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ARRIVA ANCHE MISTER CELTICS PER LA ROMA!

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 febbraio 2011 a 11:44

(corsport - P.Torri)Dopo il baseball dei Red Sox, il basket dei Celtics. Per chi è pratico di sport professionistico, il top. Perché se prima erano in cinque, dopo la pos­sibile defezione di Arthur Falcone, sono rimasti in cinque. I soci americani che sono a un passo dall’ac­quisto della Roma. Il nome che fin qui era rimasto sconosciuto è quello di James J. Pallotta, 53 anni, socio della Boston Basketball Partners LLC che nel 2002 ha acquistato per circa settecento milioni di dollari la mitica squadra di pallacanestro di Boston, i Celtics, un marchio conosciuto in tutto il mondo, il Boston Garden, i colori bianco e verde, Bill Russel e Larry Bird giusto per citare due fuoriclasse del passato, la più titolata della Nba con 17 titoli, un re­cente passato e un presente tornato ai fasti di un tempo, un nuovo titolo conquistato tre anni fa, i big three, Garnett, Allen, Pierce, ma pure Rondo, O’Ne­al, sì il mitico Shaq, Perkins, che ne fanno pure que­st’anno la grande sfidante dei campioni dei Lakers per una rivalità che negli States ha fatto la storia della Nba e non solo.

NOME NUOVO -E’ lui, mister Pallotta, l’inedito anel­lo della cordata che sta arrivando all’acquisto della Roma. E’ lui che ha spedito, insieme agli altri quat­tro, il grande capo Tom DiBenedetto (che sarà il presidente della Roma), Julian Movsesian, Richard D’Amore, Michael Ruane, le risposte alle ulteriori richieste fatte daRoma 2000per passare a quella fase in esclusiva (durata trenta giorni) che domani, dopo il Cda convocato per il pomeriggio, dovrebbe dare il semaforo verde alla parte finale di una ces­sione che di fatto sta andando avanti da anni.

Mister Pallotta è cresciuto nel quartiere italiano di Boston, studente modello ma anche grande ap­passionato di sport, in particolare del basket che ha praticato da ragazzo, titolare nella squadra Ncaadella University of Massachusets (gioca tuttora al­meno una volta a settimana). Da tifoso, con una car­riera che è concepibile solo negliStates,è riuscito a diventare uno dei proprietari dei Celtics, facendo una carriera da assoluto numero uno nellaTudor In­vestmentsdove oggi dirige il fondo Raptor il cui portafoglio dice undici miliardi di dollari. E’ quasi sempre presente alle partite dei Celtics, più che da socio proprietario da tifoso, in America è finito sul­le prime pagine di tutti i giornali quando, in occa­sione delle finali Nba dello scorso anno, ha litigato duramente con ilcommissionerdella Lega, David Stern, a causa di alcuni arbitraggi che gli erano pia­ciuti poco nella serie finale contro i Lakers (nel ca­so, tenetelo lontano dai nostri di arbitri).

RETROSCENA -Il suo ingresso nella cordata capeggia­ta da DiBenedetto, non è recente, ma è stato quasi dalla prima ora. Solo che finora aveva preferito te­nere il profilo basso e non far conoscere il suo no­me. Ora quando pare proprio che si sia arrivati al­l’atto finale, il suo nome è potuto venire alla luce. Un ulteriore indizio di come la trattativa stia an­dando avanti secondo le aspettative, una trattativa che per molti versi era stata già pianificata nella tre giorni a New York dei vertici di Unicredit di qualche settimana fa. Oltre al nome di Pallotta, non è da escludere che nel prossimo futuro qualche al­tro socio possa affiancarsi ai cinque americani. Il nome di quest’ultimo socio, è anche un’ulteriore ga­ranzia sulla solidità economica del gruppo che è sempre più intenzionato a vestirsi di giallorosso. Domani, come detto, ci sarà il Cda diRoma 2000e poi si passerà alla fase in esclusiva. Parteciperà, ov­viamente, anche la dottoressa Rosella Sensi che ie­ri, forse per non perdere l’abitudine, è stata segna­lata in visita dal dottor Letta. Misteriosi (o no?) i contenuti del colloquio. Di sicuro non hanno parla­to di mister Pallotta.

(domenica 13 febbraio 2011)

AS ROMA, NUOVO SITO E NUOVO SPONSOR TECNICO, NIKE?

