ultimi confronti sulla struttura finanziaria dell’operazione: l’evidenza dei fondi, già garantita dalla banca Piper Jaffray, e la composizione azionaria della società. La consegna dei documenti richiesti da UniCredit – attesa a breve, ormai è solo questione di ore – lancerà ufficialmente l’operazione DiBenedetto: già domani potrebbe scattare la trattativa esclusiva di cessione, e in pochi giorni le parti firmeranno il contratto di acquisto. Che si è in dirittura d’arrivo, lo ha confermato ieri anche Federico Ghizzoni, a.d. UniCredit: «Le trattative vanno avanti bene, c’è molta positività – ha detto a Mf Dow Jones – . Nuovi soggetti coinvolti nell’operazione? Ne leggo tante, ma non corrispondono alle informazioni che ho».
Sono cinque i protagonisti di questo affare, ciò non toglie che in futuro possano entrare nuovi soggetti, un paio, personaggi molto «liquidi» . Non perché ce ne sia bisogno, piuttosto perché conquistati dal progetto DiBenedetto. Julian Movsesian, uno degli investitori già coinvolti, ieri ha raccontato al sito italiansoccerseriea.com. «Ero tifoso del Milan, ora ovviamente lo diventerò della Roma. Gestiremo tutto in Italia, non dagli Usa. Potenzieremo il marketing, e speriamo di poter vincere ancora questo scudetto».
La classifica è quella che è, come la sintonia a Trigoria. Presidentessa triste e solitaria, giocatori sballottati, allenatore che chiede gesti concreti per riacquistare autorevolezza. Un rinnovo biennale, vuole Ranieri. Ma chi glielo firma? La Sensi non può e non gli interessa. UniCredit vorrebbe ma non può decidere da sola. DiBenedetto non è disposto a concedere più di una stagione con clausola rescissoria. Il tempo non gioca a favore dell’allenatore. Se gli americani compreranno in fretta, gli resterà in mano poco e niente. Come si dice, chi troppo vuole nulla stringe. Almeno a Roma.

(giovedì 10 febbraio 2011)

GLI AMERICANI: “SIAMO QUI PER VINCERE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:59

(IlRomanista – D.GALLI) - Se gli americani vogliono l´As Roma, è perché credono in un grande progetto. Pensano di poter vendere questi colori, questo marchio, in ogni parte del globo. Ma il loro quartier generale non sarà in America, da dove pure provengono. Ma a Roma.

«Cosa voglio dire ai tifosi romanisti? Mi auguro quest´anno di vincere lo scudetto». Non è niente male la seconda uscita pubblica di mister Julian Movsesian. Tace DiBenedetto, il futuro possibile presidente della società, si dimostra invece alquanto loquace l´uomo che presiede la Capital Management Strategies Inc. e la Succession Capital Alliance. Movsesian si concede al sito italiansoccerseriea.com. «È tutta la vita - esordisce – che seguo il calcio italiano. Parliamo di oltre 40 anni. Mi piaceva già da bambino. Il Milan era la mia squadra preferita, ma adesso sono un tifoso della Roma». Qualche socio della cordata a stelle e strisce parla italiano, qualcun altro no, dice Movsesian. Che poi rivela «di non avere mai fatto affari prima d´ora in Italia, ma di esserci stato molte volte». In che veste? Facile. Da turista. Come DiBenedetto, peraltro.

Un passaggio molto importante dell´intervista è quello dove Movsesian tratteggia i contorni dell´investimento che lui e i suoi soci si accingono a fare: «Tutto sarà coordinato da Roma. Abbiamo un significativo background in gestione aziendale. Ovviamente, è per questo che abbiamo presentato l´offerta per l´As Roma. Qual è la nostra visione per il club? Vogliamo coltivare e accrescere il marketing globale. Finora, è stato carente».
Vedremo come si articolerà esattamente il progetto americano. Qualcuno dubita addirittura che alla fine sarà questo consorzio a prendere l´As Roma. Per ora, non c´è motivo per dubitare. Al Romanista viene confermata la presenza di un grosso sponsor dietro il consorzio americano. Sono stati fatti due nomi. Uno dei due è un gigante dell´alta finanzia. È George Soros. L´altro è il magnate dell´abbigliamento John J.Fisher. Uno dei suoi marchi, Gap, è sbarcato da pochi mesi in Italia. È fondamentale insistere su un concetto: si tratta di rumors. Rumors fondati, ma pur sempre rumors.

Soros, Fisher o chi altri sia questo soggetto, il concetto fondamentale è uno: questa operazione nasconderebbe delle cifre e un disegno importanti. Ieri, l´ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso la possibilità di una cordata “a geometria variabile”: «Ne leggo tante, ma non mi risulta. Le negoziazioni vanno comunque avanti in maniera positiva». Come tempi ci siamo. Oggi Unicredit e Roma 2000 attendono le integrazioni richieste, tra cui quella sulle identità dei soggetti – quelli che a breve appariranno - che costituiranno la cordata USA. Domani, salvo cataclismi, dovrebbe essere concesso il via libera alla trattativa in esclusiva. Nel frattempo, stando a quello che ieri scriveva Il Messaggero, domani Compagnia Italpetroli dovrebbe votare la scissione a favore di Newco Roma di Roma 2000, la società
che controlla il 67% dell´As Roma e attualmente in pancia alla holding della famiglia Sensi. Una volta completata l´intera operazione – ci dovrebbero volere poco più di due mesi – Unicredit rileverà il 51% di Newco dai Sensi e lo cederà agli americani. Le indiscrezioni sulla presunta mancata
disponibilità di tutti e cinque i membri della cordata (peraltro, non confermate in ambienti finanziari), hanno suscitato nel frattempo qualche preoccupazione in Borsa. Il titolo As Roma, ieri, ha fatto registrare una flessione dello 0,68%, chiudendo la giornata a Piazza Affari a 1,163 euro.

(giovedì 10 febbraio 2011)

GLI AMERICANI SONO GIA’ A ROMA: “DIBENEDETTO FACCI SOGNARE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:52

(IlRomanista – D.GALLI) – Americà, facce Tarzan. Quindici anni dopo quella strepitosa pellicola di Alberto Sordi, alias Nando Mericoni, gli americani hanno fatto Tarzan per davvero.

Anzi, hanno fatto Tarzan e pure qualcosa di più. Nel 1969 hanno portato a Roma stars and stripes, stelle e strisce, del sogno americano. Qui all´American University of Rome ti insegnano a coltivarlo. Alla maniera loro, però. Quella dei college, dove lo studente è al centro dell´attività didattica e la città – la nostra città – è la loro classroom. La classe. Qui è il Gianicolo. Il cannone alle spalle, er Fontanone è a due passi, Roma sta là sotto. L´orizzonte è reso rarefatto dall´aria stagnante, figlia di un´alta pressione che da settimane gravita, imperterrita, su Roma. Ma da lassù, da questo stabile metà giallo e metà rosso (sul serio) dove studia un angolo di mondo multirazziale – americani, arabi, sudamericani, indiani, e persino italiani – c´è una visuale pazzesca.

Lontani dai miasmi del traffico capitolino si ha una panoramica decisamente migliore della vita. Della vita, ma pure della trattativa tra Unicredit e Mr. DiBenedetto & Co. All´American University of Rome non c´è uno che non tifi per la cordata a stelle e strisce. Aggiungiamo: ovviamente. Gli americani a Roma esistono. E devono passarsela pure discretamente bene. Perché per sei mesi in questo ateneo ci vogliono seimila euro. «Ma guardi che la retta è molto inferiore a quella dei college USA», si affretta a spiegare miss Maurizia Garzia, l´assistente esecutiva del presidente. Non lo mettiamo in dubbio. E in ogni caso, questa non sembra Italia. Il prezzo è proporzionato a quello che l´università ti mette a disposizione. Una sala computer, giardini dove è possibile studiare nel più assoluto silenzio, aree relax. L´italiano è un´eccezione.

Si parla la lingua degli affari. Del business. Si parla la lingua di DiBenedetto. Del possibile futuro presidente dell´As Roma. «Sì, l´italiano è l´eccezione. Però non pensi che qua siano tutti americani. Vede quello studente lì? Viene dall´India. E quell´altro piegato sui libri? È arabo. Questo è un campus internazionale». Il professor Bjørn Thomassen è la conferma vivente di quello che viene riportato sul depliantinformativo: qui si incontrano uomini e donne di quaranta nazioni. Esattamente come avviene ogni giorno nelle Avenue e nelle Street di New York. Che ci fa in un college americano a Roma un docente danese («sono di Bornholm, un´isoletta nel Baltico, bel posto, tranquillo, ma forse pure troppo») di scienze politiche e antropologia? «Sono arrivato in Italia per amore. Mi sono sposato con una…». Con un´italiana? «No, di più. Con una famiglia romanista». Tanto di cappello, mister Bjørn. «Dico sul serio. Sono in Italia dal ´97, a Roma dal 2003 ma in Curva Sud dal 2001». E due: tanto di cappello. «Pensi. Mio cognato è di Gradisca, in provincia di Gorizia. Sapendo che era uno sfegatato tifoso della Roma, all´inizio della mia permanenza nel vostro Paese gli ho fatto credere, per gioco, che ero laziale. Per anni – Bjørn lo dice sorridendo – mi ha guardato con diffidenza». Per loro – docenti e studenti dell´American University of Roma – la vendita dell´As Roma è una cosa serissima. Più di quanto lo sia in Italia.

