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CESSIONE AS ROMA, CONTO ALLA ROVESCIA SU OFFERTE. AMERICANI AVANTI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 30 gennaio 2011 a 01:20

È conto alla rovescia per la conquista dell’As Roma. Lunedì è fissato infatti il termine per il deposito delle offerte vincolanti e nella capitale c’è molta attesa soprattutto per quella targata Usa, su cui hanno lavorato fianco a fianco i vertici di UniCredit e la cordata capitanata dal patron dei Boston Red Sox, Thomas R. Di Benedetto. In mattinata è tornato intanto dagli Stati Uniti l’ultimo degli emissari della banca milanese, Piergiorgio Peluso (accompagnato dall’avvocato Roberto Cappelli), che in questi giorni ha avuto modo di incontrare a New York i cinque investitori americani: Di Benedetto, Julian Movsesian, Michael A. Ruane, Arthur J. Falcone e William C. Powers. Peluso, dopo essersi recato nel quartier generale di Piazza Cordusio, è poi volato nella capitale dove continurà a seguire da vicino la procedura. Bocche ben cucite anche negli ambienti vicini all’altro potenziale acquirente dell’As Roma, Gianpaolo Angelucci, che nell’operazione è assistito da Banca Imi (Intesa SanPaolo). L’imprenditore romano, secondo le attese, sarebbe intenzionato a rilanciare rispetto alla precedente offerta. Nel suo disegno di offerta, si dice, ci sarebbero circa 70-80 milioni per il controllo della squadra, più altri 130 milioni da investire sul club di Trigoria nell’arco di tre anni. D’altro canto gli americani valorizzerebbero la squadra intorno ai 120 e i 130 milioni di euro a cui si aggiungerebbero altri 100 per il piano industriale. In questo piano UniCredit resterebbe azionista con una partecipazione di minoranza (intorno al 25%). Resta infine l’incognita araba: Il fondo di Abu Dhabi, azionisti di UniCredit, Aabar aveva avuto accesso alla data-room dell’As Roma ma al momento non esce allo scoperto. L’attesa è quindi tutta per lunedì. Una volta aperte le buste, la palla passerà a UniCredit, famiglia Sensi e al professore indipendente Attilio Zimatore che dovranno scegliere a chi dare l’esclusiva. Secondo le attese questo potrebbe avvenire nell’arco di sette giorni dall’apertura delle buste. In modo da arrivare al deposito del «filing» dell’operazione già entro fine febbraio.

(sabato 29 gennaio 2011 – fonte ansa.it)

ECCO LA NUOVA ROMA TARGATA USA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 30 gennaio 2011 a 01:17

Una As Roma a stelle e strisce. La sognano in questi giorni i tifosi giallorossi e la inseguono anche gli investitori americani che compongono il consorzio Usa, guidato da Thomas DiBenedetto, che si prepara a definire i dettagli della “binding offer” da presentare entro la deadline del 31 gennaio fissata da Unicredit. Le giornate di incontri a New York tra le due parti hanno fatto raggiungere un’intesa di massima su quello che potrebbe essere la nuova Roma targata Usa.
Secondo quanto risulta a MF/Milano Finanza la nuova proprietà giallorossa e gli asset correlati, se la gara verrà vinta dagli americani, avrà una composizione azionaria per il 60% controllata dal socio made in Usa e per il rimanente 40% da Unicredit. La banca potrà successivamente cedere una parte della sua quota, il 20%, ad un imprenditore italiano da scegliere in una lista di nomi (già presentata agli americani), tra i quali figurerebbero il Fondo Clessidra e l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini. In questo modo gli americani, accettando questo tipo di struttura azionaria, hanno di fatto voluto privilegiare sia la continuità e la connessione al territorio, attraverso il socio Unicredit, sia salvare un importante elemento di italianità, accettando un socio italiano.
Questo è dunque il progetto Roma che prenderà corpo se gli americani taglieranno per primi il traguardo. In queste ore gli advisor, Piper Jaffray, PriceWaterHouseCoopers e lo studio legale Tonucci, per conto del consorzio americano, stanno mettendo a punto l’offerta per il 67% della As Roma e per gli asset correlati, offerta che verrà consegnato all’advisor Rothschild lunedì. La gara che si profila a tre, con l’imprenditore Gianpaolo Angelucci e il fondo Aabar entrerà dunque nel vivo nelle prossime settimane, quando il Cda di Italpetroli si riunirà per aprire le buste e selezionare l’offerta migliore. Quindi si entrerà in una trattativa esclusiva tra le parti per il passaggio di proprietà (che comprende anche l’Opa obbligatoria sul 100% del capitale come previsto dalla legge) che dovrebbe prevedere la conclusione del closing per i primi giorni di marzo. Insomma tutti ai nastri di partenza.

(sabato 29 gennaio 2011 – fonte MF-DJ)

THOMAS RICHARD DI BENEDETTO, IL TYCOON CHE VUOLE LA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 27 gennaio 2011 a 14:08

Americano, bostoniano, 61 anni, sposato, cinque figli, un’esperienza nel mondo sportivo che, in sintesi, si può riassumere con i Boston Red Sox, una delle squadre simbolo del baseball a stesse e strisce, un fatturato da centinaia di milioni di dollari all’anno. Eccolo un breve identikit di mister Thomas R. Di Benedetto, il numero uno del gruppo di americani che in queste ore stanno trattando con sempre mag­giore convinzione l’acquisto della Roma.

DISCREZIONE – Deve essere un signore che preferisce la discrezione all’immagine, visto che nonostante approfondite ricerche nell’infinito mondo del web, non siamo riusciti a trovare una fotografia di questo italo americano intenzionato a comprare casa a Roma. Da proprietario della società giallorossa. L’unica immagine che è venuta fuori, è quella di uno dei suoi cinque figli, che ha il suo stesso nome perché agli americani piace tanto mettere junior alla fine del cognome, giocatore professionista di baseball, cresciuto nei Red Sox, i calzini rossi, franchigia che pochi anni fa è riuscita a vincere il titolo dopo un’astinenza di 86 anni, conseguenza di quella che negli Stati Uniti era stata definita la maledizione di Babe Ruth, un Maradona del baseball di inizio novecento, venduto ai nemici dei New York Yankees per poi non vincere più nulla.