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 13 febbraio 2011 a 11:35

(IlRomanista – B.Devecchi) – Non c’era un ultimatum, una deadline, una data di scadenza. Per l’ok alla trattativa in esclusiva con gli americani, il termine fatto circolare nei giorni scorsi – ieri – era puramente indicativo. Comunque, sono arrivate dopo le 22 le integrazioni richieste da Unicredit e Roma 2000 alla Di Benedetto As Roma LLC, la società creata ad hoc per l’operazione. Lunedì potrebbe essere il giorno giusto per il via libera alla trattativa. Il condizionale è d’obbligo, perché il Cda di Roma 2000 non è stato ancora convocato. Saranno i suoi membri, il presidente Attilio Zimatore, Rosella Sensi e Antonio Muto, responsabile per il centrosud di Unicredit Corporate Banking, a dover prendere in esame le integrazioni. Che la banca sia ottimista, o comunque molto tranquilla, lo dimostra un atto che di per sé, apparentemente, dice poco. Ieri, infatti, l´assemblea degli azionisti di Compagnia Italpetroli ha approvato la costituzione di Newco Roma. Immediatamente dopo, è stata avviata la proceduta notarile per la scissione della stessa dalla holding dei Sensi. È in ce, questo, che Unicredit si aspetta nel breve termine l’happy end, il lieto fine della vendita del club. La neonata società sarà infatti titolare del ramo entertainment dell´As Roma. Newco erediterà le quote di controllo da Roma 2000. Tradotto: la proposta di acquisto per l’As Roma dovrà avere ad oggetto Newco. Entro un paio di mesi, la procedura di scissione di Newco da Italpetroli dovrebbe essere completata. I tempi dovrebbero coincidere con quelli della possibile vendita del club agli americani. E non è un caso. Si continua a parlare molto in città del progetto a stelle e strisce. L´idea degli americani è di universalizzare il marchio As Roma. Cambieranno parecchie cose, dentro a fuori Trigoria. Saranno aperti dei Roma point anche al di fuori del Grande Raccordo Anulare, sarà rinnovata la veste grafica del sito internet (la futura versione dovrebbe essere tradotta, si dice, in una decina di lingue), ma soprattutto dovrebbe essere risolto il contratto che lega l’As Roma a Kappa. Gli americani sanno di over andare incontro a una pesante penale, ma intendono tirare diritto. La società avrà uno sponsor tecnico nuovo. Il nome più gettonato, quello che viene dato quasi per certo, è Nike. Per riuscire a vendere il brand giallorosso ovunque, però, il consorzio USA ha bisogno di una squadra competitiva. Ecco perché DiBenedetto & Co. non hanno alcuna intenzione di cedere i gioielli. I pezzi pregiati della rosa. Anzi, l´obiettivo è quello di rafforzare un organico che già adesso è in grado di giocarsela con chiunque. Si parla di una cifra compresa tra i 40 e gli 80 milioni di euro per la campagna acquisti. È una forbice ampia, potrebbe obiettare qualcuno. Il fatto è che molto dipenderà anche dall´esito di questa stagione.

(sabato 12 febbraio 2011)

VENDITA ROMA, QUESTIONE DI ORE

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 12:05

(GazzettaSport – A.CATAPANO) – Stanno andando a dama. Le pedine sono piazzate da giorni, ancora un paio da spostare e oplà, il gioco sarà fatto. Anche ieri, UniCredit e Thomas DiBenedetto sono rimasti in contatto, gli ultimi confronti sulla struttura finanziaria dell’operazione: l’evidenza dei fondi, già garantita dalla banca Piper Jaffray, e la composizione azionaria della società. La consegna dei documenti richiesti da UniCredit – attesa a breve, ormai è solo questione di ore – lancerà ufficialmente l’operazione DiBenedetto: già domani potrebbe scattare la trattativa esclusiva di cessione, e in pochi giorni le parti firmeranno il contratto di acquisto. Che si è in dirittura d’arrivo, lo ha confermato ieri anche Federico Ghizzoni, a.d. UniCredit: «Le trattative vanno avanti bene, c’è molta positività – ha detto a Mf Dow Jones – . Nuovi soggetti coinvolti nell’operazione? Ne leggo tante, ma non corrispondono alle informazioni che ho».
Sono cinque i protagonisti di questo affare, ciò non toglie che in futuro possano entrare nuovi soggetti, un paio, personaggi molto «liquidi» . Non perché ce ne sia bisogno, piuttosto perché conquistati dal progetto DiBenedetto. Julian Movsesian, uno degli investitori già coinvolti, ieri ha raccontato al sito italiansoccerseriea.com. «Ero tifoso del Milan, ora ovviamente lo diventerò della Roma. Gestiremo tutto in Italia, non dagli Usa. Potenzieremo il marketing, e speriamo di poter vincere ancora questo scudetto».
La classifica è quella che è, come la sintonia a Trigoria. Presidentessa triste e solitaria, giocatori sballottati, allenatore che chiede gesti concreti per riacquistare autorevolezza. Un rinnovo biennale, vuole Ranieri. Ma chi glielo firma? La Sensi non può e non gli interessa. UniCredit vorrebbe ma non può decidere da sola. DiBenedetto non è disposto a concedere più di una stagione con clausola rescissoria. Il tempo non gioca a favore dell’allenatore. Se gli americani compreranno in fretta, gli resterà in mano poco e niente. Come si dice, chi troppo vuole nulla stringe. Almeno a Roma.