E il professor Thomassen ci spiega la ragione. «Per voi il calcio sono solo chiacchiere da bar. Nei Paesi anglosassoni è considerato invece un fattore economico, politico e sociale. Il prossimo semestre il professor SimoMartin terrà qui un corso su calcio e politica. E un nostro studente, due anni fa, usò una tesi sull´organizzazione del tifo laziale per chiedere un dottorato di ricerca a Londra. Lo ottenne». Il pallone fa parte integrante del tessuto cittadino. “Roma è la nostra classroom”, è il motto dell´ateneo. Quindi, per logica conseguenza, lo è anche l´As Roma. «Stiamo tutti tifando per l´offerta americana”, commenta Thomassen. “Se andasse in porto – prosegue – permetterebbe di rafforzare il nostro legame con gli Stati Uniti. I nostri studenti si riconoscono nell´italoamericano DiBenedetto». Ma cosa si sa nell´American University of Rome di questo businessman bostoniano? Ben poco, conferma Thomassen: «Abbia-mo appreso dai giornali che la loro proposta economica è seria. Ci solletica l´idea di fare marketing negli USA attraverso l´As Roma».

Per i docenti, DiBenedetto è un´occasione di crescita. Per gli studenti, è l´uomo che può far restare grande l´As Roma. La pensano così l´italianissima Giulia («scriva che sono una fan sfegatata di Borriello, ma che per me ogni cosa viene dopo Totti»), l´ex americano Orfeo («sono italiano, ma ho vissuto fino a 17 anni negli States») e la russa Lia, che ha scelto di venire a studiare a Roma da Mosca, dove viveva, perché Roma – anzi, l´As Roma – ce l´ha tatuata sulle spalle. E nel cuore. A questa appendice italiana della cultura made in USA è ignota l´identità di Mr. DiBenedetto. Ma è ignota anche quella del loro futuro presidente. Già, perché l´attuale numero uno dell´American University of Rome, Andrew Thompson, è ad interim. «Presto ci saranno nuove elezioni. Noi sapremo chi sarà il prossimo presidente solo a cose fatte», ci dice miss Garzia. Vabbé, ma chi sono i candidati? «Non si sa. È un´informazione confidenziale». Ci risiamo. Era confidenziale il numero dei possibili compratori americani dell´As Roma, e figuratevi se non erano confidenziali i loro nomi. «È tutto confidenziale negli Stati Uniti. La privacy ha un valore fondamentale», chiarisce sorridendo miss Garzia. E comunque non è vero che nessuno sappia chi sia DiBenedetto. «Uno dei componenti del nostro Cda dovrebbe essere in contatto con lui». Ad Andrew Thompson, sangue britannico, dello Yorkshire per la precisione, moglie e figli italiani («Luca, 6 anni, mi ha già chiesto una maglietta romanista») e trascorsi da baby tifoso del Leeds United, scintillano gli occhi. Un futuro americano per l´As Roma sarebbe il massimo per l´American University of Rome. «Sapevamo – dice Thompson – della passione di DiBenedetto per lo sport e del suo rapporto con i Boston Red Sox. Alla luce dell´investimento non indifferente e delle sue origini italiane, ci farebbe piacere conoscerlo. Magari potrebbe venire anche ad assistere a qualche partita delle nostre squadre». L´università ne ha due: gli “Wolves” per gli uomini e le “She Wolves”, per le ragazze in tacchetti e gonnella. Thompson ha un´idea: «Si ventilava la possibilità di offrigli una carica onoraria del nostro ateneo. A maggior ragione, se davvero venisse a vivere a Roma». Eh già, sarebbe un dream, per i romanisti. Ma lo sarebbe anche per questa università arrampicata su San Pietro. Sarebbe l´american dream.

(giovedì 10 febbraio 2011)

UNA CHAMPIONS DA PROTAGONISTA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:43

(Il Messaggero – R. DIMITO) - Integrazioni richieste da Unicredit. Tradotto in parole povere la ”DiBenedetto As Roma llc” guidata da uno degli azionisti della Red Sox, vuole rafforzare la società giallorossa per competere nei prossimi cinque anni nella vecchia Coppa dei Campioni. Come, quando? Nella parte riguardante il piano industriale non si fa cenno ai nomi dell’allenatore nè dei giocatori. Non lo richiedeva Unicredit che invece ha preteso precise garanzie sull’oggi e soprattutto il domani. Eccole, come Il Messaggero è in grado di rivelare. Sono contenute nelle 70 pagine più gli allegati. DiBenedetto & c in tandem con Unicredit vuole acquistare il 67% della Roma secondo la proporzione del 60% agli americani e il 40% di Unicredit: per la partecipazione la somma offerta sarebbe di 77 milioni, di cui quindi 46,2 milioni versati dagli Usa, 30,8 milioni da piazza Cordusio. Questi i termini della proposta d’acquisto che comprende, però, anche il marchio e Trigoria, valutati e da pagare a parte: circa 15 milioni per entrambi gli asset. Vediamo.

Dal 2007 il brand è stato trasferito alla Soccer sas, una società in accomandita semplice, un particolare tipo di società di persone caratterizzato da due categorie di soci. La As Roma è il socio accomandante, cioè risponde delle obbligazioni limitatamente alla propria quota, possiede il 97,4%; la Brand management srl partecipata con pacchetti uguali da Dao Consulting Srl (di proprietà di Stefano Dealessi e Edoardo Ottaviani) e da Maria Cristina Sensi, è il socio accomandatario, al quale è riservata l’amministrazione e ha il 2,6%. Quanto al centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria, il proprietario è Banca Italease, l’istituto di leasing del Banco Popolare, il quarto gruppo bancario italiano (guidato da uno dei più prestigiosi banchieri in circolazione, Pierfrancesco Saviotti, interista di fede e consigliere del club neroazzurro) che ha concesso una locazione immobiliare come società utilizzatrice alla As Roma real estate, controllata da Roma 2000, lo stesso padrone del club giallorosso. Come tutti i leasing, l’utilizzatore, cioè As Roma real estate ha un diritto di riscatto alla scadenza del contratto (fine 2020) dopo aver pagato le rate e il riscatto: in tutto 21,7 milioni, di cui gli ultimi 7, da versare a dicembre di quell’anno, come riscatto.

L’offerta di DiBenedetto prevede un prezzo pari al cosiddetto nav, cioè il valore della società al netto dei debiti. Complessivamente quindi fra il 67% della squadra, il marchio e Trigoria il prezzo di americani e Unicredit si aggira a 92 milioni circa, dei quali circa 55 milioni a carico di DiBenedetto & c, poco meno di 37 della banca. Passando di mano la maggioranza di una società quotata, in base alla legge Draghi, i nuovi acquirenti sono tenuti a lanciare l’opa sul 33% sparso sul mercato: il prezzo dell’offerta sarebbe stato stimato attorno a 40 milioni. Il prezzo definitivo dipende dal calcolo del valore dei titoli del club in un periodo di tempo precedente il varo dell’offerta. Per maggio, il 100% della As Roma dovrebbe essere detenuto dagli Usa e da Unicredit, secondo una tabella di marcia per la quale l’esclusiva di 30 giorni ai nuovi soci potrebbe finire a metà marzo. Quando partirà l’iter dell’Antitrust e della convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi vertici (seconda metà di aprile). DiBenedetto dovrebbe essere il presidente. Il futuro. I nuovi padroni sono pronti a ricapitalizzare il club con 80 milioni in due tempi. Subito 40 milioni, in un secondo tempo – un paio d’anni – altra ricapitalizzazione da 40. Sempre che per esigenze specifiche, non si scelga di varare rafforzamenti patrimoniali in più tranche. Sempre per 40 milioni. DiBenedetto vuole giocare in Champions league per cinque anni. Ma il piano industriale ha obiettivi ambiziosi anche per le attività extracalcistiche. Il fatturato, come risulta nell’offerta, dovrebbe crescere nei prossimi cinque anni dagli attuali 130 a 180 milioni. Quattro i filoni di sviluppo: riempire al massimo lo stadio; potenziare il sistema di sponsorizzazioni e eventi (Trigoria polo di meeting); sviluppo del merchandising con una campagna di sensibilizzazione sul marchio per tenere alla larga i prodotti ”taroccati” e la rete internazionale sui vivai calcistici. Un programma ambizioso che DiBenedetto vuol sviluppare avendo al fianco Unicredit con cui sarà stipulato un ”patto”. «Le negoziazioni vanno avanti bene, sono sempre positivo», ha detto ieri Federico Ghizzoni. Ma negli accordi con gli americani spunta una novità: la banca si impegna a rimanere col 5%, dopo aver ”sindacato”, cioè ceduto il 35% a qualche altro partner sul quale dovrà esserci il ”gradimento” degli Usa: questa preferenza si manifesterà in relazione allo sviluppo dei business extracalcistico.