ATTIVITA’ – Tra le molteplici attività di mister Di Benedetto, c’è quella di presidente del Boston International Group dal 1983, anno del secondo scudetto della Roma. E’ un gruppo che spazia dallo sport alle società immobiliari. Tra le società di cui fa parte mister Di Benedetto, c’è la New England Sport Ventures specializzata nello e per lo sport e che ha una solidissima esperienza alle spalle. E’ una società che comprende sedici soci e tra questi ci saranno i partner di mister Di Benedetto nell’eventuale avventura romana e romanista (questa è la lista dei nomi: John W. Henry, Thomas C. Werner, Michael Egan, David Ginsberg, Michael Gordon, John A. Kaneb, Seth Klarman, Lar­ry Lucchino, Henry F. McCance, Philip H. Morse, The New York Times Company, Art Nicholas, Frank Resnek, Martin Trust, Jeffrey Vinik).

L’IDEA - Insieme ad alcuni di questi amici, piuttosto solidi dal punto di vista economico, mister Di Benedetto (la sua famiglia ha origini abruzzesi), qualche mese fa ha deciso di provare l’avventura nel calcio europeo, in particolare quello italiano e quando gli è stato fatto il nome della Roma è partita l’avventura, spinto anche da alcuni cari amici che proprio in quei giorni gli avevano comunicato di aver comprato il Liverpool. Di Benedetto ha una grande esperienza alle spalle e una preparazione di grandissima qualità. Ha un master in Business Administration conseguito presso la Wharton School, University of Pennsylvania e un Bachelor of Arts con lode in Economia presso il Trinity College di Hartford nel Connecticut, dove Bachelor deve tradursi con laurea.

Questo è a grandi linee l’identikit del mister che si è innamorato dell’idea di acquistare la Roma. Puntando su un progetto che prevede la costruzione di uno stadio (il gruppo si sarebbe dato otto anni di tempo per farlo), il merchandising, il marchio Roma e investimenti sulla squadra. Se sarà, buon lavoro mister Di Benedetto (e soci).

( mercoledì 26 gennaio 2011 – fonte corsport.it)

CINQUE IMPRENDITORI USA A UN PASSO DALLA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 27 gennaio 2011 a 14:01

Chissà se a portar bene è stata la neve o New York City. Certo è che i cinque imprenditori americani con il sogno giallorosso nel cassetto sono ad un passo da un’intesa per portarsi a casa la As Roma. Thomas R. Di Benedetto, Julian Movsesian, Richard D’Amore, Michael A. Ruane e Arthur J. Falcone. Tenuti segreti per mesi, per evitare quello che capitò nel 2008 con George Soros, sono questi i nomi di coloro che compongono il consorzio a stelle e strisce. Il più noto dei cinque soggetti coinvolti nella trattativa con Unicredit è Thomas R. Di Benedetto, imprenditore di Boston, socio dei Red Sox, un manager espertissimo nel settore sportivo. È stato lui a mettere insieme i milionari interessati ad acquistare la squadra di Totti & Co. Ed è lui che in queste ore è ancora seduto attorno ad un tavolo con Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso di Unicredit per siglare un memorandum d’intesa che contenga le linee guida di un accordo da perfezionare nelle prossime settimane per il passaggio del club. Il consorzio Usa comprende Julian Movsesian, presidente e fondatore della Capital Management Strategies nonché presidente e a.d. della Succession Capital Alliance, compagnia attiva sul mercato Usa delle assicurazioni e punto di riferimento a livello nazionale.

Nell’elenco figura anche Art Falcone a capo dell’omonimo gruppo che si occupa della ricerca, dell’acquisizione e della vendita di progetti immobiliari in diversi settori. Il nome di Michael A. Ruane, invece, è associato alla TA Associates Realty, società con base a Boston che agisce nel settore immobiliare e che gestisce asset per circa 8 miliardi di dollari. Infine Richard D’Amore anche lui di Boston, general partner della North Bridge Venture Partners, una venture capital di profilo internazionale. Non è più della partita Bill Powers. Tutti pronti ad investire nel club e a scommettere sul futuro della As Roma. Le parti dopo una seconda riunione fiume, coadiuvati dai rispettivi legali, Roberto Cappelli e Mauro Baldissoni, hanno deciso di portare avanti la trattativa rinviando di un giorno il ritorno in Italia. Questo per poter giungere al Mou già nelle prossime ore. L’intesa generale, a cui si sta lavorando, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ruota attorno al ruolo che avrà la banca nella nuova As Roma, a maggioranza americana, il numero dei consiglieri che Unicredit potrà esprimere. Quindi si sta trattando sui finanziamenti e anche sull’ammontare della ricapitalizzazione che dovranno fare i nuovi acquirenti.

L’iter, dopo la sigla del Memorandum prevede che, secondo la procedura di gara, gli americani presentino entro il 31 gennaio la loro «binding offer». Ancora top secret e da definire le cifre e i dettagli, ma attorno a quel tavolo a questo progetto credono tutti.

(giovedì 27 gennaio 2011 – fonte milanofinanza.it)

UNICREDIT, VERTICE A NEW YORK. E’ IL GIORNO DEGLI AMERICANI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 24 gennaio 2011 a 18:13

Il giorno degli americani. Non a Roma, ma quasi. Domani, a New York, Unicredit incontra il gruppo statunitense interessato ad acquistare il club giallorosso. Come riferisce Mf Dow Jones, una nota banca d’affari della Grande Mela sarà lo scenario del vertice che vedrà Paolo Fiorentino, vice direttore generale dell’istituto di credito, e Piergiorgio Peluso, responsabile di Unicredit corporate e investment – tra l’altro, i due nomi più vicini al dossier Roma, gli stessi presenti nel giorno della firma dell’accordo con Rosella Sensi – sedersi faccia a faccia con i membri del gruppo interessato ad acquistare il club giallorosso. 
 Oggi la partenza per gli States dei dirigenti della banca. Un incontro fondamentale: perché Unicredit, che attende entro la fine del mese le offerte vincolanti per l’acquisto del club, discuterà anche un’eventuale partecipazione all’affare se – come sembra – la nuova Roma vestirà a stelle e strisce. Una conferma indiretta sulla serietà dei soggetti coinvolti (imprenditori interessati a “sviluppare il business sportivo”), che già negli ultimi giorni della scorsa settimana – tra giovedì e sabato – avevano portato avanti contatti importanti con i vertici di Piazza Cordusio, anche attraverso lo studio legale Tonucci che li rappresenta in Italia. Il primo passo, forse, verso il futuro della Roma.