(giovedì 10 febbraio 2011)

GLI AMERICANI: “SIAMO QUI PER VINCERE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:59

(IlRomanista – D.GALLI) - Se gli americani vogliono l´As Roma, è perché credono in un grande progetto. Pensano di poter vendere questi colori, questo marchio, in ogni parte del globo. Ma il loro quartier generale non sarà in America, da dove pure provengono. Ma a Roma.

«Cosa voglio dire ai tifosi romanisti? Mi auguro quest´anno di vincere lo scudetto». Non è niente male la seconda uscita pubblica di mister Julian Movsesian. Tace DiBenedetto, il futuro possibile presidente della società, si dimostra invece alquanto loquace l´uomo che presiede la Capital Management Strategies Inc. e la Succession Capital Alliance. Movsesian si concede al sito italiansoccerseriea.com. «È tutta la vita - esordisce – che seguo il calcio italiano. Parliamo di oltre 40 anni. Mi piaceva già da bambino. Il Milan era la mia squadra preferita, ma adesso sono un tifoso della Roma». Qualche socio della cordata a stelle e strisce parla italiano, qualcun altro no, dice Movsesian. Che poi rivela «di non avere mai fatto affari prima d´ora in Italia, ma di esserci stato molte volte». In che veste? Facile. Da turista. Come DiBenedetto, peraltro.

Un passaggio molto importante dell´intervista è quello dove Movsesian tratteggia i contorni dell´investimento che lui e i suoi soci si accingono a fare: «Tutto sarà coordinato da Roma. Abbiamo un significativo background in gestione aziendale. Ovviamente, è per questo che abbiamo presentato l´offerta per l´As Roma. Qual è la nostra visione per il club? Vogliamo coltivare e accrescere il marketing globale. Finora, è stato carente».
Vedremo come si articolerà esattamente il progetto americano. Qualcuno dubita addirittura che alla fine sarà questo consorzio a prendere l´As Roma. Per ora, non c´è motivo per dubitare. Al Romanista viene confermata la presenza di un grosso sponsor dietro il consorzio americano. Sono stati fatti due nomi. Uno dei due è un gigante dell´alta finanzia. È George Soros. L´altro è il magnate dell´abbigliamento John J.Fisher. Uno dei suoi marchi, Gap, è sbarcato da pochi mesi in Italia. È fondamentale insistere su un concetto: si tratta di rumors. Rumors fondati, ma pur sempre rumors.

Soros, Fisher o chi altri sia questo soggetto, il concetto fondamentale è uno: questa operazione nasconderebbe delle cifre e un disegno importanti. Ieri, l´ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso la possibilità di una cordata “a geometria variabile”: «Ne leggo tante, ma non mi risulta. Le negoziazioni vanno comunque avanti in maniera positiva». Come tempi ci siamo. Oggi Unicredit e Roma 2000 attendono le integrazioni richieste, tra cui quella sulle identità dei soggetti – quelli che a breve appariranno - che costituiranno la cordata USA. Domani, salvo cataclismi, dovrebbe essere concesso il via libera alla trattativa in esclusiva. Nel frattempo, stando a quello che ieri scriveva Il Messaggero, domani Compagnia Italpetroli dovrebbe votare la scissione a favore di Newco Roma di Roma 2000, la società
che controlla il 67% dell´As Roma e attualmente in pancia alla holding della famiglia Sensi. Una volta completata l´intera operazione – ci dovrebbero volere poco più di due mesi – Unicredit rileverà il 51% di Newco dai Sensi e lo cederà agli americani. Le indiscrezioni sulla presunta mancata
disponibilità di tutti e cinque i membri della cordata (peraltro, non confermate in ambienti finanziari), hanno suscitato nel frattempo qualche preoccupazione in Borsa. Il titolo As Roma, ieri, ha fatto registrare una flessione dello 0,68%, chiudendo la giornata a Piazza Affari a 1,163 euro.