(giovedì 10 febbraio 2011)

CESSIONE AS ROMA, CONTO ALLA ROVESCIA SU OFFERTE. AMERICANI AVANTI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 30 gennaio 2011 a 01:20

È conto alla rovescia per la conquista dell’As Roma. Lunedì è fissato infatti il termine per il deposito delle offerte vincolanti e nella capitale c’è molta attesa soprattutto per quella targata Usa, su cui hanno lavorato fianco a fianco i vertici di UniCredit e la cordata capitanata dal patron dei Boston Red Sox, Thomas R. Di Benedetto. In mattinata è tornato intanto dagli Stati Uniti l’ultimo degli emissari della banca milanese, Piergiorgio Peluso (accompagnato dall’avvocato Roberto Cappelli), che in questi giorni ha avuto modo di incontrare a New York i cinque investitori americani: Di Benedetto, Julian Movsesian, Michael A. Ruane, Arthur J. Falcone e William C. Powers. Peluso, dopo essersi recato nel quartier generale di Piazza Cordusio, è poi volato nella capitale dove continurà a seguire da vicino la procedura. Bocche ben cucite anche negli ambienti vicini all’altro potenziale acquirente dell’As Roma, Gianpaolo Angelucci, che nell’operazione è assistito da Banca Imi (Intesa SanPaolo). L’imprenditore romano, secondo le attese, sarebbe intenzionato a rilanciare rispetto alla precedente offerta. Nel suo disegno di offerta, si dice, ci sarebbero circa 70-80 milioni per il controllo della squadra, più altri 130 milioni da investire sul club di Trigoria nell’arco di tre anni. D’altro canto gli americani valorizzerebbero la squadra intorno ai 120 e i 130 milioni di euro a cui si aggiungerebbero altri 100 per il piano industriale. In questo piano UniCredit resterebbe azionista con una partecipazione di minoranza (intorno al 25%). Resta infine l’incognita araba: Il fondo di Abu Dhabi, azionisti di UniCredit, Aabar aveva avuto accesso alla data-room dell’As Roma ma al momento non esce allo scoperto. L’attesa è quindi tutta per lunedì. Una volta aperte le buste, la palla passerà a UniCredit, famiglia Sensi e al professore indipendente Attilio Zimatore che dovranno scegliere a chi dare l’esclusiva. Secondo le attese questo potrebbe avvenire nell’arco di sette giorni dall’apertura delle buste. In modo da arrivare al deposito del «filing» dell’operazione già entro fine febbraio.

(sabato 29 gennaio 2011 – fonte ansa.it)

ECCO LA NUOVA ROMA TARGATA USA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 30 gennaio 2011 a 01:17

Una As Roma a stelle e strisce. La sognano in questi giorni i tifosi giallorossi e la inseguono anche gli investitori americani che compongono il consorzio Usa, guidato da Thomas DiBenedetto, che si prepara a definire i dettagli della “binding offer” da presentare entro la deadline del 31 gennaio fissata da Unicredit. Le giornate di incontri a New York tra le due parti hanno fatto raggiungere un’intesa di massima su quello che potrebbe essere la nuova Roma targata Usa.
Secondo quanto risulta a MF/Milano Finanza la nuova proprietà giallorossa e gli asset correlati, se la gara verrà vinta dagli americani, avrà una composizione azionaria per il 60% controllata dal socio made in Usa e per il rimanente 40% da Unicredit. La banca potrà successivamente cedere una parte della sua quota, il 20%, ad un imprenditore italiano da scegliere in una lista di nomi (già presentata agli americani), tra i quali figurerebbero il Fondo Clessidra e l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini. In questo modo gli americani, accettando questo tipo di struttura azionaria, hanno di fatto voluto privilegiare sia la continuità e la connessione al territorio, attraverso il socio Unicredit, sia salvare un importante elemento di italianità, accettando un socio italiano.
Questo è dunque il progetto Roma che prenderà corpo se gli americani taglieranno per primi il traguardo. In queste ore gli advisor, Piper Jaffray, PriceWaterHouseCoopers e lo studio legale Tonucci, per conto del consorzio americano, stanno mettendo a punto l’offerta per il 67% della As Roma e per gli asset correlati, offerta che verrà consegnato all’advisor Rothschild lunedì. La gara che si profila a tre, con l’imprenditore Gianpaolo Angelucci e il fondo Aabar entrerà dunque nel vivo nelle prossime settimane, quando il Cda di Italpetroli si riunirà per aprire le buste e selezionare l’offerta migliore. Quindi si entrerà in una trattativa esclusiva tra le parti per il passaggio di proprietà (che comprende anche l’Opa obbligatoria sul 100% del capitale come previsto dalla legge) che dovrebbe prevedere la conclusione del closing per i primi giorni di marzo. Insomma tutti ai nastri di partenza.

(sabato 29 gennaio 2011 – fonte MF-DJ)

THOMAS RICHARD DI BENEDETTO, IL TYCOON CHE VUOLE LA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 27 gennaio 2011 a 14:08

Americano, bostoniano, 61 anni, sposato, cinque figli, un’esperienza nel mondo sportivo che, in sintesi, si può riassumere con i Boston Red Sox, una delle squadre simbolo del baseball a stesse e strisce, un fatturato da centinaia di milioni di dollari all’anno. Eccolo un breve identikit di mister Thomas R. Di Benedetto, il numero uno del gruppo di americani che in queste ore stanno trattando con sempre mag­giore convinzione l’acquisto della Roma.

DISCREZIONE – Deve essere un signore che preferisce la discrezione all’immagine, visto che nonostante approfondite ricerche nell’infinito mondo del web, non siamo riusciti a trovare una fotografia di questo italo americano intenzionato a comprare casa a Roma. Da proprietario della società giallorossa. L’unica immagine che è venuta fuori, è quella di uno dei suoi cinque figli, che ha il suo stesso nome perché agli americani piace tanto mettere junior alla fine del cognome, giocatore professionista di baseball, cresciuto nei Red Sox, i calzini rossi, franchigia che pochi anni fa è riuscita a vincere il titolo dopo un’astinenza di 86 anni, conseguenza di quella che negli Stati Uniti era stata definita la maledizione di Babe Ruth, un Maradona del baseball di inizio novecento, venduto ai nemici dei New York Yankees per poi non vincere più nulla.

ATTIVITA’ – Tra le molteplici attività di mister Di Benedetto, c’è quella di presidente del Boston International Group dal 1983, anno del secondo scudetto della Roma. E’ un gruppo che spazia dallo sport alle società immobiliari. Tra le società di cui fa parte mister Di Benedetto, c’è la New England Sport Ventures specializzata nello e per lo sport e che ha una solidissima esperienza alle spalle. E’ una società che comprende sedici soci e tra questi ci saranno i partner di mister Di Benedetto nell’eventuale avventura romana e romanista (questa è la lista dei nomi: John W. Henry, Thomas C. Werner, Michael Egan, David Ginsberg, Michael Gordon, John A. Kaneb, Seth Klarman, Lar­ry Lucchino, Henry F. McCance, Philip H. Morse, The New York Times Company, Art Nicholas, Frank Resnek, Martin Trust, Jeffrey Vinik).

L’IDEA - Insieme ad alcuni di questi amici, piuttosto solidi dal punto di vista economico, mister Di Benedetto (la sua famiglia ha origini abruzzesi), qualche mese fa ha deciso di provare l’avventura nel calcio europeo, in particolare quello italiano e quando gli è stato fatto il nome della Roma è partita l’avventura, spinto anche da alcuni cari amici che proprio in quei giorni gli avevano comunicato di aver comprato il Liverpool. Di Benedetto ha una grande esperienza alle spalle e una preparazione di grandissima qualità. Ha un master in Business Administration conseguito presso la Wharton School, University of Pennsylvania e un Bachelor of Arts con lode in Economia presso il Trinity College di Hartford nel Connecticut, dove Bachelor deve tradursi con laurea.