(24 gennaio 2011 – fonte larepubblica.it)

AS ROMA: DOMANI A NY VERTICE UNICREDIT-AMERICANI PER CESSIONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 24 gennaio 2011 a 18:10

Unicredit-americani, contatti in corso. Si incontreranno domani mattina a  New York, presso la sede di una importante banca d’affari, i rappresentanti di Unicredit  e gli imprenditori statunitensi interessati a rilevare la As Roma. E’ quanto riferiscono  alcune fonti accreditate a Mf-Dow Jones.
Partiranno oggi con destinazione Grande Mela, per Unicredit il vice Direttore Generale,  Chief Operating Officer con responsabilità sulle Global Banking Services Strategic  Business Area, Paolo Fiorentino e il responsabile corporate e investment banking Italia  della banca Piergiorgio Peluso.
Un meeting oltreoceano che servirà a fare il punto sull’iter di vendita del club  giallorosso, ma soprattutto, spiegano le fonti, servirà alle parti, ed in particolar modo  a Unicredit, per approfondire le modalità di una eventuale partecipazione dell’istituto  di credito in una nuova proprietà targata Usa.
Unicredit potrebbe, infatti, ritagliarsi un ruolo attivo nell’ambito della nuova  proprietà del club, mantenendo una quota di minoranza, ma contribuendo a portare avanti  un progetto, quello statunitense, che risulta essere il più concreto e strutturato.
Nei giorni scorsi sono proseguite le valutazioni economiche e finanziarie da parte sia  degli americani che della banca, coadiuvati dall’advisor Rothschild. Anche perchè mancano  pochi giorni alla scadenza della deadline per le offerte vincolanti prevista per il 31  gennaio. Non trovano conferma, invece, le voci che i pretendenti statunitensi facciano  capo al magnate di Gap, John Fisher, avvicinatosi al club giallorosso un paio di anni fa.  Si tratta invece di un numero ristretto di imprenditori attivi in diversi Stati degli  Usa, interessati a sviluppare il business sportivo.

(24 gennaio 2011 – fonte milanofinanza.it)

GHIZZONI: “IL FUTURO DELLA SQUADRA PER NOI E’ IMPORTANTE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 19 gennaio 2011 a 15:07

A poche ore dal derby tornano d’attualità le voci sulla cessione della Roma. Imminente, secondo le scadenze previste (fino a questo momento) da Unicredit. Proprio l’amministratore delegato dell’istituto, Federico Ghizzoni, ha riacceso l’attenzione sulle sorti del club giallorosso: “Il prezzo è importante ma lo è anche il futuro della squadra”, ha ammesso a margine dell’esecutivo Abi il numero uno della banca. Spiegando poi quale sia la strategia di Piazza Cordusio nella ricerca dell’acquirente giusto con cui trattare la cessione del pacchetto azionario del club: “Valutiamo il rapporto fra prezzo e qualità dell’investimento”. Massimo riserbo, invece, sui nomi coinvolti, anche se Ghizzoni conferma indicazioni delle scorse settimane: “C’è una short list e gli advisor sono al lavoro”.

Un lavoro che dovrà continuare, almeno, fino al termine del mese. Nelle prossime due settimane, previsti incontri (non però, come vorrebbe qualcuno, tra martedì e giovedì della prossima settimana) tra Unicredit e Rothschild, l’advisor scelto per gestire la vendita, e alcuni dei soggetti che hanno manifestato interesse: nella short list sono stati inseriti i nomi del Gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci e quello di un misterioso gruppo di imprenditori statunitensi, rappresentati dallo studio legale Tonucci. Un gruppo di cui non fa parte la triade Tisch-Mara-Johnson (se mai fosse necessario ribadirlo), ma neanche il magnate dell’abbigliamento casual John J. Fisher. Inutile dire come, attualmente, fonti finanziarie segnalino in vantaggio nelle preferenze della banca il gruppo a stelle e strisce.

La banca intanto è al lavoro per la costituzione di Newco Roma, la società che dovrà di fatto gestire il passaggio della Roma nella mani del nuovo proprietario. Entro la fine del mese il vice dg di Unicredit Paolo Fiorentino vorrebbe poter contare sulle offerte vincolanti all’acquisto del club, che nelle intenzioni originali dell’istituto, sarebbero dovute partire da 100 milioni per il 67 per cento della Roma in mano a Italpetroli (circa 150 milioni Opa inclusa). La sensazione, però, dopo i dubbi suscitati dalla due diligence sui conti della società, è che si plossa andare verso una valutazione al ribasso (Angelucci sarebbe arrivato a mettere sul piatto circa 86 milioni). Anche per questo, l’attuale dirigenza della Roma su indicazione di Roberto Venturini, uomo Unicredit all’interno del Cda con deleghe alle finanze, sta lavorando per presentare una situazione di bilancio più leggera, riducendo il monte ingaggi: in questo senso vanno lette le partenze di Baptista e Cicinho.

Una cosa è certa: una delle condizioni imprescindibili per garantire la stabilità della società giallorossa, chiunque sarà ad acquistare il club, è l’ingresso nella prossima Champions League. Senza gli introiti della competizione, infatti, diventerebbe difficile far quadrare i conti in rosso e attuare il fair play finanziario, che prevede la riduzione delle perdite entro i 15 milioni fin da questa stagione, per poi entrare nel 2018 nel regime di pareggio del bilancio, pena l’esclusione dalle coppe europee.

(mercoledì 19 gennaio 2011 – fonte La Repubblica)

TRATTATIVA CON GLI AMERICANI, LA ROMA PIU’ VICINA ALLA CESSIONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 19 gennaio 2011 a 13:48