(giovedì 10 febbraio 2011)

GLI AMERICANI SONO GIA’ A ROMA: “DIBENEDETTO FACCI SOGNARE”

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:52

(IlRomanista – D.GALLI) – Americà, facce Tarzan. Quindici anni dopo quella strepitosa pellicola di Alberto Sordi, alias Nando Mericoni, gli americani hanno fatto Tarzan per davvero.

Anzi, hanno fatto Tarzan e pure qualcosa di più. Nel 1969 hanno portato a Roma stars and stripes, stelle e strisce, del sogno americano. Qui all´American University of Rome ti insegnano a coltivarlo. Alla maniera loro, però. Quella dei college, dove lo studente è al centro dell´attività didattica e la città – la nostra città – è la loro classroom. La classe. Qui è il Gianicolo. Il cannone alle spalle, er Fontanone è a due passi, Roma sta là sotto. L´orizzonte è reso rarefatto dall´aria stagnante, figlia di un´alta pressione che da settimane gravita, imperterrita, su Roma. Ma da lassù, da questo stabile metà giallo e metà rosso (sul serio) dove studia un angolo di mondo multirazziale – americani, arabi, sudamericani, indiani, e persino italiani – c´è una visuale pazzesca.

Lontani dai miasmi del traffico capitolino si ha una panoramica decisamente migliore della vita. Della vita, ma pure della trattativa tra Unicredit e Mr. DiBenedetto & Co. All´American University of Rome non c´è uno che non tifi per la cordata a stelle e strisce. Aggiungiamo: ovviamente. Gli americani a Roma esistono. E devono passarsela pure discretamente bene. Perché per sei mesi in questo ateneo ci vogliono seimila euro. «Ma guardi che la retta è molto inferiore a quella dei college USA», si affretta a spiegare miss Maurizia Garzia, l´assistente esecutiva del presidente. Non lo mettiamo in dubbio. E in ogni caso, questa non sembra Italia. Il prezzo è proporzionato a quello che l´università ti mette a disposizione. Una sala computer, giardini dove è possibile studiare nel più assoluto silenzio, aree relax. L´italiano è un´eccezione.

Si parla la lingua degli affari. Del business. Si parla la lingua di DiBenedetto. Del possibile futuro presidente dell´As Roma. «Sì, l´italiano è l´eccezione. Però non pensi che qua siano tutti americani. Vede quello studente lì? Viene dall´India. E quell´altro piegato sui libri? È arabo. Questo è un campus internazionale». Il professor Bjørn Thomassen è la conferma vivente di quello che viene riportato sul depliantinformativo: qui si incontrano uomini e donne di quaranta nazioni. Esattamente come avviene ogni giorno nelle Avenue e nelle Street di New York. Che ci fa in un college americano a Roma un docente danese («sono di Bornholm, un´isoletta nel Baltico, bel posto, tranquillo, ma forse pure troppo») di scienze politiche e antropologia? «Sono arrivato in Italia per amore. Mi sono sposato con una…». Con un´italiana? «No, di più. Con una famiglia romanista». Tanto di cappello, mister Bjørn. «Dico sul serio. Sono in Italia dal ´97, a Roma dal 2003 ma in Curva Sud dal 2001». E due: tanto di cappello. «Pensi. Mio cognato è di Gradisca, in provincia di Gorizia. Sapendo che era uno sfegatato tifoso della Roma, all´inizio della mia permanenza nel vostro Paese gli ho fatto credere, per gioco, che ero laziale. Per anni – Bjørn lo dice sorridendo – mi ha guardato con diffidenza». Per loro – docenti e studenti dell´American University of Roma – la vendita dell´As Roma è una cosa serissima. Più di quanto lo sia in Italia.