Questo è a grandi linee l’identikit del mister che si è innamorato dell’idea di acquistare la Roma. Puntando su un progetto che prevede la costruzione di uno stadio (il gruppo si sarebbe dato otto anni di tempo per farlo), il merchandising, il marchio Roma e investimenti sulla squadra. Se sarà, buon lavoro mister Di Benedetto (e soci).

( mercoledì 26 gennaio 2011 – fonte corsport.it)

CINQUE IMPRENDITORI USA A UN PASSO DALLA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 27 gennaio 2011 a 14:01

Chissà se a portar bene è stata la neve o New York City. Certo è che i cinque imprenditori americani con il sogno giallorosso nel cassetto sono ad un passo da un’intesa per portarsi a casa la As Roma. Thomas R. Di Benedetto, Julian Movsesian, Richard D’Amore, Michael A. Ruane e Arthur J. Falcone. Tenuti segreti per mesi, per evitare quello che capitò nel 2008 con George Soros, sono questi i nomi di coloro che compongono il consorzio a stelle e strisce. Il più noto dei cinque soggetti coinvolti nella trattativa con Unicredit è Thomas R. Di Benedetto, imprenditore di Boston, socio dei Red Sox, un manager espertissimo nel settore sportivo. È stato lui a mettere insieme i milionari interessati ad acquistare la squadra di Totti & Co. Ed è lui che in queste ore è ancora seduto attorno ad un tavolo con Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso di Unicredit per siglare un memorandum d’intesa che contenga le linee guida di un accordo da perfezionare nelle prossime settimane per il passaggio del club. Il consorzio Usa comprende Julian Movsesian, presidente e fondatore della Capital Management Strategies nonché presidente e a.d. della Succession Capital Alliance, compagnia attiva sul mercato Usa delle assicurazioni e punto di riferimento a livello nazionale.

Nell’elenco figura anche Art Falcone a capo dell’omonimo gruppo che si occupa della ricerca, dell’acquisizione e della vendita di progetti immobiliari in diversi settori. Il nome di Michael A. Ruane, invece, è associato alla TA Associates Realty, società con base a Boston che agisce nel settore immobiliare e che gestisce asset per circa 8 miliardi di dollari. Infine Richard D’Amore anche lui di Boston, general partner della North Bridge Venture Partners, una venture capital di profilo internazionale. Non è più della partita Bill Powers. Tutti pronti ad investire nel club e a scommettere sul futuro della As Roma. Le parti dopo una seconda riunione fiume, coadiuvati dai rispettivi legali, Roberto Cappelli e Mauro Baldissoni, hanno deciso di portare avanti la trattativa rinviando di un giorno il ritorno in Italia. Questo per poter giungere al Mou già nelle prossime ore. L’intesa generale, a cui si sta lavorando, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ruota attorno al ruolo che avrà la banca nella nuova As Roma, a maggioranza americana, il numero dei consiglieri che Unicredit potrà esprimere. Quindi si sta trattando sui finanziamenti e anche sull’ammontare della ricapitalizzazione che dovranno fare i nuovi acquirenti.

L’iter, dopo la sigla del Memorandum prevede che, secondo la procedura di gara, gli americani presentino entro il 31 gennaio la loro «binding offer». Ancora top secret e da definire le cifre e i dettagli, ma attorno a quel tavolo a questo progetto credono tutti.

(giovedì 27 gennaio 2011 – fonte milanofinanza.it)

UNICREDIT, VERTICE A NEW YORK. E’ IL GIORNO DEGLI AMERICANI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 24 gennaio 2011 a 18:13

Il giorno degli americani. Non a Roma, ma quasi. Domani, a New York, Unicredit incontra il gruppo statunitense interessato ad acquistare il club giallorosso. Come riferisce Mf Dow Jones, una nota banca d’affari della Grande Mela sarà lo scenario del vertice che vedrà Paolo Fiorentino, vice direttore generale dell’istituto di credito, e Piergiorgio Peluso, responsabile di Unicredit corporate e investment – tra l’altro, i due nomi più vicini al dossier Roma, gli stessi presenti nel giorno della firma dell’accordo con Rosella Sensi – sedersi faccia a faccia con i membri del gruppo interessato ad acquistare il club giallorosso. 
 Oggi la partenza per gli States dei dirigenti della banca. Un incontro fondamentale: perché Unicredit, che attende entro la fine del mese le offerte vincolanti per l’acquisto del club, discuterà anche un’eventuale partecipazione all’affare se – come sembra – la nuova Roma vestirà a stelle e strisce. Una conferma indiretta sulla serietà dei soggetti coinvolti (imprenditori interessati a “sviluppare il business sportivo”), che già negli ultimi giorni della scorsa settimana – tra giovedì e sabato – avevano portato avanti contatti importanti con i vertici di Piazza Cordusio, anche attraverso lo studio legale Tonucci che li rappresenta in Italia. Il primo passo, forse, verso il futuro della Roma.

(24 gennaio 2011 – fonte larepubblica.it)

AS ROMA: DOMANI A NY VERTICE UNICREDIT-AMERICANI PER CESSIONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 24 gennaio 2011 a 18:10

Unicredit-americani, contatti in corso. Si incontreranno domani mattina a  New York, presso la sede di una importante banca d’affari, i rappresentanti di Unicredit  e gli imprenditori statunitensi interessati a rilevare la As Roma. E’ quanto riferiscono  alcune fonti accreditate a Mf-Dow Jones.
Partiranno oggi con destinazione Grande Mela, per Unicredit il vice Direttore Generale,  Chief Operating Officer con responsabilità sulle Global Banking Services Strategic  Business Area, Paolo Fiorentino e il responsabile corporate e investment banking Italia  della banca Piergiorgio Peluso.
Un meeting oltreoceano che servirà a fare il punto sull’iter di vendita del club  giallorosso, ma soprattutto, spiegano le fonti, servirà alle parti, ed in particolar modo  a Unicredit, per approfondire le modalità di una eventuale partecipazione dell’istituto  di credito in una nuova proprietà targata Usa.
Unicredit potrebbe, infatti, ritagliarsi un ruolo attivo nell’ambito della nuova  proprietà del club, mantenendo una quota di minoranza, ma contribuendo a portare avanti  un progetto, quello statunitense, che risulta essere il più concreto e strutturato.
Nei giorni scorsi sono proseguite le valutazioni economiche e finanziarie da parte sia  degli americani che della banca, coadiuvati dall’advisor Rothschild. Anche perchè mancano  pochi giorni alla scadenza della deadline per le offerte vincolanti prevista per il 31  gennaio. Non trovano conferma, invece, le voci che i pretendenti statunitensi facciano  capo al magnate di Gap, John Fisher, avvicinatosi al club giallorosso un paio di anni fa.  Si tratta invece di un numero ristretto di imprenditori attivi in diversi Stati degli  Usa, interessati a sviluppare il business sportivo.

(24 gennaio 2011 – fonte milanofinanza.it)

GHIZZONI: “IL FUTURO DELLA SQUADRA PER NOI E’ IMPORTANTE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 19 gennaio 2011 a 15:07

A poche ore dal derby tornano d’attualità le voci sulla cessione della Roma. Imminente, secondo le scadenze previste (fino a questo momento) da Unicredit. Proprio l’amministratore delegato dell’istituto, Federico Ghizzoni, ha riacceso l’attenzione sulle sorti del club giallorosso: “Il prezzo è importante ma lo è anche il futuro della squadra”, ha ammesso a margine dell’esecutivo Abi il numero uno della banca. Spiegando poi quale sia la strategia di Piazza Cordusio nella ricerca dell’acquirente giusto con cui trattare la cessione del pacchetto azionario del club: “Valutiamo il rapporto fra prezzo e qualità dell’investimento”. Massimo riserbo, invece, sui nomi coinvolti, anche se Ghizzoni conferma indicazioni delle scorse settimane: “C’è una short list e gli advisor sono al lavoro”.

Un lavoro che dovrà continuare, almeno, fino al termine del mese. Nelle prossime due settimane, previsti incontri (non però, come vorrebbe qualcuno, tra martedì e giovedì della prossima settimana) tra Unicredit e Rothschild, l’advisor scelto per gestire la vendita, e alcuni dei soggetti che hanno manifestato interesse: nella short list sono stati inseriti i nomi del Gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci e quello di un misterioso gruppo di imprenditori statunitensi, rappresentati dallo studio legale Tonucci. Un gruppo di cui non fa parte la triade Tisch-Mara-Johnson (se mai fosse necessario ribadirlo), ma neanche il magnate dell’abbigliamento casual John J. Fisher. Inutile dire come, attualmente, fonti finanziarie segnalino in vantaggio nelle preferenze della banca il gruppo a stelle e strisce.