Inizia il conto alla rovescia per la vendita della As Roma. Il giorno x è fissato per il 31 gennaio con la presentazione delle offerte finali. Unicredit, che allo stato ritiene questa data rigida, prova a stringere i negoziati coi potenziali acquirenti. Tre quelli rimasti in gara, anche se uno sarebbe quello su cui piazza Cordusio gioca le sue carte: il gruppo americano. I banchieri milanesi, assieme all’advisor Rothschild, tra la fine di questa settimana e la prossima stanno organizzando gli incontri diretti coi pretendenti. Ieri, intanto, si sarebbe svolta una nuova riunione del collegio arbitrale presieduto da Cesare Ruperto, davanti al quale a fine luglio fu raggiunto l’accordo definitivo con Rosella Sensi relativo alla ristrutturazione del debito di Italpetroli: 325 milioni nei confronti di Unicredit, altri 90 milioni verso Mps. La procedura arbitrale fu mantenuta aperta fino all’attuazione degli accordi, tra i quali la scissione di Italpetroli mediante attribuzione di asset a due newco: in una, di proprietà della famiglia Sensi, confluiranno gli immobili per un controvalore di 30 milioni al netto di un mutuo di 10 milioni; nell’altra – Newco Roma – della partecipazione del 67% della Roma calcio detenuta tramite Roma 2000. Le scissioni sarebbero state deliberate da Italpetroli, divenuta al 100% di proprietà di piazza Cordusio, a fine dicembre e, come prescrive il codice civile, bisogna attendere 60 giorni dall’iscrizione sul registro delle imprese, per il perfezionamento in modo da dare tempo a eventuali creditori di promuovere opposizione. Il termine dovrebbe scadere ai primi di marzo. L’udienza del collegio arbitrale di ieri avrebbe preso atto dell’esecuzione di questi adempimenti e sarebbe stata rinviata. L’arbitrato non entra più nel merito della vendiria europea – ogni anno c’è un aumento dei costi del 10%. I club stanno vivendo oltre i loro mezzi. Bisogna soffermarsi su questo aspetto». In particolare il documento della Commissione indica come obiettivo quello di rivedere le attività degli agenti sportivi. «I principali problemi – è scritto - sono di natura etica, come crimini finanziari e sfruttamento dei giovani giocatori, che minacciano così la lealtà della competizione e l’integrità degli sportivi».

Sempre a proposito del calcio, il documento esprime l’approvazione di ta del club giallorosso pur avendo fischiato il calcio di inizio della procedura. Che ora si sta avviando verso la conclusione, almeno questi sono gli auspici del team di Paolo Fiorentino, il vicedirettore generale di Unicredit a capo del progetto seguito in prima persona dal capo del corporate & investment banking Pier Giorgio Peluso. Tra la fine di questa settimana (in calendario un incontro con Angelucci) e la prossima, dunque, si tireranno le fila coi tre pretendenti rimasti: il gruppo americano, il fondo di Abu Dhabi Aabar, socio di Unicredit e Angelucci. Di questi, stando alle intenzioni manifestate fino a questo momento, Unicredit conta soprattutto sul gruppo americano sul quale vige il massimo riserbo. Filtra però, una indicazione: sarebbe attivo nel campo dell’abbigliamento casual e si sarebbe già interessato alla squadra giallorossa. Indizi che riconducono a John J. Fisher, l’uomo d’affari californiano di San Francisco già in trattative nella primavera 2008 con Rosella Sensi, all’epoca con pieni poteri decisori sulla società. Fisher, prossimo ai 49 anni, è l’ultimogenito di Donald, fondatore di Gap e Banana Republic, due colossi dell’abbigliamento casual con un patrimonio calcolato in oltre 1,5 miliardi di dollari. Col gruppo americano gli uomini di Unicredit stanno organizzando un vertice in modo da tentare di definire gli accordi finali. La data dell’incontro sarebbe ancora in fase di fissazione, potrebbe tenersi fra martedì e giovedì prossimo in Italia. A Roma o a Milano: in quest’ultimo caso presso la sede di Rothschild che presenzierà alla riunione assieme naturalmente ai banchieri di piazza Cordusio. Unicredit pone due condizioni: il prezzo di acquisto del 67% detenuto da Newco Roma (51% Sensi, 49% Unicredit) almeno pari a 150 milioni – ai valori di borsa di ieri vale 143,8 milioni - e il piano industriale. Che significa la seconda condizione? Le prospettive di rilancio della As Roma, quindi gli investimenti da fare per far sì che il club giallorosso torni a competere ai piani alti della classifica di A. Torni a diventare la Magica, il sogno dei tifosi che Unicrecit non vuol tradire. Per questo, nel caso in cui le condizioni non dovessero verificarsi, la banca si riserva di togliere dal mercato il club e gestirlo con la Sensi sino al termine del campionato.

(mercoledì 19 gennaio 2011 – fonte ilmessaggero)

CONTATTO DELLA SOCIETA’ CON GLI AMERICANI

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 gennaio 2011 a 11:36

Un autorevole emissario dell’As Roma incontrerà nei prossimi giorni il gruppo di investitori americani interessati a rilevare la società. Non sarà solo. Con lui partiranno i dirigenti di Unicredit e Rothschild. Il volo per New York era programmato per ieri. È stato rinviato causa neve. Sulla Grande Mela si è abbattuta una tormenta che ha costretto ad annullare migliaia di voli, tra cui quello dell’emissario giallorosso. Non è un colpo di scena, perché non è la prima volta che la banca e il suo advisor si vedono con questi (ancora per poco, forse) misteriosi interlocutori a stelle e strisce. Ma è certamente un segnale importante che viene spedito oltre oceano. L’ambasciatore dell’As Roma non è un dirigente del club, ma una figura vicina ai Sensi. Agli americani spiegherà che la famiglia non farà nulla per ostacolare l’eventuale trattativa. Anzi. Da parte dei Sensi c’è la massima disponibilità ad agevolare ogni operazione che possa mantenere l’As Roma competitiva. Una volta che l’emissario e i delegati di Unicredit più Rothschild saranno tornati in Italia, il quadro del processo di vendita dell’As Roma sarà sicuramente più chiaro.

Bisognerà comprendere meglio quali siano gli effettivi progetti degli americani. Come andrà magari un giorno svelato quale è stato l’effettivo ruolo dello studio legale Tonucci in tutta questa vicenda. L’impressione è che lo studio non sia, come sembrava in un primo momento, direttamente legato agli imprenditori a stelle e strisce che prossimamente si incontreranno con l’ambasciatore dell’As Roma. Potrebbe però avere rappresentato – o lo sta facendo ancora – altri soggetti che si sono interessati al fascicolo. Non è invece un’impressione la speranza che Unicredit e Rothschild stanno nutrendo in questo gruppo made in Usa. Piazza Cordusio immaginava tempi più rapidi per la cessione della società. Era tutto scritto: info memo, offerte non vincolanti, data room, offerte vincolanti e poi la trattativa con un solo aspirante acquirente. Invece, il processo si sta rivelando più complesso di quanto non sembri. Senza il denaro della Champions (la Roma l’anno scorso era in Europa League), e con meno soldi dai diritti tv, il bilancio giallorosso ha fatto registrare un passivo superiore ai 20 milioni di euro. Oltre alla liquidità necessaria per acquistare il club, bisognerà quindi risolvere i problemi contabili, investire sul mercato e rinnovare i contratti in scadenza. La banca e i tifosi sognano che ci pensino gli americani e non la famiglia Angelucci. Che peraltro continua a offrire molto meno dei 150 milioni (originariamente) previsti.