E il professor Thomassen ci spiega la ragione. «Per voi il calcio sono solo chiacchiere da bar. Nei Paesi anglosassoni è considerato invece un fattore economico, politico e sociale. Il prossimo semestre il professor SimoMartin terrà qui un corso su calcio e politica. E un nostro studente, due anni fa, usò una tesi sull´organizzazione del tifo laziale per chiedere un dottorato di ricerca a Londra. Lo ottenne». Il pallone fa parte integrante del tessuto cittadino. “Roma è la nostra classroom”, è il motto dell´ateneo. Quindi, per logica conseguenza, lo è anche l´As Roma. «Stiamo tutti tifando per l´offerta americana”, commenta Thomassen. “Se andasse in porto – prosegue – permetterebbe di rafforzare il nostro legame con gli Stati Uniti. I nostri studenti si riconoscono nell´italoamericano DiBenedetto». Ma cosa si sa nell´American University of Rome di questo businessman bostoniano? Ben poco, conferma Thomassen: «Abbia-mo appreso dai giornali che la loro proposta economica è seria. Ci solletica l´idea di fare marketing negli USA attraverso l´As Roma».

Per i docenti, DiBenedetto è un´occasione di crescita. Per gli studenti, è l´uomo che può far restare grande l´As Roma. La pensano così l´italianissima Giulia («scriva che sono una fan sfegatata di Borriello, ma che per me ogni cosa viene dopo Totti»), l´ex americano Orfeo («sono italiano, ma ho vissuto fino a 17 anni negli States») e la russa Lia, che ha scelto di venire a studiare a Roma da Mosca, dove viveva, perché Roma – anzi, l´As Roma – ce l´ha tatuata sulle spalle. E nel cuore. A questa appendice italiana della cultura made in USA è ignota l´identità di Mr. DiBenedetto. Ma è ignota anche quella del loro futuro presidente. Già, perché l´attuale numero uno dell´American University of Rome, Andrew Thompson, è ad interim. «Presto ci saranno nuove elezioni. Noi sapremo chi sarà il prossimo presidente solo a cose fatte», ci dice miss Garzia. Vabbé, ma chi sono i candidati? «Non si sa. È un´informazione confidenziale». Ci risiamo. Era confidenziale il numero dei possibili compratori americani dell´As Roma, e figuratevi se non erano confidenziali i loro nomi. «È tutto confidenziale negli Stati Uniti. La privacy ha un valore fondamentale», chiarisce sorridendo miss Garzia. E comunque non è vero che nessuno sappia chi sia DiBenedetto. «Uno dei componenti del nostro Cda dovrebbe essere in contatto con lui». Ad Andrew Thompson, sangue britannico, dello Yorkshire per la precisione, moglie e figli italiani («Luca, 6 anni, mi ha già chiesto una maglietta romanista») e trascorsi da baby tifoso del Leeds United, scintillano gli occhi. Un futuro americano per l´As Roma sarebbe il massimo per l´American University of Rome. «Sapevamo – dice Thompson – della passione di DiBenedetto per lo sport e del suo rapporto con i Boston Red Sox. Alla luce dell´investimento non indifferente e delle sue origini italiane, ci farebbe piacere conoscerlo. Magari potrebbe venire anche ad assistere a qualche partita delle nostre squadre». L´università ne ha due: gli “Wolves” per gli uomini e le “She Wolves”, per le ragazze in tacchetti e gonnella. Thompson ha un´idea: «Si ventilava la possibilità di offrigli una carica onoraria del nostro ateneo. A maggior ragione, se davvero venisse a vivere a Roma». Eh già, sarebbe un dream, per i romanisti. Ma lo sarebbe anche per questa università arrampicata su San Pietro. Sarebbe l´american dream.

(giovedì 10 febbraio 2011)

UNA CHAMPIONS DA PROTAGONISTA

Inarticoli as roma, as roma, vendita società as roma su 10 febbraio 2011 a 11:43

(Il Messaggero – R. DIMITO) - Integrazioni richieste da Unicredit. Tradotto in parole povere la ”DiBenedetto As Roma llc” guidata da uno degli azionisti della Red Sox, vuole rafforzare la società giallorossa per competere nei prossimi cinque anni nella vecchia Coppa dei Campioni. Come, quando? Nella parte riguardante il piano industriale non si fa cenno ai nomi dell’allenatore nè dei giocatori. Non lo richiedeva Unicredit che invece ha preteso precise garanzie sull’oggi e soprattutto il domani. Eccole, come Il Messaggero è in grado di rivelare. Sono contenute nelle 70 pagine più gli allegati. DiBenedetto & c in tandem con Unicredit vuole acquistare il 67% della Roma secondo la proporzione del 60% agli americani e il 40% di Unicredit: per la partecipazione la somma offerta sarebbe di 77 milioni, di cui quindi 46,2 milioni versati dagli Usa, 30,8 milioni da piazza Cordusio. Questi i termini della proposta d’acquisto che comprende, però, anche il marchio e Trigoria, valutati e da pagare a parte: circa 15 milioni per entrambi gli asset. Vediamo.