La banca intanto è al lavoro per la costituzione di Newco Roma, la società che dovrà di fatto gestire il passaggio della Roma nella mani del nuovo proprietario. Entro la fine del mese il vice dg di Unicredit Paolo Fiorentino vorrebbe poter contare sulle offerte vincolanti all’acquisto del club, che nelle intenzioni originali dell’istituto, sarebbero dovute partire da 100 milioni per il 67 per cento della Roma in mano a Italpetroli (circa 150 milioni Opa inclusa). La sensazione, però, dopo i dubbi suscitati dalla due diligence sui conti della società, è che si plossa andare verso una valutazione al ribasso (Angelucci sarebbe arrivato a mettere sul piatto circa 86 milioni). Anche per questo, l’attuale dirigenza della Roma su indicazione di Roberto Venturini, uomo Unicredit all’interno del Cda con deleghe alle finanze, sta lavorando per presentare una situazione di bilancio più leggera, riducendo il monte ingaggi: in questo senso vanno lette le partenze di Baptista e Cicinho.

Una cosa è certa: una delle condizioni imprescindibili per garantire la stabilità della società giallorossa, chiunque sarà ad acquistare il club, è l’ingresso nella prossima Champions League. Senza gli introiti della competizione, infatti, diventerebbe difficile far quadrare i conti in rosso e attuare il fair play finanziario, che prevede la riduzione delle perdite entro i 15 milioni fin da questa stagione, per poi entrare nel 2018 nel regime di pareggio del bilancio, pena l’esclusione dalle coppe europee.

(mercoledì 19 gennaio 2011 – fonte La Repubblica)

TRATTATIVA CON GLI AMERICANI, LA ROMA PIU’ VICINA ALLA CESSIONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 19 gennaio 2011 a 13:48

Inizia il conto alla rovescia per la vendita della As Roma. Il giorno x è fissato per il 31 gennaio con la presentazione delle offerte finali. Unicredit, che allo stato ritiene questa data rigida, prova a stringere i negoziati coi potenziali acquirenti. Tre quelli rimasti in gara, anche se uno sarebbe quello su cui piazza Cordusio gioca le sue carte: il gruppo americano. I banchieri milanesi, assieme all’advisor Rothschild, tra la fine di questa settimana e la prossima stanno organizzando gli incontri diretti coi pretendenti. Ieri, intanto, si sarebbe svolta una nuova riunione del collegio arbitrale presieduto da Cesare Ruperto, davanti al quale a fine luglio fu raggiunto l’accordo definitivo con Rosella Sensi relativo alla ristrutturazione del debito di Italpetroli: 325 milioni nei confronti di Unicredit, altri 90 milioni verso Mps. La procedura arbitrale fu mantenuta aperta fino all’attuazione degli accordi, tra i quali la scissione di Italpetroli mediante attribuzione di asset a due newco: in una, di proprietà della famiglia Sensi, confluiranno gli immobili per un controvalore di 30 milioni al netto di un mutuo di 10 milioni; nell’altra – Newco Roma – della partecipazione del 67% della Roma calcio detenuta tramite Roma 2000. Le scissioni sarebbero state deliberate da Italpetroli, divenuta al 100% di proprietà di piazza Cordusio, a fine dicembre e, come prescrive il codice civile, bisogna attendere 60 giorni dall’iscrizione sul registro delle imprese, per il perfezionamento in modo da dare tempo a eventuali creditori di promuovere opposizione. Il termine dovrebbe scadere ai primi di marzo. L’udienza del collegio arbitrale di ieri avrebbe preso atto dell’esecuzione di questi adempimenti e sarebbe stata rinviata. L’arbitrato non entra più nel merito della vendiria europea – ogni anno c’è un aumento dei costi del 10%. I club stanno vivendo oltre i loro mezzi. Bisogna soffermarsi su questo aspetto». In particolare il documento della Commissione indica come obiettivo quello di rivedere le attività degli agenti sportivi. «I principali problemi – è scritto - sono di natura etica, come crimini finanziari e sfruttamento dei giovani giocatori, che minacciano così la lealtà della competizione e l’integrità degli sportivi».

Sempre a proposito del calcio, il documento esprime l’approvazione di ta del club giallorosso pur avendo fischiato il calcio di inizio della procedura. Che ora si sta avviando verso la conclusione, almeno questi sono gli auspici del team di Paolo Fiorentino, il vicedirettore generale di Unicredit a capo del progetto seguito in prima persona dal capo del corporate & investment banking Pier Giorgio Peluso. Tra la fine di questa settimana (in calendario un incontro con Angelucci) e la prossima, dunque, si tireranno le fila coi tre pretendenti rimasti: il gruppo americano, il fondo di Abu Dhabi Aabar, socio di Unicredit e Angelucci. Di questi, stando alle intenzioni manifestate fino a questo momento, Unicredit conta soprattutto sul gruppo americano sul quale vige il massimo riserbo. Filtra però, una indicazione: sarebbe attivo nel campo dell’abbigliamento casual e si sarebbe già interessato alla squadra giallorossa. Indizi che riconducono a John J. Fisher, l’uomo d’affari californiano di San Francisco già in trattative nella primavera 2008 con Rosella Sensi, all’epoca con pieni poteri decisori sulla società. Fisher, prossimo ai 49 anni, è l’ultimogenito di Donald, fondatore di Gap e Banana Republic, due colossi dell’abbigliamento casual con un patrimonio calcolato in oltre 1,5 miliardi di dollari. Col gruppo americano gli uomini di Unicredit stanno organizzando un vertice in modo da tentare di definire gli accordi finali. La data dell’incontro sarebbe ancora in fase di fissazione, potrebbe tenersi fra martedì e giovedì prossimo in Italia. A Roma o a Milano: in quest’ultimo caso presso la sede di Rothschild che presenzierà alla riunione assieme naturalmente ai banchieri di piazza Cordusio. Unicredit pone due condizioni: il prezzo di acquisto del 67% detenuto da Newco Roma (51% Sensi, 49% Unicredit) almeno pari a 150 milioni – ai valori di borsa di ieri vale 143,8 milioni - e il piano industriale. Che significa la seconda condizione? Le prospettive di rilancio della As Roma, quindi gli investimenti da fare per far sì che il club giallorosso torni a competere ai piani alti della classifica di A. Torni a diventare la Magica, il sogno dei tifosi che Unicrecit non vuol tradire. Per questo, nel caso in cui le condizioni non dovessero verificarsi, la banca si riserva di togliere dal mercato il club e gestirlo con la Sensi sino al termine del campionato.

(mercoledì 19 gennaio 2011 – fonte ilmessaggero)

CONTATTO DELLA SOCIETA’ CON GLI AMERICANI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 gennaio 2011 a 11:36

Un autorevole emissario dell’As Roma incontrerà nei prossimi giorni il gruppo di investitori americani interessati a rilevare la società. Non sarà solo. Con lui partiranno i dirigenti di Unicredit e Rothschild. Il volo per New York era programmato per ieri. È stato rinviato causa neve. Sulla Grande Mela si è abbattuta una tormenta che ha costretto ad annullare migliaia di voli, tra cui quello dell’emissario giallorosso. Non è un colpo di scena, perché non è la prima volta che la banca e il suo advisor si vedono con questi (ancora per poco, forse) misteriosi interlocutori a stelle e strisce. Ma è certamente un segnale importante che viene spedito oltre oceano. L’ambasciatore dell’As Roma non è un dirigente del club, ma una figura vicina ai Sensi. Agli americani spiegherà che la famiglia non farà nulla per ostacolare l’eventuale trattativa. Anzi. Da parte dei Sensi c’è la massima disponibilità ad agevolare ogni operazione che possa mantenere l’As Roma competitiva. Una volta che l’emissario e i delegati di Unicredit più Rothschild saranno tornati in Italia, il quadro del processo di vendita dell’As Roma sarà sicuramente più chiaro.