(giovedì 13 gennaio 2011 – fonte ilromanista.it)

VERDONE: “LA ROMA NON HA UNA SOCIETA’, DURA ANDARE AVANTI COSI’”

Inarticoli as roma, as roma su 13 gennaio 2011 a 11:33

Carlo Verdone, regista, attore e tifoso della Roma era presente oggi all’incontro organizzato nel corso dell’VIII edizione di Filmidea – Incontri universitari di cinema che si è tenuto questo pomeriggio nell’ateneo di Salerno. Queste le sue parole sul club giallorosso riferite dall’ANSA: “Senza società, calcisticamente, non si può andare avanti e la Roma non ha la società”. Una folla di centinaia di studenti ha applaudito l’attore che non ha parlato solo di cinema, ma anche di cultura, sport, ricordi personali e tanti emblematici aneddoti.

(mercoledì 12 gennaio 2011 – fonte romanews.eu)

ANCELOTTI E’ DESTINATO ALLA PANCHINA DELLA ROMA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 gennaio 2011 a 11:31

«Ancelotti potrebbe essere il prossimo allenatore della Roma». Secondo il domenicale inglese ”News of the World”, si potrebbe profilare un ritorno in Italia sulla panchina giallorossa di Carlo Ancelotti. L’attuale tecnico del Chelsea sarebbe stato individuato per sosistuire Ranieri: l’ex tecnico del Milan potrebbe chiudere prematuramente la sua esperienza con il club londinese qualora i “Blues” non dovessero avere una inversione di tendenza. Con sole 3 vittorie nelle ultime 10 gare, lo stesso allenatore emiliano ha infatti ammesso come il prossimo mese sarà decisivo per le sue sorti.

(domenica 9 gennaio 2011 – fonte corsport.it)

ROMA, I TROFEI ARRIVANO DA FUORI

Inarticoli as roma, as roma su 10 gennaio 2011 a 14:37

La Roma nella sua storia calcistica ha vinto 17 trofei: una Coppa CONI, tre Scudetti, nove Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle Fiere (poi Coppa Uefa ora Europa League) ed un torneo Anglo-Italiano. Ho voluto fare una piccola ricerca sugli allenatori che hanno vinto i suddetti trofei sulla panchina della Roma.

Il risultato è il seguente:

  •  William Garbutt (Inghilterra) – Coppa CONI (1927-1928) 
  • Alfred Schaffer (Ungheria) – Scudetto (1941-1942)
  • Alfredo Foni (Udine) – Coppa delle Fiere (1960-1961)
  • Juan Carlos Lorenzo (Argentina) – Coppa Italia (1964-1965)
  • Helenio Herrera (Argentina) – Coppa Italia (198-1969), torneo Anglo-Italiano (1971-1972)
  • Nils Liedholm (Svezia) – 1 Scudetto (1982-1983), 3 Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, 1983-1984)
  • Sven-Göran Eriksson (Svezia) – Coppa Italia (1985-1986)
  • Ottavio Bianchi (Brescia) – Coppa Italia (1990-1991)
  • Fabio Capello (Gorizia) – 1 Scudetto (2000-2001), 1 Supercoppa Italiana (2001-2002)
  • Luciano Spalletti (Certaldo) – 2 Coppe Italia (2006-2007, 2007-2008), 1 Supercoppa Italiana (2007-2008)

Si può tranquillamente affermare che non c’è traccia di un allenatore romano e romanista, testaccino e testaccista. Coincidenza? Temo di no. A Roma per vincere ci vuole gente che con Roma non ha nulla a che spartire e, soprattutto, immune al troppo provincialismo che ancora ruota intorno alla squadra e che coinvolge a 360° tifoseria, stampa e radio. Tale motto lasciamolo a quelli abituati a guardare gli altri primeggiare.

(domenica 22 agosto 2010 – federicoalbanesi.com)

MOGGI-BALDINI, ANCELOTTI-CAPELLO. CHE DUELLI SOTTO IL CUPOLONE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 9 gennaio 2011 a 13:16

L’ultima volta che si sono incontrati è stato il 1 ° ottobre scorso, nell’aula del tribunale di Napoli. Franco Baldini liquidò il suo rivale con una battuta feroce: «E’ un uomo senza qualità» . L’avvocato Trofino dovette trasformarsi in giocatore di rugby per placcare un Luciano Moggi alzatosi di scatto dalla sua sedia in cerca di vendetta. I grandi nemici di Calciopoli rischiano di ritrovarsi a duellare per la nuova Roma.
Due delle cordate più importanti in corsa per l’acquisto del pacchetto di maggioranza del club giallorosso hanno chiesto loro suggerimenti.

VICINO A LUCIANONE L’imprenditore Angelucci è molto vicino a Luciano Moggi. E non solo per averlo ingaggiato da tempo come opinionista nelle pagine sportive del quotidiano «Libero» , di cui è editore. Moggi non corre per sé stesso. Il suo obiettivo è quello di provare a inserire nella Roma di Angelucci il figlio Alessandro, che ha appena finito di scontare la sua squalifica. Questa cordata avrebbe già individuato il futuro allenatore. Si tratta di Carlo Ancelotti, ormai in rotta con il Chelsea di Abramovich e ben felice di tornare a lavorare in quella Roma che è da sempre nel suo cuore.
Vicino agli americani Franco Baldini, invece, è pronto ad aiutare la cordata americana a entrare con uomini e idee giuste nel calcio italiano. Il tam-tam giallorosso ha già abbinato allenatori di grande prestigio all’attuale direttore sportivo della nazionale inglese. I nomi? Guardiola e Prandelli. Due tecnici che hanno un forte rapporto di amicizia con Baldini, ma che sono vincolati il primo al Barcellona (contratto appena rinnovato) e il secondo alla nazionale azzurra (contratto fino ai prossimi mondiali). Quindi ipotesi non praticabili. Anche la cordata americana potrebbe sposare l’idea Ancelotti. Baldini ha trascorso molte serate a cena nella modaiola Chelsea con l’amico Carletto. Tra i due esiste un feeling di vecchia data. Alternative? Baldini potrebbe cercare di convincere Capello a chiudere la deludente esperienza alla guida dell’Inghilterra e tornare a lavorare nella Capitale. E Don Fabio potrebbe riuscire nell’impresa di far riavvicinare i due storici nemici visto il rapporto che lo lega a entrambi. La terza opzione è il rinnovo per un anno del contratto a Ranieri. Si vedrà.