Dal 2007 il brand è stato trasferito alla Soccer sas, una società in accomandita semplice, un particolare tipo di società di persone caratterizzato da due categorie di soci. La As Roma è il socio accomandante, cioè risponde delle obbligazioni limitatamente alla propria quota, possiede il 97,4%; la Brand management srl partecipata con pacchetti uguali da Dao Consulting Srl (di proprietà di Stefano Dealessi e Edoardo Ottaviani) e da Maria Cristina Sensi, è il socio accomandatario, al quale è riservata l’amministrazione e ha il 2,6%. Quanto al centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria, il proprietario è Banca Italease, l’istituto di leasing del Banco Popolare, il quarto gruppo bancario italiano (guidato da uno dei più prestigiosi banchieri in circolazione, Pierfrancesco Saviotti, interista di fede e consigliere del club neroazzurro) che ha concesso una locazione immobiliare come società utilizzatrice alla As Roma real estate, controllata da Roma 2000, lo stesso padrone del club giallorosso. Come tutti i leasing, l’utilizzatore, cioè As Roma real estate ha un diritto di riscatto alla scadenza del contratto (fine 2020) dopo aver pagato le rate e il riscatto: in tutto 21,7 milioni, di cui gli ultimi 7, da versare a dicembre di quell’anno, come riscatto.

L’offerta di DiBenedetto prevede un prezzo pari al cosiddetto nav, cioè il valore della società al netto dei debiti. Complessivamente quindi fra il 67% della squadra, il marchio e Trigoria il prezzo di americani e Unicredit si aggira a 92 milioni circa, dei quali circa 55 milioni a carico di DiBenedetto & c, poco meno di 37 della banca. Passando di mano la maggioranza di una società quotata, in base alla legge Draghi, i nuovi acquirenti sono tenuti a lanciare l’opa sul 33% sparso sul mercato: il prezzo dell’offerta sarebbe stato stimato attorno a 40 milioni. Il prezzo definitivo dipende dal calcolo del valore dei titoli del club in un periodo di tempo precedente il varo dell’offerta. Per maggio, il 100% della As Roma dovrebbe essere detenuto dagli Usa e da Unicredit, secondo una tabella di marcia per la quale l’esclusiva di 30 giorni ai nuovi soci potrebbe finire a metà marzo. Quando partirà l’iter dell’Antitrust e della convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi vertici (seconda metà di aprile). DiBenedetto dovrebbe essere il presidente. Il futuro. I nuovi padroni sono pronti a ricapitalizzare il club con 80 milioni in due tempi. Subito 40 milioni, in un secondo tempo – un paio d’anni – altra ricapitalizzazione da 40. Sempre che per esigenze specifiche, non si scelga di varare rafforzamenti patrimoniali in più tranche. Sempre per 40 milioni. DiBenedetto vuole giocare in Champions league per cinque anni. Ma il piano industriale ha obiettivi ambiziosi anche per le attività extracalcistiche. Il fatturato, come risulta nell’offerta, dovrebbe crescere nei prossimi cinque anni dagli attuali 130 a 180 milioni. Quattro i filoni di sviluppo: riempire al massimo lo stadio; potenziare il sistema di sponsorizzazioni e eventi (Trigoria polo di meeting); sviluppo del merchandising con una campagna di sensibilizzazione sul marchio per tenere alla larga i prodotti ”taroccati” e la rete internazionale sui vivai calcistici. Un programma ambizioso che DiBenedetto vuol sviluppare avendo al fianco Unicredit con cui sarà stipulato un ”patto”. «Le negoziazioni vanno avanti bene, sono sempre positivo», ha detto ieri Federico Ghizzoni. Ma negli accordi con gli americani spunta una novità: la banca si impegna a rimanere col 5%, dopo aver ”sindacato”, cioè ceduto il 35% a qualche altro partner sul quale dovrà esserci il ”gradimento” degli Usa: questa preferenza si manifesterà in relazione allo sviluppo dei business extracalcistico.

(giovedì 10 febbraio 2011)

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