Bisognerà comprendere meglio quali siano gli effettivi progetti degli americani. Come andrà magari un giorno svelato quale è stato l’effettivo ruolo dello studio legale Tonucci in tutta questa vicenda. L’impressione è che lo studio non sia, come sembrava in un primo momento, direttamente legato agli imprenditori a stelle e strisce che prossimamente si incontreranno con l’ambasciatore dell’As Roma. Potrebbe però avere rappresentato – o lo sta facendo ancora – altri soggetti che si sono interessati al fascicolo. Non è invece un’impressione la speranza che Unicredit e Rothschild stanno nutrendo in questo gruppo made in Usa. Piazza Cordusio immaginava tempi più rapidi per la cessione della società. Era tutto scritto: info memo, offerte non vincolanti, data room, offerte vincolanti e poi la trattativa con un solo aspirante acquirente. Invece, il processo si sta rivelando più complesso di quanto non sembri. Senza il denaro della Champions (la Roma l’anno scorso era in Europa League), e con meno soldi dai diritti tv, il bilancio giallorosso ha fatto registrare un passivo superiore ai 20 milioni di euro. Oltre alla liquidità necessaria per acquistare il club, bisognerà quindi risolvere i problemi contabili, investire sul mercato e rinnovare i contratti in scadenza. La banca e i tifosi sognano che ci pensino gli americani e non la famiglia Angelucci. Che peraltro continua a offrire molto meno dei 150 milioni (originariamente) previsti.

(giovedì 13 gennaio 2011 – fonte ilromanista.it)

VERDONE: “LA ROMA NON HA UNA SOCIETA’, DURA ANDARE AVANTI COSI’”

Inarticoli as roma, as roma su 13 gennaio 2011 a 11:33

Carlo Verdone, regista, attore e tifoso della Roma era presente oggi all’incontro organizzato nel corso dell’VIII edizione di Filmidea – Incontri universitari di cinema che si è tenuto questo pomeriggio nell’ateneo di Salerno. Queste le sue parole sul club giallorosso riferite dall’ANSA: “Senza società, calcisticamente, non si può andare avanti e la Roma non ha la società”. Una folla di centinaia di studenti ha applaudito l’attore che non ha parlato solo di cinema, ma anche di cultura, sport, ricordi personali e tanti emblematici aneddoti.

(mercoledì 12 gennaio 2011 – fonte romanews.eu)

ANCELOTTI E’ DESTINATO ALLA PANCHINA DELLA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 gennaio 2011 a 11:31

«Ancelotti potrebbe essere il prossimo allenatore della Roma». Secondo il domenicale inglese ”News of the World”, si potrebbe profilare un ritorno in Italia sulla panchina giallorossa di Carlo Ancelotti. L’attuale tecnico del Chelsea sarebbe stato individuato per sosistuire Ranieri: l’ex tecnico del Milan potrebbe chiudere prematuramente la sua esperienza con il club londinese qualora i “Blues” non dovessero avere una inversione di tendenza. Con sole 3 vittorie nelle ultime 10 gare, lo stesso allenatore emiliano ha infatti ammesso come il prossimo mese sarà decisivo per le sue sorti.

(domenica 9 gennaio 2011 – fonte corsport.it)

ROMA, I TROFEI ARRIVANO DA FUORI

Inarticoli as roma, as roma su 10 gennaio 2011 a 14:37

La Roma nella sua storia calcistica ha vinto 17 trofei: una Coppa CONI, tre Scudetti, nove Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle Fiere (poi Coppa Uefa ora Europa League) ed un torneo Anglo-Italiano. Ho voluto fare una piccola ricerca sugli allenatori che hanno vinto i suddetti trofei sulla panchina della Roma.

Il risultato è il seguente:

  •  William Garbutt (Inghilterra) – Coppa CONI (1927-1928) 
  • Alfred Schaffer (Ungheria) – Scudetto (1941-1942)
  • Alfredo Foni (Udine) – Coppa delle Fiere (1960-1961)
  • Juan Carlos Lorenzo (Argentina) – Coppa Italia (1964-1965)
  • Helenio Herrera (Argentina) – Coppa Italia (198-1969), torneo Anglo-Italiano (1971-1972)
  • Nils Liedholm (Svezia) – 1 Scudetto (1982-1983), 3 Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, 1983-1984)
  • Sven-Göran Eriksson (Svezia) – Coppa Italia (1985-1986)
  • Ottavio Bianchi (Brescia) – Coppa Italia (1990-1991)
  • Fabio Capello (Gorizia) – 1 Scudetto (2000-2001), 1 Supercoppa Italiana (2001-2002)
  • Luciano Spalletti (Certaldo) – 2 Coppe Italia (2006-2007, 2007-2008), 1 Supercoppa Italiana (2007-2008)

Si può tranquillamente affermare che non c’è traccia di un allenatore romano e romanista, testaccino e testaccista. Coincidenza? Temo di no. A Roma per vincere ci vuole gente che con Roma non ha nulla a che spartire e, soprattutto, immune al troppo provincialismo che ancora ruota intorno alla squadra e che coinvolge a 360° tifoseria, stampa e radio. Tale motto lasciamolo a quelli abituati a guardare gli altri primeggiare.

(domenica 22 agosto 2010 – federicoalbanesi.com)

MOGGI-BALDINI, ANCELOTTI-CAPELLO. CHE DUELLI SOTTO IL CUPOLONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 9 gennaio 2011 a 13:16

L’ultima volta che si sono incontrati è stato il 1 ° ottobre scorso, nell’aula del tribunale di Napoli. Franco Baldini liquidò il suo rivale con una battuta feroce: «E’ un uomo senza qualità» . L’avvocato Trofino dovette trasformarsi in giocatore di rugby per placcare un Luciano Moggi alzatosi di scatto dalla sua sedia in cerca di vendetta. I grandi nemici di Calciopoli rischiano di ritrovarsi a duellare per la nuova Roma.
Due delle cordate più importanti in corsa per l’acquisto del pacchetto di maggioranza del club giallorosso hanno chiesto loro suggerimenti.

VICINO A LUCIANONE L’imprenditore Angelucci è molto vicino a Luciano Moggi. E non solo per averlo ingaggiato da tempo come opinionista nelle pagine sportive del quotidiano «Libero» , di cui è editore. Moggi non corre per sé stesso. Il suo obiettivo è quello di provare a inserire nella Roma di Angelucci il figlio Alessandro, che ha appena finito di scontare la sua squalifica. Questa cordata avrebbe già individuato il futuro allenatore. Si tratta di Carlo Ancelotti, ormai in rotta con il Chelsea di Abramovich e ben felice di tornare a lavorare in quella Roma che è da sempre nel suo cuore.
Vicino agli americani Franco Baldini, invece, è pronto ad aiutare la cordata americana a entrare con uomini e idee giuste nel calcio italiano. Il tam-tam giallorosso ha già abbinato allenatori di grande prestigio all’attuale direttore sportivo della nazionale inglese. I nomi? Guardiola e Prandelli. Due tecnici che hanno un forte rapporto di amicizia con Baldini, ma che sono vincolati il primo al Barcellona (contratto appena rinnovato) e il secondo alla nazionale azzurra (contratto fino ai prossimi mondiali). Quindi ipotesi non praticabili. Anche la cordata americana potrebbe sposare l’idea Ancelotti. Baldini ha trascorso molte serate a cena nella modaiola Chelsea con l’amico Carletto. Tra i due esiste un feeling di vecchia data. Alternative? Baldini potrebbe cercare di convincere Capello a chiudere la deludente esperienza alla guida dell’Inghilterra e tornare a lavorare nella Capitale. E Don Fabio potrebbe riuscire nell’impresa di far riavvicinare i due storici nemici visto il rapporto che lo lega a entrambi. La terza opzione è il rinnovo per un anno del contratto a Ranieri. Si vedrà.

(domenica 9 gennaio 2011 – fonte gazzetta.it)

MAURO: “LA SENSI NON E’ INFORMATA DELLA SITUAZIONE NELLO SPOGLIATOIO”

Inarticoli as roma, as roma, generico sport su 9 gennaio 2011 a 13:12

La Roma non molla e ormai sembra delinearsi un duello con il Milan per lo scudetto. Ha sofferto con il Catania, il gioco non è stato brillante e in contropiede poteva subire ancora. Ma le individualità della Roma sono importanti e fanno la differenza: Borriello è ormai insostituibile e Vucinic sta tornando ai suoi livelli. Gioca male ma vince e questo conta per arrivare in alto. La signora Sensi tempo fa mi ha dedicato un lungo comunicato stampa dopo un diverbio avuto con l’allenatore della Roma. Avevo solo posto una domanda tecnica: sapere perchè Pizzarro quella domenica era andato in panchina. Nessuna allusione a polemiche o liti interne che ignoravo, cercavo solo di capire e far capire ai telespettarori perchè un giocatore di qualità come Pizarro non trovava più spazio nella Roma. Quel comunicato della signora Sensi, visto come si sta sviluppando il rapporto tra la Roma e Pizarro, mi fa capire che forse il presidente non è correttamente informato della situazione dello spogliatoio e della sua gestione. Io avevo posto solo una questione tecnica, potevano dirlo che i problemi erano altri.