(domenica 9 gennaio 2011 – fonte gazzetta.it)

MAURO: “LA SENSI NON E’ INFORMATA DELLA SITUAZIONE NELLO SPOGLIATOIO”

Inarticoli as roma, as roma, generico sport su 9 gennaio 2011 a 13:12

La Roma non molla e ormai sembra delinearsi un duello con il Milan per lo scudetto. Ha sofferto con il Catania, il gioco non è stato brillante e in contropiede poteva subire ancora. Ma le individualità della Roma sono importanti e fanno la differenza: Borriello è ormai insostituibile e Vucinic sta tornando ai suoi livelli. Gioca male ma vince e questo conta per arrivare in alto. La signora Sensi tempo fa mi ha dedicato un lungo comunicato stampa dopo un diverbio avuto con l’allenatore della Roma. Avevo solo posto una domanda tecnica: sapere perchè Pizzarro quella domenica era andato in panchina. Nessuna allusione a polemiche o liti interne che ignoravo, cercavo solo di capire e far capire ai telespettarori perchè un giocatore di qualità come Pizarro non trovava più spazio nella Roma. Quel comunicato della signora Sensi, visto come si sta sviluppando il rapporto tra la Roma e Pizarro, mi fa capire che forse il presidente non è correttamente informato della situazione dello spogliatoio e della sua gestione. Io avevo posto solo una questione tecnica, potevano dirlo che i problemi erano altri.

(venerdì 7 gennaio 2011 – fonte larepubblica.it)

AMERICANI IN POLE NELLA CORSA ALLA ROMA

InSenza categoria su 6 gennaio 2011 a 19:20

La Roma agli americani: stavolta siamo vicinissimi e l’affare si dovrebbe chiudere a febbraio, subito dopo la chiusura del mercato- bis. Una volta c’era George Soros che fu fatto fuggire (chissà da chi…): poi sono arrivati arabi, Tacopina, Fioranelli. Di tutto. Di più. Adesso la cordata Usa, che si è affidata al noto studio legale “Tonucci&Partners”, conta su 4- 5 soci di sicura affidabilità e dalle idee chiare. Tanto chiare che l’offerta degli americani è considerata in (netta) pole position dall’Unicredit rispetto a quella di Giampaolo Angelucci (86 milioni, per ora) e del fondo arabo Aabar. Se in passato troppe soffiate, interessate, fecero sfumare l’affare adesso l’identità degli investitori Usa viene tenuta (ancora) segreta, e questo dimostra la serietà dell’offerta. Non c’è un Soros della situazione, ma, come detto, 4-5 partners. Fra loro non ci sarebbe il proprietario della squadra di football New York Jets, Woody Johnson: lo ha rivelato il sito del New York Post, citando fonti vicine allo stesso Johnson. Secondo alcuni rumours, Johnson, insieme ai proprietari della squadra di football Ny Giants, Steve Tisch e John Mara, avrebbero fatto un’offerta vincolante a Unicredit per il 67% del club giallorosso. Smentito: anche se non è escluso che uno dei tre possa entrare presto nella cordata. Così come si fa il nome di uno dei partners della New England Sport Ventures che ha appena acquistato il Liverpool (per 335 milioni di euro) e di John J.Fisher, figlio di Donald, fondatore dei famosi marchi Gap e Banana Republic. Ma nessuno dei soci avrebbe un ruolo preminente. Alcuni di loro sono già stati a Roma, e hanno avuto molti incontri. Il piano, come detto, è di chiudere a febbraio.

A fine gennaio verrà fatta l’offerta vincolante: si aspetta la chiusura del mercato-bis, perché i soci americani si augurano che la società riesca a ridurre notevolmente il costo del lavoro, ora troppo alto, trovando una sistemazione a 4-5 giocatori. L’offerta sarà per l’intero pacchetto azionario oppure per il 67% (in questo caso una quota resterebbe a UniCredit): la cifra – si parla di circa 150 milioni – terrà comunque conto anche della situazione finanziaria, di eventuali debiti (con cliniche, o altri?) e del fatto che la società giallorossa chiuderà questa stagione con una perdita intorno ai 30 milioni di euro. Ma gli americani credono fortemente nel progetto Roma: vogliono rilanciare il marchio in tutto il mondo. Facendo grandi investimenti. A guida della società metteranno un amministratore delegato italiano, che conosca il mondo del calcio.

Daniele Pradè e Bruno Conti, che hanno il contratto, resteranno. Così come è probabile che venga fatta un’offerta a Gian Paolo Montali, mentre circola anche il nome di Franco Baldini (ds ai tempi dello scudetto giallorosso). E l’allenatore? E’ presto per decidere, la stagione è ancora lunga: e la Roma, ricordiamolo, è in corsa ancora su tre fronti (campionato, Champions e Coppa Italia). Gli americani si augurano anche di poter costruire un nuovo impianto: ma la priorità è la squadra, da rendere ancora più competitiva. Lo stadio può attendere.

(giovedì 6 gennaio 2011 – fonte la Repubblica)

TRE AMERICANI A ROMA

Inarticoli as roma, vendita società as roma su 4 gennaio 2011 a 11:43

Una cordata di imprenditori Usa è sul punto di acquistare i giallorossi John Mara, Steve Tisch, Woody Johnson. Ecco chi sono gli yankee che avrebbero presentato a Unicredit l’offerta migliore per Totti&co. Proprietari delle due squadre di football di New York, puntano al grande business del nuovo stadio. Ma non sono gli unici