(venerdì 7 gennaio 2011 – fonte larepubblica.it)

AMERICANI IN POLE NELLA CORSA ALLA ROMA

InSenza categoria su 6 gennaio 2011 a 19:20

La Roma agli americani: stavolta siamo vicinissimi e l’affare si dovrebbe chiudere a febbraio, subito dopo la chiusura del mercato- bis. Una volta c’era George Soros che fu fatto fuggire (chissà da chi…): poi sono arrivati arabi, Tacopina, Fioranelli. Di tutto. Di più. Adesso la cordata Usa, che si è affidata al noto studio legale “Tonucci&Partners”, conta su 4- 5 soci di sicura affidabilità e dalle idee chiare. Tanto chiare che l’offerta degli americani è considerata in (netta) pole position dall’Unicredit rispetto a quella di Giampaolo Angelucci (86 milioni, per ora) e del fondo arabo Aabar. Se in passato troppe soffiate, interessate, fecero sfumare l’affare adesso l’identità degli investitori Usa viene tenuta (ancora) segreta, e questo dimostra la serietà dell’offerta. Non c’è un Soros della situazione, ma, come detto, 4-5 partners. Fra loro non ci sarebbe il proprietario della squadra di football New York Jets, Woody Johnson: lo ha rivelato il sito del New York Post, citando fonti vicine allo stesso Johnson. Secondo alcuni rumours, Johnson, insieme ai proprietari della squadra di football Ny Giants, Steve Tisch e John Mara, avrebbero fatto un’offerta vincolante a Unicredit per il 67% del club giallorosso. Smentito: anche se non è escluso che uno dei tre possa entrare presto nella cordata. Così come si fa il nome di uno dei partners della New England Sport Ventures che ha appena acquistato il Liverpool (per 335 milioni di euro) e di John J.Fisher, figlio di Donald, fondatore dei famosi marchi Gap e Banana Republic. Ma nessuno dei soci avrebbe un ruolo preminente. Alcuni di loro sono già stati a Roma, e hanno avuto molti incontri. Il piano, come detto, è di chiudere a febbraio.

A fine gennaio verrà fatta l’offerta vincolante: si aspetta la chiusura del mercato-bis, perché i soci americani si augurano che la società riesca a ridurre notevolmente il costo del lavoro, ora troppo alto, trovando una sistemazione a 4-5 giocatori. L’offerta sarà per l’intero pacchetto azionario oppure per il 67% (in questo caso una quota resterebbe a UniCredit): la cifra – si parla di circa 150 milioni – terrà comunque conto anche della situazione finanziaria, di eventuali debiti (con cliniche, o altri?) e del fatto che la società giallorossa chiuderà questa stagione con una perdita intorno ai 30 milioni di euro. Ma gli americani credono fortemente nel progetto Roma: vogliono rilanciare il marchio in tutto il mondo. Facendo grandi investimenti. A guida della società metteranno un amministratore delegato italiano, che conosca il mondo del calcio.

Daniele Pradè e Bruno Conti, che hanno il contratto, resteranno. Così come è probabile che venga fatta un’offerta a Gian Paolo Montali, mentre circola anche il nome di Franco Baldini (ds ai tempi dello scudetto giallorosso). E l’allenatore? E’ presto per decidere, la stagione è ancora lunga: e la Roma, ricordiamolo, è in corsa ancora su tre fronti (campionato, Champions e Coppa Italia). Gli americani si augurano anche di poter costruire un nuovo impianto: ma la priorità è la squadra, da rendere ancora più competitiva. Lo stadio può attendere.

(giovedì 6 gennaio 2011 – fonte la Repubblica)

TRE AMERICANI A ROMA

Inarticoli as roma, vendita società as roma su 4 gennaio 2011 a 11:43

Una cordata di imprenditori Usa è sul punto di acquistare i giallorossi John Mara, Steve Tisch, Woody Johnson. Ecco chi sono gli yankee che avrebbero presentato a Unicredit l’offerta migliore per Totti&co. Proprietari delle due squadre di football di New York, puntano al grande business del nuovo stadio. Ma non sono gli unici

Il processo di vendita più lungo del mondo nell’ambito delle società professionistiche di calcio, quello inerente all’AS Roma, potrebbe essersi concluso positivamente nelle scorse settimane. In barba ai bookmakers inglesi, che sembrano puntare sulla soluzione più invisa ai sostenitori giallorossi, il controverso imprenditore Giampaolo Angelucci (definito, affatto amichevolmente, nei forum dei tifosi “il portantino”), sembra certo che proprio l’AS Roma, giunta negli anni ad un passo dal magnati russi e americani, sia la prima società di calcio di spicco a passare in mani straniere. Se lo è lasciato sfuggire persino il brasiliano triste Adriano, perfetta reincarnazione del Candido di Voltaire, intervistato dai media brasiliani in merito alla sua permanenza in una società alle prese con ormai cronici (seppur condivisi da molte squadre) problemi di ritardo nei pagamenti ai dipendenti: “Si risolverà tutto, presto la società verrà acquistata da un americano”. Due anni e mezzo or sono una dichiarazione del genere avrebbe scatenato un uragano mediatico in una Roma, sponda giallorossa, immalinconita dall’auto-finaziamento e dai mercati a costo zero imposti dallo stato comatoso delle casse ItalPetroli, holding della famiglia Sensi oberata dai debiti. Allora il crocevia dei destini della squadra di Totti era lo studio legale Tonucci & Partners, presso cui la merchant bank Inner Circe Sport aveva depositato l’offerta di 283 milioni di euro, finanziata dal fondo di George Soros. Non se ne fece nulla, chi dice per il troppo amore verso i colori giallorossi da parte di una Rosella Sensi da poco al timone della società lasciatale da un padre in precarie condizione di salute, chi per un goffo bluff per spuntare altri soldi, sotto forma di un rilancio da parte di un fantomatico sceicco arabo.

Strano però che l’amore per i colori giallorossi non sia stato un fattore determinante quando Rosella Sensi, l’anno seguente, trattò per mesi con l’agente Fifa Vinicio Fioranelli, salvo poi accorgersi, in extremis, dell’inconsistenza delle risorse economiche dell’interlocutore svizzero (condannato a pagare 200mila euro dalla Consob per turbativa di mercato).

Ora che la sorte dell’AS Roma è nelle mani di Unicredit, presa lo scorso luglio a garanzia del debito mai onorato da parte della holding che fu di Franco Sensi, in una specie di dejà vu, Tonucci & Partners torna ad essere il crocevia dei destini della squadra che negli ultimi anni ha conteso praticamente da sola la leadership della Serie A all’Inter cannibale di Massimo Moratti. Presso lo studio legale sembra siano rappresentate due delle offerte non vincolanti pervenute sul tavolo di Unicredit, ambedue statunitensi. Lo stretto riserbo imposto da Unicredit e dall’advisor Rothschild sulla vicenda, degno della fusione tra due multinazionali più che della cessione di una squadra di calcio, fa sì che ancora non ci sia la certezza dell’identità dei due possibili acquirenti, anche se tutto fa ritenere che le due offerte a stelle e strisce sarebbero le preferite della banca di Piazza Cordusio. La crisi economica che ha investito i mercati mondiali (e arrivata – magari con ritardo – ma con estrema violenza in Italia), non permette ad imprenditori nostrani in cerca di visibilità di soddisfare la richiesta minima di 150 milioni di euro. Viceversa, a smuovere l’interesse straniero, oltre all’appetibilità universale del marchio Roma, sarebbe proprio la possibilità, finalmente concreta, di costruire uno stadio di proprietà che andrebbe ad aumentare sensibilmente il valore di un investimento altrimenti volatile, legato com’è ai destini sportivi della squadra.

Della prima offerta made in Usa si conosce poco, anche se si sussurra che il nome dell’imprenditore coinvolto sia di assoluto rilievo, tanto da far ritenere a molti che dietro di essa si celi il vero favorito a procedere all’acquisizione. Qualcuno fa coincidere il ritorno nella capitale dell’avvocato newyorkese Joe Tacopina, già coinvolto nella fase di start-up del fallito assalto alla Roma del pool Ics/Soros, come un possibile ritorno in scena del magnate di origine ungherese che fece sognare i tifosi della Roma. Tacopina, solitamente ciarliero e a proprio agio con taccuini e telecamere, ha scelto stavolta di restare in silenzio, forse per non violare l’accordo di strettissima privacy che hanno sottoscritto i concorrenti al pacchetto di maggioranza della società giallorossa.