Il processo di vendita più lungo del mondo nell’ambito delle società professionistiche di calcio, quello inerente all’AS Roma, potrebbe essersi concluso positivamente nelle scorse settimane. In barba ai bookmakers inglesi, che sembrano puntare sulla soluzione più invisa ai sostenitori giallorossi, il controverso imprenditore Giampaolo Angelucci (definito, affatto amichevolmente, nei forum dei tifosi “il portantino”), sembra certo che proprio l’AS Roma, giunta negli anni ad un passo dal magnati russi e americani, sia la prima società di calcio di spicco a passare in mani straniere. Se lo è lasciato sfuggire persino il brasiliano triste Adriano, perfetta reincarnazione del Candido di Voltaire, intervistato dai media brasiliani in merito alla sua permanenza in una società alle prese con ormai cronici (seppur condivisi da molte squadre) problemi di ritardo nei pagamenti ai dipendenti: “Si risolverà tutto, presto la società verrà acquistata da un americano”. Due anni e mezzo or sono una dichiarazione del genere avrebbe scatenato un uragano mediatico in una Roma, sponda giallorossa, immalinconita dall’auto-finaziamento e dai mercati a costo zero imposti dallo stato comatoso delle casse ItalPetroli, holding della famiglia Sensi oberata dai debiti. Allora il crocevia dei destini della squadra di Totti era lo studio legale Tonucci & Partners, presso cui la merchant bank Inner Circe Sport aveva depositato l’offerta di 283 milioni di euro, finanziata dal fondo di George Soros. Non se ne fece nulla, chi dice per il troppo amore verso i colori giallorossi da parte di una Rosella Sensi da poco al timone della società lasciatale da un padre in precarie condizione di salute, chi per un goffo bluff per spuntare altri soldi, sotto forma di un rilancio da parte di un fantomatico sceicco arabo.

Strano però che l’amore per i colori giallorossi non sia stato un fattore determinante quando Rosella Sensi, l’anno seguente, trattò per mesi con l’agente Fifa Vinicio Fioranelli, salvo poi accorgersi, in extremis, dell’inconsistenza delle risorse economiche dell’interlocutore svizzero (condannato a pagare 200mila euro dalla Consob per turbativa di mercato).

Ora che la sorte dell’AS Roma è nelle mani di Unicredit, presa lo scorso luglio a garanzia del debito mai onorato da parte della holding che fu di Franco Sensi, in una specie di dejà vu, Tonucci & Partners torna ad essere il crocevia dei destini della squadra che negli ultimi anni ha conteso praticamente da sola la leadership della Serie A all’Inter cannibale di Massimo Moratti. Presso lo studio legale sembra siano rappresentate due delle offerte non vincolanti pervenute sul tavolo di Unicredit, ambedue statunitensi. Lo stretto riserbo imposto da Unicredit e dall’advisor Rothschild sulla vicenda, degno della fusione tra due multinazionali più che della cessione di una squadra di calcio, fa sì che ancora non ci sia la certezza dell’identità dei due possibili acquirenti, anche se tutto fa ritenere che le due offerte a stelle e strisce sarebbero le preferite della banca di Piazza Cordusio. La crisi economica che ha investito i mercati mondiali (e arrivata – magari con ritardo – ma con estrema violenza in Italia), non permette ad imprenditori nostrani in cerca di visibilità di soddisfare la richiesta minima di 150 milioni di euro. Viceversa, a smuovere l’interesse straniero, oltre all’appetibilità universale del marchio Roma, sarebbe proprio la possibilità, finalmente concreta, di costruire uno stadio di proprietà che andrebbe ad aumentare sensibilmente il valore di un investimento altrimenti volatile, legato com’è ai destini sportivi della squadra.

Della prima offerta made in Usa si conosce poco, anche se si sussurra che il nome dell’imprenditore coinvolto sia di assoluto rilievo, tanto da far ritenere a molti che dietro di essa si celi il vero favorito a procedere all’acquisizione. Qualcuno fa coincidere il ritorno nella capitale dell’avvocato newyorkese Joe Tacopina, già coinvolto nella fase di start-up del fallito assalto alla Roma del pool Ics/Soros, come un possibile ritorno in scena del magnate di origine ungherese che fece sognare i tifosi della Roma. Tacopina, solitamente ciarliero e a proprio agio con taccuini e telecamere, ha scelto stavolta di restare in silenzio, forse per non violare l’accordo di strettissima privacy che hanno sottoscritto i concorrenti al pacchetto di maggioranza della società giallorossa.

L’altra offerta sembra sia stata portata all’attenzione di Rothschild e Unicredit da una cordata a stelle e strisce composta principalmente da John Mara e Steve Tisch (padroni dei New York Giants) e di Woody Johnson (owner dei Jets), pronti ad esportare la loro esperienza nel ramo del merchandising, settore in cui la National Football League avrebbe parecchio da insegnare alla Lega Calcio e a replicare quanto accaduto a East Rutheford, nel New Jersey, dove una joint venture paritaria ha consentito loro di costruire il nuovo stadio di Meadowslands, che ora ospita le partite delle due franchigie della Grande Mela. Strano notare che l’alleanza finanziaria tra le due squadre di football di New York, anche se non rivali (nella NFL le rivalità, più che cittadine, sono di appartenenza alla medesima Conference), abbia portato uomini dalla cultura e dalle convinzioni diverse ad investire per un ritorno economico a medio termine, cosa impensabile in Italia.

Steve Tisch è un imprenditore liberal, legato soprattutto alla produzione cinematografica e televisiva, noto per aver lanciato Tom Cruise in Risky Business ma anche per i successi Forrest Gump e La Ricerca della Felicità di Gabriele Muccino; d’altro canto Woody Johnson è un repubblicano vecchio stampo, prodigo finanziatore della campagna di McCain e del Grand Old Party, con dietro una potenza come la Johnson & Johnson.

Sembra che chi la spunterà tra queste due offerte sarà il futuro proprietario della Roma. La banca di piazza Cordusio terrebbe in panchina il fondo arabo Aabar, azionista “forte” di Unicredit, forse coinvolto nella gara allo scopo di alzare l’asticella delle offerte non vincolanti, restato in silenzio totale nel corso dei mesi e irraggiungibile per possibili commenti. Solo tribuna invece per Giampaolo Angelucci, la cui offerta e piano industriale verrebbe ritenuta inadeguata dalla banca, preoccupata altresì dal ritorno di immagine negativo che comporterebbe cedere l’AS Roma ad un imprenditore alle prese con guai giudiziari del suo gruppo (lo scorso novembre, nel silenzio dei media, la Corte dei Conti ha confermato il sequestro conservativo di sei case di cura del Gruppo San Raffaele per accuse di truffa al servizio sanitario nazionale per fatture contestate per oltre 100 milioni di euro) e malvisto dal caldissimo pubblico romanista, forse per solidarietà a Milena Gabanelli, che nella trasmissione di Fazio e Saviano ha ricordato la cifra record richiesta dal Gruppo Angelucci come risarcimento per le inchieste di Report sulla sanità.

La consistenza delle offerte americane affidate allo Studio Tonucci avrebbero convinto Unicredit ad attendere, per il closing dell’operazione ulteriori, finali approfondimenti sullo stato dei conti dell’AS Roma richiesto dopo l’invio della Vendor Due Diligence. Lo spostamento della data in cui attendere le offerte vincolanti non sarebbe quindi dovuto alle incombenti feste natalizie – certo non una novità del calendario – ma alla necessità di mettere a punto la cifra e le modalità del passaggio di consegne che comunque non avverrebbe prima della fine del mercato di riparazione, anche per non mettere in imbarazzo la nuova proprietà di fronte alla tifoseria.
Unici ostacoli alla chiusura definitiva sembrano essere le incertezze degli americani sui tempi di approvazione della legge che dovrebbe facilitare l’iter di realizzazione degli stadi di proprietà, legge che ha subito un nuovo e non del tutto inatteso stop in commissione cultura alla Camera. Il relatore Fli Barbaro – tra l’altro tifoso romanista – tace “per amor di patria” sui motivi del rinvio, anche se pare che le limitazioni imposte alla cubatura e alle limitazioni commerciali inerenti agli impianti di proprietà, siano mal viste dalla sempre potente lobby dei costruttori. Tanto l’approvazione, quanto il contenuto della legge, torna a questo punto in discussione. Altra preoccupazione dei possibili acquirenti le conseguenze del fair-play finanziario imposto da Platini e che la Uefa introdurrà dalla stagione 2013-2014. C’è da tenere il monte ingaggi sotto controllo ed è (anche) per questo che il mercato di gennaio vedrà impegnato il responsabile del mercato Pradé a piazzare i giocatori in esubero. Julio Baptista, presentato con troppa enfasi come grande colpo di mercato e retrocesso nelle gerarchie sia di Spalletti che di Ranieri, ha già salutato la compagnia accasandosi a Malaga.

Vedremo accalcarsi, nella sempre ben frequentata tribuna autorità dello Stadio Olimpico, tre facoltosi imprenditori statunitensi, magari sgomitando per avere maggiore visibilità? Improbabile. Ad affiancare gli investitori a stelle e strisce della East Coast e diventare così il ventiduesimo Presidente della Roma, secondo insistenti rumors, sarebbe infatti una vecchia conoscenza tra i pretendenti al trono di Rosella Sensi, cioè l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini.

Senza il sostegno del suo gruppo, che sarebbe tenuto fuori dall’acquisizione per non rischiare alle tre figlie femmine un destino analogo a quello della ItalPetroli smembrata e finita in mano alle banche, Angelini sarebbe l’ideale partner per aiutare un pool di imprenditori così lontani dalla mentalità italiana a districarsi nelle beghe burocratiche di enti locali e di una Lega Calcio molto, troppo sensibile ai consolidati equilibri finanziari e politici. Senza contare che, con la soluzione-Angelini sarebbe salvaguardata la “romanità” della guida societaria, preoccupazione più delle alte sfere finanziarie che dei tifosi, che continuano a sognare un magnate magari apolide, ma con le tasche alla Eta Beta: infinite e piene di denaro contante.

(domenica 2 gennaio 2011 – Fonte ilmanifesto.it)

MEXES ASPETTA GLI AMERICANI

Inarticoli as roma, vendita società as roma su 4 gennaio 2011 a 11:40

Notizie dall’altro mondo, ma che incredibilmente riguardano la Roma e che aprono finalmente uno squarcio di chiarezza nella nebulosa che sembra avvolgere da un po’ di tempo le sorti della società giallorossa.

UNA SERA A CENA – Metti una sera a cena a migliaia di chilometri da Trigoria, diciamo Cape Town, Sudafrica, qualche giorno prima di Natale. Metti che a questo banchetto partecipino Franco Baldini, Gianluca Vialli, Massimo Mauro, un altro ex calciatore, un manager di una famosa azienda italiana che opera in tutto il mondo e…una persona capitata lì non proprio per caso ma quasi. Metti che si parli di tutt’altro che di calcio. Per esempio di aromi e tostature, fragranze e qualità. Marchio e business. Perchè questo non è un incontro per parlare della Roma, tutt’altro. Ma metti anche che a un certo punto, visti i personaggi a tavola, il discorso scivoli inevitabilmente (ma non era certo l’argomento centrale della cena) sulla Roma calcio e sul suo futuro, partendo da un calcia­tore oggettivamente in bilico.

L’ATTESA DI PHILIPPE – Metti che si parli di Philippe Mexes e che trattando questo argomento si scoprano anche alcune notizie importanti, forse decisive sul futuro del club giallorosso. Scenari che potrebbero essere ufficiali tra qualche tempo, ma che in extremis potrebbero anche non concretizzarsi. Per esempio che Mexes stia solo aspettando che Baldini gli dia l’ok, una cosa che suonerebbe più o meno così. Sì, la Roma l’hanno presa gli amici americani, da oggi sono io il nuovo direttore generale e tu, come eravamo d’accordo, mi firmi un bel quadriennale, resti romanista a vita e poi si festeggia insieme. Ecco perchè il francese tergiversa. Con Baldini in società il rinnovo sarebbe automatico.

MADE IN USA – Metti che gli americani, East e West Coast in coalizione, solidissime possibilità economiche, con Unicredit che resta al 10 per cento, siano a un passo dalla Roma e abbiano già eletto Franco Baldini non solo direttore generale ma anche plenipotenziario della nuova società. Tanto vicini che avrebbero già scelto anche il nuovo allenatore, stra­niero ma non troppo ( il quale però avrebbe cortesemente rifiutato), e che ora stiano bat­tendo altre piste, in ogni caso un top trainer.

Ma metti che, come potrebbe oggettivamente essere, ma Franco Baldini teme, la Roma finisca ad altri perché hanno prevalso altre logiche grazie ad altre amicizie o forti pressioni politiche. Metti che a Philippe Mexes questo scenario sia meno gradito del precedente e si liberi come da contratto a parametro zero, mettendosi all’asta per giugno avendo più di un estimatore sia in Italia che all’estero. Mettiamola come vogliamo, ma questo è a oggi uno scenario possibile, concreto, un progetto che potrebbe andare a dama in pochi giorni (se ne sta parlando a migliaia di chilometri da Roma ma stavolta anche da Cape Town) nonostante qualche mal di pancia accusato in corso di due diligence. Metti che davanti a un… buon caffè si sia svelato l’arcano giallorosso.

(martedì 4 gennaio 2011 – Fonte corsport.it)

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