L’altra offerta sembra sia stata portata all’attenzione di Rothschild e Unicredit da una cordata a stelle e strisce composta principalmente da John Mara e Steve Tisch (padroni dei New York Giants) e di Woody Johnson (owner dei Jets), pronti ad esportare la loro esperienza nel ramo del merchandising, settore in cui la National Football League avrebbe parecchio da insegnare alla Lega Calcio e a replicare quanto accaduto a East Rutheford, nel New Jersey, dove una joint venture paritaria ha consentito loro di costruire il nuovo stadio di Meadowslands, che ora ospita le partite delle due franchigie della Grande Mela. Strano notare che l’alleanza finanziaria tra le due squadre di football di New York, anche se non rivali (nella NFL le rivalità, più che cittadine, sono di appartenenza alla medesima Conference), abbia portato uomini dalla cultura e dalle convinzioni diverse ad investire per un ritorno economico a medio termine, cosa impensabile in Italia.

Steve Tisch è un imprenditore liberal, legato soprattutto alla produzione cinematografica e televisiva, noto per aver lanciato Tom Cruise in Risky Business ma anche per i successi Forrest Gump e La Ricerca della Felicità di Gabriele Muccino; d’altro canto Woody Johnson è un repubblicano vecchio stampo, prodigo finanziatore della campagna di McCain e del Grand Old Party, con dietro una potenza come la Johnson & Johnson.

Sembra che chi la spunterà tra queste due offerte sarà il futuro proprietario della Roma. La banca di piazza Cordusio terrebbe in panchina il fondo arabo Aabar, azionista “forte” di Unicredit, forse coinvolto nella gara allo scopo di alzare l’asticella delle offerte non vincolanti, restato in silenzio totale nel corso dei mesi e irraggiungibile per possibili commenti. Solo tribuna invece per Giampaolo Angelucci, la cui offerta e piano industriale verrebbe ritenuta inadeguata dalla banca, preoccupata altresì dal ritorno di immagine negativo che comporterebbe cedere l’AS Roma ad un imprenditore alle prese con guai giudiziari del suo gruppo (lo scorso novembre, nel silenzio dei media, la Corte dei Conti ha confermato il sequestro conservativo di sei case di cura del Gruppo San Raffaele per accuse di truffa al servizio sanitario nazionale per fatture contestate per oltre 100 milioni di euro) e malvisto dal caldissimo pubblico romanista, forse per solidarietà a Milena Gabanelli, che nella trasmissione di Fazio e Saviano ha ricordato la cifra record richiesta dal Gruppo Angelucci come risarcimento per le inchieste di Report sulla sanità.

La consistenza delle offerte americane affidate allo Studio Tonucci avrebbero convinto Unicredit ad attendere, per il closing dell’operazione ulteriori, finali approfondimenti sullo stato dei conti dell’AS Roma richiesto dopo l’invio della Vendor Due Diligence. Lo spostamento della data in cui attendere le offerte vincolanti non sarebbe quindi dovuto alle incombenti feste natalizie – certo non una novità del calendario – ma alla necessità di mettere a punto la cifra e le modalità del passaggio di consegne che comunque non avverrebbe prima della fine del mercato di riparazione, anche per non mettere in imbarazzo la nuova proprietà di fronte alla tifoseria.
Unici ostacoli alla chiusura definitiva sembrano essere le incertezze degli americani sui tempi di approvazione della legge che dovrebbe facilitare l’iter di realizzazione degli stadi di proprietà, legge che ha subito un nuovo e non del tutto inatteso stop in commissione cultura alla Camera. Il relatore Fli Barbaro – tra l’altro tifoso romanista – tace “per amor di patria” sui motivi del rinvio, anche se pare che le limitazioni imposte alla cubatura e alle limitazioni commerciali inerenti agli impianti di proprietà, siano mal viste dalla sempre potente lobby dei costruttori. Tanto l’approvazione, quanto il contenuto della legge, torna a questo punto in discussione. Altra preoccupazione dei possibili acquirenti le conseguenze del fair-play finanziario imposto da Platini e che la Uefa introdurrà dalla stagione 2013-2014. C’è da tenere il monte ingaggi sotto controllo ed è (anche) per questo che il mercato di gennaio vedrà impegnato il responsabile del mercato Pradé a piazzare i giocatori in esubero. Julio Baptista, presentato con troppa enfasi come grande colpo di mercato e retrocesso nelle gerarchie sia di Spalletti che di Ranieri, ha già salutato la compagnia accasandosi a Malaga.

Vedremo accalcarsi, nella sempre ben frequentata tribuna autorità dello Stadio Olimpico, tre facoltosi imprenditori statunitensi, magari sgomitando per avere maggiore visibilità? Improbabile. Ad affiancare gli investitori a stelle e strisce della East Coast e diventare così il ventiduesimo Presidente della Roma, secondo insistenti rumors, sarebbe infatti una vecchia conoscenza tra i pretendenti al trono di Rosella Sensi, cioè l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini.

Senza il sostegno del suo gruppo, che sarebbe tenuto fuori dall’acquisizione per non rischiare alle tre figlie femmine un destino analogo a quello della ItalPetroli smembrata e finita in mano alle banche, Angelini sarebbe l’ideale partner per aiutare un pool di imprenditori così lontani dalla mentalità italiana a districarsi nelle beghe burocratiche di enti locali e di una Lega Calcio molto, troppo sensibile ai consolidati equilibri finanziari e politici. Senza contare che, con la soluzione-Angelini sarebbe salvaguardata la “romanità” della guida societaria, preoccupazione più delle alte sfere finanziarie che dei tifosi, che continuano a sognare un magnate magari apolide, ma con le tasche alla Eta Beta: infinite e piene di denaro contante.

(domenica 2 gennaio 2011 – Fonte ilmanifesto.it)

MEXES ASPETTA GLI AMERICANI

Inarticoli as roma, vendita società as roma su 4 gennaio 2011 a 11:40

Notizie dall’altro mondo, ma che incredibilmente riguardano la Roma e che aprono finalmente uno squarcio di chiarezza nella nebulosa che sembra avvolgere da un po’ di tempo le sorti della società giallorossa.

UNA SERA A CENA – Metti una sera a cena a migliaia di chilometri da Trigoria, diciamo Cape Town, Sudafrica, qualche giorno prima di Natale. Metti che a questo banchetto partecipino Franco Baldini, Gianluca Vialli, Massimo Mauro, un altro ex calciatore, un manager di una famosa azienda italiana che opera in tutto il mondo e…una persona capitata lì non proprio per caso ma quasi. Metti che si parli di tutt’altro che di calcio. Per esempio di aromi e tostature, fragranze e qualità. Marchio e business. Perchè questo non è un incontro per parlare della Roma, tutt’altro. Ma metti anche che a un certo punto, visti i personaggi a tavola, il discorso scivoli inevitabilmente (ma non era certo l’argomento centrale della cena) sulla Roma calcio e sul suo futuro, partendo da un calcia­tore oggettivamente in bilico.

L’ATTESA DI PHILIPPE – Metti che si parli di Philippe Mexes e che trattando questo argomento si scoprano anche alcune notizie importanti, forse decisive sul futuro del club giallorosso. Scenari che potrebbero essere ufficiali tra qualche tempo, ma che in extremis potrebbero anche non concretizzarsi. Per esempio che Mexes stia solo aspettando che Baldini gli dia l’ok, una cosa che suonerebbe più o meno così. Sì, la Roma l’hanno presa gli amici americani, da oggi sono io il nuovo direttore generale e tu, come eravamo d’accordo, mi firmi un bel quadriennale, resti romanista a vita e poi si festeggia insieme. Ecco perchè il francese tergiversa. Con Baldini in società il rinnovo sarebbe automatico.

MADE IN USA – Metti che gli americani, East e West Coast in coalizione, solidissime possibilità economiche, con Unicredit che resta al 10 per cento, siano a un passo dalla Roma e abbiano già eletto Franco Baldini non solo direttore generale ma anche plenipotenziario della nuova società. Tanto vicini che avrebbero già scelto anche il nuovo allenatore, stra­niero ma non troppo ( il quale però avrebbe cortesemente rifiutato), e che ora stiano bat­tendo altre piste, in ogni caso un top trainer.

Ma metti che, come potrebbe oggettivamente essere, ma Franco Baldini teme, la Roma finisca ad altri perché hanno prevalso altre logiche grazie ad altre amicizie o forti pressioni politiche. Metti che a Philippe Mexes questo scenario sia meno gradito del precedente e si liberi come da contratto a parametro zero, mettendosi all’asta per giugno avendo più di un estimatore sia in Italia che all’estero. Mettiamola come vogliamo, ma questo è a oggi uno scenario possibile, concreto, un progetto che potrebbe andare a dama in pochi giorni (se ne sta parlando a migliaia di chilometri da Roma ma stavolta anche da Cape Town) nonostante qualche mal di pancia accusato in corso di due diligence. Metti che davanti a un… buon caffè si sia svelato l’arcano giallorosso.

(martedì 4 gennaio 2011 – Fonte corsport.it)

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